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  1. Michele Rispondi
    Una storia emblematica della parabola del capitalismo italiano. Scelte sbagliate hanno portato il gruppo in una situazione di crisi. Una gestione ordinata e un po' di fortuna (Chrysler) hanno rimediato la situazione. Ora "pittosto che tenere in portafoglio una partecipazione troppo rischiosa, meglio incassare il capital gain e investire in altro". Magari in un business protetto dallo stato in qualche monopolio naturale (tipo autostrade), oppure in un portafoglio di aziende globali in giro per il mondo dove avere un ruolo da investitore finanziario. Quando questo approccio diventa generalizzato in un paese, ci si domanda ancora perché il paese sottoperformi in modo strutturale rispetto ai propri peers?
    • Salvatore Bellino Rispondi
      Ci avevano già provato con Telecom ai tempi dei Dioscuri, i due fratelli pianti come divinità, comprata (si fa per dire) con un'impressionante serie di scatole cinesi, dove avevano piazzato un "very powerfull manager". L'inizio della fine anche per Telecom. La sua domanda retorica ha purtroppo una chiara risposta da tempo. Ero rimasto impressionato sentire Cossiga su Rai1 dare del mascalzone a Draghi, all'epoca governatore della Banca d'Italia, per avere coordinato la svendita del patrimonio pubblico italiano sullo yacht Britannia. Nessuna reazione, come se anziché il Presidente Emerito avesse parlato uno a caso, Grillo.
  2. Alessia Amighini Rispondi
    Grazie dell'articolo, benvenuto dopo le reazioni accolte sulla stampa economica nazionale (...) da parte dei 'diversamente informati' e 'diversamente esperti' che hanno gridato al grande successo di Marchionne per aver innescato la corte da parte di GWM.