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  1. Guido Nannariello Rispondi
    L’articolo di Viesti, come sempre, è interessante. Sul tema sarebbe utile ascoltare anche l’autorevole opinione di altri economisti. Tra 2000 e 2015 la Spesa pubblica si è espansa soprattutto in previdenza e assistenza (+137 mld +70,1%) a danno di tutto il resto, tra cui gli investimenti che hanno fatto registrare un misero +1,7 mld (+4,8%). Si è preferito tutelare i diritti acquisiti di una generazione rinunciando agli investimenti di cui avrebbe avuto bisogno la generazione seguente. E’ un dualismo generazionale, prima che territoriale, nel quale le parole chiave sono “crescita”, “produttività”, “efficienza” prima che “spesa/pro-capite” e “nord/sud”. Come ben descritto nel Rapporto, gli investimenti vanno a rilento anche quando le risorse ci sono.
  2. naldini Rispondi
    Osservazioni interessanti, come al solito, ma la questione forse più rilevante ancora è che la riduzione della spesa in conto capitale è andata a sostenere quella corrente e non ha ridotto l'indebitamento. Questo senza troppe differenze tra nord e sud. E' un percorso insostenibile e che rimanda all'incapacità di fare scelte strutturali sulla spesa pubblica, che rimane in larga parte inefficiente e votata al consenso a breve termine.Quindi la questione è quale spesa corrente tagliamo per aumentare gli investimenti?