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  1. franco benincà Rispondi
    non condivido l'articolo dove si adombra una restaurazione al ritorno della territorialità. A mio giudizio, il default delle banche ex territoriali è stato quello di ignorare lo tsunami della home banking, dei merger corporation bancari, della spersonalizzazione del rapporto cliente-filiale-banca, della smisurata concessione del credito, soprattutto nel settore immobiliare, sulla base di parametri gonfiati, della protezione concessa ai proventi dell'economia sommersa, del voler aggirare le regole Basilea 1 2 3...tutte condizioni misurate in maniera astratta nei work sheet bancari in virtu' del domnio personale dei CEO territoriali. Parafrasando Churchill sulla democrazia ("non è il sistema migliore, ma non ci sono alternative) "l'algoritmo non è il sistema migliore, ma non ci sono alternative".
  2. franco benincà Rispondi
    Non condivido la parte dell’articolo nella quale si intravede la prospettiva di una restaurazione di territorialità o prossimità al territorio (l’algoritmo che processa e il direttore di filiale che giustifica il calcolo a Milano). A mio giudizio il default delle banche ex territoriali è stato quello di ignorare lo tsunami della home banking, dei flussi finanziari internazionali, dei merger corporation bancari, della graduale spersonalizzazione del rapporto cliente- filiale- banca, della smisurata concessione del credito, soprattutto nel settore immobiliare, fondato su parametri opportunamente gonfiati, della protezione concessa ai proventi dell’economia sommersa, del voler aggirare le regole Basilea 1 – 2 - 3…..tutte condizioni non misurabili o misurate in maniera astratta nei work sheet bancari proprio in virtù del dominio personale dei CEO territoriali. Parafrasando la famosa frase di Churchill sulla democrazia (“non è il sistema migliore, ma non abbiamo alternative”) l’algoritmo non è il sistema migliore, ma non abbiamo alternative.
    • bob Rispondi
      signori ma questo è un "Paese" che sempre più si sta spostando verso una politica localistica territoriale. Tante signorie , tanti clan, tanti mediocri personaggi come in una commedia di Eduardo
  3. guido dv Rispondi
    analisi fallace che non tiene conto delle evidenze internazionali: 1) i sistemi bancari regionali/territoriali sono soggetti a maggiori rischi in quanto diversificano peggio il rischio. diventano maggiormente dipendenti dai cicli di specifici settori e distretti da cui l'economia regionale dipende. hanno perrformance oggettivamente inferiori; 2) decisioni sui fidi presi sulla base di algoritmi garantiscono minore soggettivita, minore influenza delle relazioni personali, famigliari che a varia natura possono influenzare nella magior parte delle bolte negativamente la decisione; 3) l'anedoto del direttore di filiale che suggerisce di cambiar sede e' negativo. il direttore dovrebbe fare gli interessi della banca; 4) nel fido negato all'artigiano tessile non c'e' nulla di patologico. una banca mira ad un equilibrio complessivo nel profilo delle attivita e passivita. e' giustissimo ritenere l'esposizione complessiva al settore tessile sovrapesata e quindi negare il fido a prescindere. 5) quale sarebbe questa fantomatica terza via? peccato che commenti tanto sommari provengano addirittura da professori universitari
    • Raffaele Lungarella e Francesco Vella Rispondi
      Ringraziamo come sempre i lettori per gli spunti e le critiche e anche per l’occasione che ci danno per sviluppare ulteriormente alcune indicazioni. Guido dv ci accusa di fallacia nella nostra analisi, ma ci permettiamo di sottolineare che sembra più che altro frutto di una lettura affrettata dell’articolo: abbiamo richiamato esplicitamente il fatto che la grandi banche hanno una maggiore diversificazione del portafoglio, abbiamo sottolineato i rischi di distorsione delle banche locali ed abbiamo richiamato la letteratura con riferimento alle evidenze nazionali, che non ci appare così sciatta come Guido fa presumere, ma che mette in evidenza con equilibrio e senza preconcette prese di posizione vantaggi e rischi delle banche locali. Abbiamo anche richiamato un aneddoto che tale sicuramente é e rimane, ma con tutta franchezza il pensare ad un processo selettivo del credito basato unicamente su procedure automatizzate senza la capacità di “vedere” impresa e imprenditore non ci sembra proprio fare il bene della banca. Se poi il “vedere” l’imprenditore si trasforma in condizionamenti di relazioni familiari e personali ciò appartiene alla patologia opportunamente sanzionata, ma considerare una possibile patologia come una discriminante vuol dire, classicamente, buttare via il bambino con l’acqua sporca. Per quanto riguarda la terza via possiamo rassicurare Giudo che è reale e ...ben piantata per terra. Il tentativo di superare assetti eccessivamente frammentati del sistema bancario italiano si sta coniugando con l’esigenza di conservare i riferimenti locali (vedi la riforma delle banche di credito cooperativo) e tutta la regolamentazione si sta ispirando ai principi di proporzionalità che andrebbero peraltro sviluppati e declinati meglio. Un compito, questo, che la legislazione europea dovrà necessariamente affrontare. E, con grande rispetto per le opinioni di tutti che, soprattutto quando si pongono su un piano di confronto costruttivo sono di grande stimolo, non ci sembra che ci sia molto di “sommario” su questo terreno. P.S un ultima segnalazione a Guido: soltanto uno degli autori è docente universitario e merita la persecuzione; l’altro, mai appartenuto ai ruoli universitari e attualmente pensionato, invoca la sua innocenza!