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  1. Alessandro Rispondi
    Innalzare l'etá d'obbligo significa costringere alunni problematici a stare in gabbia per altri due anni arrecando danni a sé stessi (frustrazione, perdita di tempo da dedicare al lavoro o al suo apprendimento, sfiducia nelle istituzioni) e alla comunità scolastica (gli altri alunni, il personale) a fronte di un improbabile miglioramento della loro istruzione-motivazione-autostima, a meno che non aumentino i fondi. Ma i governi degli ultimi vent'anni hanno praticato risparmio ossessivo sulla scuola, non credo quindi in un cambio di tendenza. Vista la scarsità di risorse fisiche e umane con cui lavoriamo ritornerei all'obbligo di otto anni d'istruzione.
  2. Luca Cigolini Rispondi
    Faccio parte del "parco insegnanti". Posso assicurare che questo, nonostante dichiarazioni mirabolanti di assunzioni in massa, non è sufficiente per le attuali necessità. Questo è il motivo per cui la scuola soffre di "supplentite" (che evidentemente non è stata curata a sufficienza). Se si considera che (per scelte politiche, di risparmio) le classi sono sempre più affollate, in modo da ridurre la necessità di docenti, si capisce che l'ipotesi di un innalzamento dell'obbligo scolastico non risponde certo a logiche di incremento delle assunzioni. Per questo scopo basterebbe assumere tutti i docenti che servono e ridurre il numero di studenti per classe, ottenendo evidenti benefici per gli studenti stessi: continuità didattica e maggior attenzione ai singoli. Mi chiedo quale argomento possa sostenere l'ipotesi, salvo una generica dietrologia.
  3. enzo Rispondi
    Qual'è il vero motivo di questa proposta? Innalzando l'obbligo scolastico innanzitutto si garantisce al parco insegnanti una maggior tutela dei posti di lavoro a fronte degli abbandoni nelle scuole superiori "facoltative". In secondo luogo si riduce magicamente la popolazione attiva in quanto tutti coloro che sono compresi tra i 15 e i 18 anni e non sono iscritti a nessuna scuola attualmente fanno parte della popolazione attiva , quindi occupati, disoccupati o inoccupati. L'effetto sulle statistiche del lavoro sarebbe bellissimo senza nemmeno il bisogno di creare un solo posto di lavoro. Un'ultima osservazione : nel nostro paese si fanno solo misurazioni quantitative:quante ore si lavora, quanti anni si studia a nessuno interessa quanto si produce o quanto si impara.
    • bob Rispondi
      .soprattutto c'è un uso smodato di dati e statistiche...in un Paese con picchi di analfabetismo del 20%
  4. giuli 44 Rispondi
    Se un ragazzo va in classe come a scontare una condanna ha senso allungargli la "pena" di 2 anni? L'unica a trarne benefico non sarebbe solo la "casta" degli insegnati? Non sarebbe meglio estendere la scuola media a 5 anni per una formazione di base (il vecchio ginnasio), dando poi ad una età più adeguata la facoltà di scegliere un indirizzo successivo? E questo indirizzo non potrebbe essere la scuola professionale, con la creazione di operai specializzati e tecnici mediante l'alternanza scuola lavoro?
  5. bob Rispondi
    "l pensiero mi va però al famoso Diritto allo studio, attività integrative finanziate dai comuni per le medie inferiori: cucina, giardinaggio, pittura, lavoretti, danza; mentre "leggere-scrivere-far di conto-stare civilmente al mondo" andati a farsi benedire. Se questa è "formazione". Questa è la "biada al popolino" quello che negli ultimi 40 anni si è fatto in questo Paese . Su questa sito " autorevoli" professori ci hanno illustrato le bontà della devolution che tra l'altro prevedeva il dialetto nei programmi scolastici...in pratica acqua fresca dopo la biada. La pancia è satolla il cervello meglio se appassito
  6. Savino Rispondi
    Se continuiamo a regalare posti di lavoro ai più asini e a cestinare i curricula dei nostri talenti che senso ha una lunga trafila scolastica e, poi, accademica?
  7. Luca Cigolini Rispondi
    "L’allungamento dell’obbligo scolastico comporta dei costi: a parità di rapporto tra studenti e docenti" e "Dato che le risorse sono scarse". Credo che questi siano due ostacoli insormontabili che sconsigliano l'innalzamento a cuor leggero dell'obbligo. I ragazzi interessati (che sono quelli con minor attitudine a rimanere nella scuola così com'è ora) possono - sì - essere aiutati e meglio istruiti, ma non nelle "classi pollaio", poiché hanno bisogno di maggiori energie e attenzione specifica. Dopo decenni d'insegnamento, posso assicurare che il numero degli alunni in classe (costantemente in aumento dall'inizio delle riforme scolastiche degli anni Novanta fino ad oggi) ha un suo peso. Un semplice esempio: in un'ora posso dedicare quattro minuti alla cura dell'esposizione orale di ciascun alunno se in classe ne ho quindici, ma se ne ho trenta i minuti diventano due! Invito la ministra a riflettere su queste semplici operazioni aritmetiche. Prevengo una possibile obiezione ("ma con innovazioni metodologiche si può migliorare la didattica e ottenere risultati simili"), osservando che se le energie e le capacità didattiche (seppur aggiornate e tecnologicamente supportate) di un insegnante sono pari a uno, ogni alunno ne avrà comunque 1/30 anziché 1/15!
  8. Tuly Rispondi
    obbligare un ragazzo disinteressato a frequentare la scuola non porta nessun beneficio, anzi peggiora la situazione e le problematiche nel gruppo classe, impedendo di conseguenza il raggiungimento di risultati migliori anche agli alunni interessati.
  9. Michele Zazzeroni Rispondi
    Pensare a un innalzamento dell'obbligo scolastico senza spiegare bene perché o, peggio, partendo dal falso assunto più durata=più istruzione significa avere anche da parte della signora Fedeli un approccio quantitativo al problema scolastico. Ciò non mi stupisce, tenendo conto del suo approccio "sindacale" alla questione.Ma a me appare chiaro che in Italia il problema è qualitativo. Indagini di vario tipo, ma anche la diretta esperienza quotidiana, mi fanno dire che tra i diplomati e laureati non solo il livello di preparazione specifica è modesto, ma che l'istruzione generale è spaventosamente degradata ( si vada a vedere come si scrive e ragiona nei testi di tanti laureandi e diplomati) e che l'educazione (cioè la formazione della persona umana, compito che, si comincia a capire, per "i benefici della società" vale quasi quanto avere delle specifiche competenze) è zero assoluto. Sul perché tutto ciò sia potuto accadere lascio la parola a che ne sa più di me. Il pensiero mi va però al famoso Diritto allo studio, attività integrative finanziate dai comuni per le medie inferiori: cucina, giardinaggio, pittura, lavoretti, danza; mentre "leggere-scrivere-far di conto-stare civilmente al mondo" andati a farsi benedire. Se questa è "formazione"!