logo


  1. Maurizio Cocucci Rispondi
    Leggo che molti, correttamente, citano il basso livello degli investimenti. Giusto, ma attenzione a non sottovalutare i dati emersi in quanto quelli tendenziali vedono una crescita complessiva del 2,6%, di cui un +40% (arrotondato) in mezzi di trasporto e +1,2% in costruzioni. Io questo lo leggo moderatamente positivo, tenendo conto della peculiare dualità della economia italiana che vede differenti trend regionali. Inoltre da tenere presente che sebbene si ripeta spesso che siamo la seconda manifattura in Europa, questa incide il 15% circa del PIL contro il doppio della Germania. I tre quarti il PIL è rappresentato oramai dal settore dei servizi.
  2. Henri Schmit Rispondi
    L’ottima analisi fa emergere, a mio modesto parere, uno scenario preoccupante: “Mentre la ripresa dei consumi è grosso modo in linea con quelli dei decenni precedenti, la crescita degli investimenti e delle esportazioni è meno della metà ... Questo rallentamento è particolarmente grave per gli investimenti, non per le esportazioni.... Mentre persiste l’anomalo boom delle importazioni.” Conclusione: in un mercato comune, con una sola divisa, in un contesto di globalizzazione, l’Italia non è un paese dove conviene investire, né per gli imprenditori locali che delocalizzano né per i capitali esteri attratti da prospettive remunerative e sicure. L’incertezza e l’insicurezza, le complicazioni e le lentezze inutili, il rischio di truffe e di minacce estorsive, l’illegalità diffusa, contano più della fiscalità non proprio competitiva. Non basta, come l’azione dei governanti fa temere, cavalcare la ripresa internazionale; bisognerebbe invece creare le condizioni che favoriscono l’investimento privato a lungo termine: “jobs act, decontribuzione, irap, iperammortamento, riduzione ires etc “ non sono come sostiene un commentatore “regali inutili alle imprese”, ma non bastano. Anche le misure a favore del consumo non sono sbagliate in assoluto, ma partono dal lato sbagliato: servono per dopare l’economia a fini elettorali e autopromozionali dei governanti, ma non fanno che accentuare l’impoverimento di un paese vecchio, passivo, consumatore, indebitato, servo.
    • bruno puricelli Rispondi
      Diagnosi ampia ed apprezzabile. Cosa ne pensa se con un escamotage tipo "Uovo di Colombo" generassimo 15-16 mlds gratis l'anno per 30 anni? Noi disponiamo (forse meglio disporremmo) delle risorse per tale booster. La mia preoccupazione rimarrebbe per il fatto che, come Lei rimarca, gli italiani ed i nostri politici/dirigenti saprebbero spenderli senza cambiare granché col popolo spettatore magari contento di condividere una parte della torta nell'mmediato. La possibilità c'è (ci sarebbe)! Le chiedo cosa pensa circa 15 mlds l'anno "fabbricati" su un sottostante ?
      • Henri Schmit Rispondi
        Non capisco l'idea della cripto moneta. Sono diffidente. 20 fa speravo che l'Italia sapesse sfruttare i tassi bassi procurati dall'euro. Il QE di Draghi è sostanzialmente una seconda chance. Forse riusciamo a sprecare anche questa.
    • bob Rispondi
      ..quando accetteremo di capire che questo non è assolutamente un Paese esportare e che la differenza in ogni caso e in ogni Paese la fa la vitalità del mercato interno, allora forse si arrivva al problema. Inoltre quando avremo la bontà di riacquisire un pò di memoria e ci ricorderemo che sono oltre 40 anni che non si fanno progetti politici e politiche lungimiranti ( il becero localismo ha preso sopravvento sul sistema-Paese) forse si potrà ripartire, avendo però sacrificato sull'altare dei mediocri almeno 3 generazioni. Si va avanti a spot elettorali, statistiche di fasulla intepretazioni etc
  3. Michele Rispondi
    Quello che manca sono gli investimenti. Con conseguenze a lungo termine sulla competitività del sistema italia. Tanti regali alle imprese (jobact, decontribuzione, irap, iperammortamento, riduzione ires etc etc) sono serviti a nulla: contributi tesaurizzati, portati a patrimonio dell'imprenditore, aziende vendute a compratori esteri, in italia pochi posti di lavoro nuovi è prevalentemente precari.
