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  1. Albatro Rispondi
    ...e poi in questa estate d'inferno avete visto una campagna nazionale seria contro il lancio di sigarette ?
  2. Albatro Rispondi
    I Vigili del Fuoco, che hanno da sempre avuto un ruolo da protagonisti nell’attività di antincendio boschivo anche se con priorità sugli incendi di interfaccia, potranno comunque usufruire di tutto il flusso informativo e di competenze in capo ai Carabinieri Forestali e a quelli della Territoriale. La concentrazione di tutte le competenze ai Vigili del Fuoco consentirà ben presto di gestire al meglio sia la fase di coordinamento delle forze aeree e a terra che quella di spegnimento attivo delle fiamme. I Carabinieri Forestali potranno concentrarsi con molta più efficacia all’attività di prevenzione e di repressione dei comportamenti che danno luogo allo sviluppo incontrollato delle fiamme. Il processo di decentramento amministrativo, che negli ultimi quarant’anni ha caratterizzato il nostro Paese, non mi sembra che sia stato in grado di conservare, migliorare e valorizzare il patrimonio naturale così come si auspicava il legislatore. Gli interessi locali molto spesso hanno prevalso su quello collettivo sacrificando in molti casi le bellezze naturali. Le riserve naturali statali gestite dagli Uffici della Biodiversità ora del Comando Tutela per la Biodiversità dell’Arma dei Carabinieri sono un bell’esempio di come lo Stato possa preservare e valorizzare un patrimonio che deve rimane a disposizione di tutta la collettività. Quello della militarizzazione è solo una questione di status che incide solo sulla sfera dei diritti e doveri del dipendente e non già sulle sue competenze e sulla sua professionalità nel settore ambientale che rimangono una priorità per questa specialità dell’Arma.
  3. Albatro Rispondi
    Ritengo che sia assolutamente da non condividere l’assioma per cui la causa di questo incendio di 3000 ettari sulla montagna del Morrone sia colpa della legge Madia per le seguenti ragioni: Durante lo scorso inverno sul nostro Paese è mancato l’80% dell’apporto idrico tipico di questa stagione, soprattutto in termini di manto nevoso che rilascia lentamente l’acqua nel sottosuolo; È falso sostenere che questa estate è stata come quella del 2003, basta andare a vedere i dati meteo storici; sul Morrone vi è stato solo un episodio piovoso significativo il 12 agosto, basta guardarsi in giro tra i monti di colore ormai bruno che caratterizza tutto l’arco appenninico per rendersi conto di quale stress idrico siano stati sottoposti i nostri boschi in quest’estate; tutto materiale altamente infiammabile in attesa anche di un banale innesco per sviluppare tutta la sua energia potenziale. Gli ex CFS intervenuti sull’incendio sono quantitativamente e qualitativamente gli stessi sia come Carabinieri Forestali che come Vigili del fuoco (circa 200 tra GdF, PS e MIPPAF); gli attori sono quelli di sempre, ma la legge Madia ha stabilito in maniera ben definita gli ambiti di competenza evitando sovrapposizioni e conflittualità tra Amministrazioni. L’esperienza di coordinamento maturata dagli ex CFS non si è dispersa, ma è stata messa a disposizione dei Direttori Operazioni di Spegnimento dei Vigili del Fuoco che ora possono pienamente gestire sia l’azione di coordinamento di tutte le forze antincendio che quella di spegnimento attivo delle fiamme con i mezzi aerei e a terra. I Carabinieri Forestali, non più D.O.S., ora possono dedicarsi pienamente ai compiti di polizia giudiziaria nel perseguire i reati ambientali, soprattutto contro la delinquenza organizzata che sempre più spesso si cela dietro gli incendi boschivi. Inutile stare a sottolineare i risvolti benefici dal punto di vista operativo che derivano da essere divenuti parte attiva nell’Arma. E’ vero: non ci si improvvisa in questi interventi, ma quello delle carenze sull’organizzazione del volontariato in Abruzzo non può essere un problema da attribuire alla legge Madia. In molte altre regioni il volontariato sugli incendi è una realtà di tutto riguardo. Solo chi ha avuto modo di cimentarsi con il Morrone sa di quali difficoltà e insidie sia costituito questo rilievo di tutto rispetto (2100 s.l.m.) con poche strade sterrate e qualche sentiero in più in alta quota. Quando le fiamme sono spinte dal vento in poche ore possono percorrere chilometri nei boschi arsi e altamente infiammabili radicati in terreni acclivi, impervi e spesso impraticabili. Con un’Italia che brucia dal nord al sud su tutto l’arco appenninico quanti aerei dovrebbe avere la nostra flotta per poter affrontare adeguamento ogni singolo incendio Questa è una domanda che sarà sempre più insistente nei prossimi anni nel volgere di questo cambiamento climatico. La militarizzazione di un Corpo può essere un problema di status per i suoi dipendenti, ma non si può sostenere che ne diminuisce la sua capacità funzionale e d’intervento anzi una ben precisa definizione dei diritti e dei doveri costringe tutti i militari di vario grado alle proprie rispettive responsabilità. Nel CFS questo aspetto non è stato mai propriamente affrontato, basti pensare che dal 1948 al 2016 non è mai stato in grado di dotarsi di un Regolamento di Servizio e di un Regolamento di Disciplina.
