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  1. Giovanni Rispondi
    Interessante la questione del ringiovanimento dei board aziendali, quale potrebbe esserne la ragione? Per il resto noto che un gran numero di donne legge e commenta gli articoli de "la voce"
  2. Giovanni Rispondi
    Nel preferire, in caso di pari merito, la donna all'uomo vedo il favorire un individuo rispetto ad un altro in base a un dato casuale. Lei mi dirà che questo indurrà più donne a intraprendere carriere manageriali, ma a me non piace molto che qualcuno imbocchi una certa strada confidando in un privilegio. D'altra parte, oggi molte più donne frequentano l'università con risultati spesso più brillanti dei maschi e nelle facoltà da loro preferite presto la situazione potrebbe ribaltarsi.
  3. Alfredo Rispondi
    Ho sempre ritenuto le cd quote di genere una forzatura, in qualunque ambito esse si applichino. Mi pare sia il solito miscuglio di vittimismo, complottismo e politicamente corretto. In realtà nessuno, ritengo, abbia interesse a scoraggiare l'ingresso delle donne nel mondo accademico qualora esse dimostrino capacità e motivazioni pari ai colleghi uomini. E questa storia delle volgarità proferite ai loro danni francamente mi pare non azzeccarci nulla...
    • Mauro Rispondi
      Nell'articolo provo a sostenere che le quote (come altre misure di "azione postitiva/affirmative action") possono essere valutate sulla base degli obiettivi che intendono perseguire e sulle possibilità concrete che hanno di raggiungerli.
      • bob Rispondi
        ..gli obiettivi si raggiungono se uno è maschio o femmina?
  4. bob Rispondi
    le cose tristi sono 2: che in un paese si parli di quote rosa e posti riservati alla donne. Poi si confonde la laurea o lo studio con la cultura due cose ben diverse. In questo Paese c'è un bisogno enorme di cultura prima ancora che di inutili pezzi di carta, graduatorie farlocche e via dicendo. Il solo pensare che in una qualsiasi istituzione X% è riservato alle donne è la più grave offesa che si può fare al genere umano... il picco più alto di una stupidità assoluta. Da queste mentalità si generano altri atteggiamenti come la chiusura mentale, la scarsa curiosità, l'attrazione solo per cose effimere, razzismo e paura di chi non è uguale a Te. Un profondo Medioevo
  5. Luca Ba Rispondi
    Non ho capito il senso dell'articolo, qualcuno punta una pistola alla testa ad ogni matricola donna per non farla iscrivere alle facoltà scientifiche? Non credo proprio in alcune facoltà sono la maggioranza (medicina) in altre l'assoluta maggioranza (psicologia) è ovvio che saranno più numerose le ricercatrici e le professoresse in questi ambiti. Non è che semplicemente molte donne non sono interessate a fare un determinato ciclo di studi? Direi che più importante del genere il problema attuale nelle università sia di classe sociale di provenienza ma questo ovviamente non interessa a nessuno.
    • Mauro Rispondi
      Gli squilibri di genere nei ruoli apicali dipendono in parte (come suggerisce lei) dalle scelte di studio e in parte dal fatto che (per diverse ragioni) la "tubatura perde". Le scelte di studio e la perdita della tubatura, a loro volta, dipendono molto da attitudini culturali e aspettative nei confronti di carriere e competenze che richiedono l'uso della matematica. Attitudini e aspettative che però non sono immodificabili.
  6. Savino Rispondi
    L'università ha, anzitutto, un problema di classi sociali. Adesso, i professori universitari si auto-annoverano tra quelli che vanno a fare la fila alla Caritas, dimenticandosi dei concorsi truccati, dei nepotismi e delle prepotenze varie. Lo sciopero che stanno portando avanti è cosa assai grave ed eversiva per il sistema istituzionale e socio-economico di questo Paese. E' il colpo di grazia che viene dato alle giovani generazioni e a coloro i quali sono capaci e meritevoli, pur se non agiati. I nostri pessimi ed autoreferenziali atenei non contribuiscono nè a risolvere la crisi nè a creare la futura classe dirigente. Auspico un intervento delle famiglie, che, pagando le cospicue rette, mantengono la baracca, per frenare le devianze e gli istinti zuzzerelloni dei professori universitari.
    • Marcello Romagnoli Rispondi
      Signor Savino, le ricordo che il diritto di sciopero è riconosciuto dalla Costituzione Italiana quindi non lede nulla, anzi è una affermazione di libertà per tutte le categorie (se lo vieti a una poi aprire la strada a vietare il diritto a tutte). Veda inoltre di essere meno maleducato dando dello zuzzerellone ad altri, anzi mi stupisco che, viste le regole, il suo post sia stato pubblicato! Forse il moderatore è sulla sua stessa linea?
      • Savino Rispondi
        Dia uno sguardo alle inchieste di Firenze su ricercatori e abilitazioni