    • Alessandro Pescari Rispondi
      Alle imprese non è stato regalato proprio nulla. Le timide riduzioni accennate, non sono altro che un giusto riequilibrio di una tassazione eccessiva e senza pari (vd. IRAP) rispetto ai ns. competitor. Infine, occorre ricordare che oltre il 90% delle imprese italiane sono rappresentate da micro-pmi, per cui vedo difficile un trading elevato di aziende a non meglio precisati acquirenti esteri.
      • Michele Rispondi
        Le micro-pmi chiudono. Le medie vivacchiano. Le grandi sono vendute a gruppi stranieri con molta più voglia di intraprendere, molta più organizzazione, più competenze etc. Alle imprese italiane il job act ha proprio regalato (non c'è termine più appropriato) 20 mld in 3 anni, tutti pagati dai contribuenti italiani i.e. principalmente lavoratori dipendenti e pensionati. In cambio il sistema italia cosa ha ottenuto: investimenti-25%, pochi posti di lavoro aggiuntivi e principalmente precari. Questi sono i dati di fatto. Tutto il resto è propaganda
  4. bruno puricelli Rispondi
    Pagando meno per denaro , tasse, corrente elettrica ecc., tante imprese del nord esportano a prezzi competitivi molti loro prodotti nei loro supermercati e sono di qualità accettabilmente buona. Se non si trova un booster consistente non vedo come ne usciremo. Certamente non con patrimoniali e elargizioni. Il gruppo di testa si allontanerà sempre di più nonostante i lavoratori italiani lavorino come e forse più che in quelli del nord. Quali proposte si possono avanzare per un efficace booster? Pensiamoci, speriamo che qualcosa venga a mente.Una provocazione... una cripto moneta italiana che ci affranchi dallo spread per almeno 10 anni sarebbe sufficiente se fosse consentito dalla UE?
  5. Loredana Rispondi
    Mi chiedo a che cosa si riferisca l'aumento della spesa pubblica: se ad inefficienza del sistema pubblico, se alla contrazione degli investimenti, se alle nefaste conseguenze della finanza creativa degli ultimi 20 anni. Chiarire questa voce potrebbe dare elementi informativi maggiori sulle responsabilità e sulle cause di questo dato negativo. Ed eviterebbe di alimentare un generico astio nei confronti di tutto ciò che è pubblico.
  6. Marcomassimo Rispondi
    Se tutti i paesi vogliono esportare e non vogliono importare forse la competitività sale ma nella collettività globalizzata dei paesi è un gioco a perdere in cui hanno tutti una crescita stentata, non c'è la piena occupazione i salari non salgono; così non si capisce chi la ripresa la dovrebbe sospingere; invece paesi che hanno un surplus corposo come l'Italia e soprattutto come la Germania o la Cina dovrebbero importare di più aumentando i salari; inutile offrire beni a prezzi sempre minori che poi tanto la gente non compra lo stesso
  7. Giuseppe Lupoi Rispondi
    sbaglio o l'aumento delle importazioni vuol dire che la vulgata "abbassiamo le tasse così aumentano i consumi (interni) " ha poca solidità?
    • francesco daveri Rispondi
      dai datisi vede che i consumi delle famiglie non sono andati poi tanto bene. Quindi ridurre le imposte sui redditi avrebbe la sua ragione d'essere. Certo, se poi i consumatori decidono di acquistare prodotti esteri, il Pil beneficia meno di quanto potrebbe.
      • Maurizio Cocucci Rispondi
        Occorre tenere in considerazione che molti beni, anche di base, vengono prodotti all'estero, così oltre ad esempio ad alcuni modelli di autovetture, che come sappiamo pur facenti parte di un gruppo che erroneamente si considera ancora italiano, la produzione è però fatta all'estero e quindi ad ogni vendita corrisponde una importazione. Abbiamo poi abbigliamento, calzature, anche generi alimentari che sono realizzati all'estero anche se fanno capo ad un marchio italiano e la cui variazione del consumo finale ha quindi diretta influenza sulle importazioni.
  8. Savino Rispondi
    E' impossibile avere crescita sostenuta senza alti livelli di produttività e senza professionalità impeccabili dal punto di vista formativo. La flessibilità del lavoratore deve essere indirizzata sul piano motivazionale e incentivata nel salario, mentre agli imprenditori è richiesto di fare da tutore del neo assunto, investendo nella sua formazione.