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  1. ANGELAMARIA SANTORO Rispondi
    Se la salute è un bene pubblico e non vi è contratto diretto tra il cittadino e il SSN, quando le risorse sono pubbliche e non private, in caso di errore sanitario il cittadino dovrebbe intentare la causa allo Stato e ricevere un risarcimento per i propri diritti lesi, non quantificato sul danno biologico o da sul lucro cessante ma tenendo conto dell'impatto sulle risorse disponibili per la salute come bene pubblico. Lo Stato dovrebbe rivalersi, poi, nei confronti della Struttura nel caso che non abbia ottemperato al compito affidatole e questa far ricadere la colpa sull'operatore che non si è attenuto alle disposizioni o alle linee guida. Se si applicasse questo principio, si raggiungerebbero almeno quattro risultati: 1. adeguamento delle Strutture sanitarie agli standard e alle linee guida; 2. controllo dello Stato sulle Regioni almeno sullo standard delle cure; 3. ritorno del mercato delle assicurazioni per adeguamento dei rimborsi; 4. riduzione dei costi dei rimborsi per le casse pubbliche. Nulla vieta al privato cittadino di assicurarsi per il risarcimento del danno biologico da errore sanitario. L'apertura di questo nuovo mercato assicurativo potrebbe migliorare anche l'offerta pubblica sanitaria che a quel punto si dovrebbe adeguare pena l'esclusione da questa nuova quota di pazienti assicurati. Di questo inevitabilmente beneficerebbero anche i cittadini non assicurati dal momento che gli interventi più rischiosi si realizzano proprio nelle strutture pubbliche
  2. rosario nicoletti Rispondi
    Forse, è la Giustizia che è finita in un vicolo cieco. L'articolo è interessante, mettendo a punto la situazione, così come determinata dalle leggi. Ma quello che non funziona è il "giustizialismo", l'idea cioè che debba sempre esserci un colpevole: la scienza medica non può avere incertezze, e le colpe vanno sempre ricercate tra i "potenti". Auguri al nostro povero Paese.