  4. maria angioni Rispondi
    Ci sono anche altri fattori di rischio assolutamente trascurati a livello istituzionale, e ignorati da parte della popolazione: emissioni dal terreno o da attività umana di idrogeno solforato, gas altamente infiammabile ed esplosivo, e uso di manufatti contenenti sostanze derivate chimicamente dal petrolio come il poliuretano, si pensi ai materassi in "lattice" e al retro dei frigoriferi
  5. Lorenzo Sallustio Rispondi
    Ottima panoramica e contributo, che dovrebbe stimolare ad una riflessione profonda. Il bosco, il capitale territoriale più esteso del nostro Paese, da opportunità (economica, sociale, ambientale culturale ecc.) a "problema"... serve un cambio di paradigma che parta dal rimettere al centro della politica e panificazione territoriale le risorse ambientali, che non possono più essere considerate come 100 o 50 anni fa.
  6. michele procida Rispondi
    Grazie. Illuminante. Mi permetto di proporre uno spunto ulteriore: quanti incendi sono causati da sigarette gettate da auto o treni in corsa? Anche le sigarette autospegnenti continuano a bruciare per circa venti secondi e quindi possono incendiare il bordo strada o linea ferroviaria e da lì propagarsi. Con danno "diretto" ai boschi attigui e "indiretto" perché suppongo che l'intervento dei mezzi antincendio lungo le vie di comunicazione sia prioritario per garantire la circolazione, a discapito di incendi lontani da esse. Perché allora non investire anche in campagne di sensibilizzazione - verso fumatori negligenti ma certo non dolosamente incendiari - lungo le strade, sui treni e sulle radio e canali TV della RAI? Costi esigui (in particolare per le campagne sui canali RAI, nelle stazioni e sui treni) e aumento della consapevolezza, e quindi della sensibilità al tema, generale. Grazie.
  7. Savino Rispondi
    Come riferisce il procuratore di Sulmona Giuseppe Bellelli, dietro ai roghi ci sarebbe un unico piano criminale, dovuto “o a rancori o a interessi”. L'aspetto "interessi" mi pare sia stato, spesso, approfondito in varie sedi ed ha profili che risiedono nella criminalità organizzata e nella speculazione edilizia e delle concessioni demaniali. Vorrei maggiormente concentrarmi sull'aspetto "rancori". Il CFS era diventato un peso per il nostro ordinamento, con spese eccessive per il mantenimento capillare delle caserme e degli arruolati e zero costrutto in termini di protezione delle risorse naturali. Negli anni precedenti il patrimonio boschivo italiano veniva distrutto ugualmente e nessuno alzava un dito. L'appartenenza al CFS ha assunto un'alea di autoreferenzialità e di privilegio inaccettabile ed offensiva nei confronti dei cittadini italiani, in particolare di quelli che versano da tempo in difficoltà economiche. Il comparto sicurezza deve dare sicurezza a tutti i cittadini e non a chi lo compone. Per tutti questi motivi, i governanti, al di là del colore politico, che hanno deciso di smantellare il CFS, hanno operato una decisione giusta e saggia, che bisognerebbe estendere fino a formare un corpo unico nazionale di polizia.
    • Gianluca Rispondi
      Perfettamente d'accordo. Il CFS non è stato smantellato: continua ad operare alla stessa maniera ma sotto l'Arma dei Carabinieri. Continuare ad insinuare che il "passaggio" avrebbe prodotto esiti catastrofici su incendi, sicurezza alimentare e (prima o poi qualcuno lo dirà) bracconaggio, è solo strumentale e volto a screditare una riforma sacrosanta, obbligatoria (avevamo una procedura d'infrazione sulla testa) e che è in effetti incompleta. Andrebbe riorganizzato tutto il comparto sicurezza fino ad avere un'unica forza di polizia, certamente strutturata con varie prerogative (forestale, finanziaria, ecc...), ma UNICA, così come previsto dalle norme europee.
    • Pippo Rispondi
      Forse confonde, come quasi tutti, il cfs con gli operai forestali REGIONALI. Il costo del CFS era totalmente coperto dalle sanzioni e dai provvedimenti che comminava, di conseguenza nessun peso x le finanze, contava neanche 8.000 addetti in tutta Italia. L'accorpamento del CFS, oltre a militarizzare forzatamente personale civile, ha contribuito a peggiorare i danni da incendi verificatisi questa estate. Il tutto per un risparmio di 130 milioni in 3 anni, quando un taglio ai costi della politica avrebbe prodotto risparmi per 400 milioni all'anno.
      • Savino Rispondi
        Sono due grossi problemi
      • Fabio Rispondi
        Magari.... 130 milioni di risparmio sono per tutta la riforma Madia. L'accorpamento del CFS probabilmente non ha portato alcun risparmio, anzi... come confermato a suo tempo dalla Ragioneria Generale dello Stato,
  8. Grazia Saldi Rispondi
    Mi risulta che già in passato gli incendi boschivi li spingevano i vigili del fuoco~