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  1. Francesco Rispondi
    Non sono d'accordo con uno dei punti dell'articolo, i contratti a tempo determinato non credo proprio che siano stati creati per una prima valutazione del dipendente, per questo da sempre c'è il periodo di prova, ma proprio per esigenze di impiego temporaneo. Se potessi dare un suggerimento farei costare leggeremte meno i contratti a termine che non vengono rinnovati (a posteriori, magari con uno sgravio dopo un anno) e aumenterei di molto il costo di quelli ripetitivi, anche del 20-30%, a mio parere avrebbe un effetto migliore degli sgravi tout court per le assunzioni a cui sta pensando il governo
  2. bob Rispondi
    ..comprendo i compitini in classe, ma la realtà è ben diversa sia attuale e sia quella futura. Io per dirla con una battuta dico " che il peggio deve ancora venire". 40 anni di immobilismo e nanismo politico lo pagheranno almeno 3 generazioni
  3. Michele Rispondi
    Le statistiche italiane sulla disoccupazione alimentano solo la confusione. Quello che conta è U6 come calcolato da BLS negli USA e cioè: disoccupati + scoraggiati + marginally attached workers + lavoratori part-time involontari. Questi sì che un indice del disagio economico sociale realmente vissuto dalla gente.
  4. Marco Schultze Rispondi
    I miei nipoti di 27 e 25 anni non hanno mai trovato un lavoro stabile più duraturo di qualche mese e sempre con forme di retribuzione al limite del lecito. Negli ultimi tempi subiscono forme contrattuali ridicole, a volte della durata di 3 giorni per volta. Stanno accumulando pochissimo o niente per la futura pensione. Mi pare che ci sia ben poco per essere ottimisti. Almeno in questa area (canavese e nord piemonte) la crisi occupazionale dei giovani diventa sempre più drammatica, e c'è da tremare per il futuro se l'automazione robotica peggiorerà ulteriormente le cose