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  1. Aldo Rispondi
    ma perchè non viene calcolato l'aspettativa di vita in salute che è ben diversa? semplice l'aspettativa di vita generica(diversa da quella in salute si è alzata) si dice occorre andare in pensione più tardi mentre quella in salute si è abbassata ...quindi non si arriverà mai alla pensione pagare ... pagare... pagare per non ricevere poi nulla!!! I peivilegiati si sono ancora tutelati ulteriormente!!
  2. Luca Neri Rispondi
    Trovo intollerabile che le donne vadano in pensione prima. Hanno un aspettativa di vita superiore e tassi di occupazione inferiori. Di fatto la legge attuale (e ancor di più quella proposta) impongono un trasferimento di ricchezza dagli uomini alle donne. La situazione è ulteriormente peggiorata dal fatto che i beneficiari delle pensioni di reversibilità sono in maggioranza donne a causa della loro maggiore sopravvivenza.
  3. Giovanni Rispondi
    Qualche giorno fa sono state diffuse previsioni dell'ISTAT secondo le quali nel 2050 si andrà in pensione a 73 anni. Non capisco come un ente serio possa lanciarsi in tali stime supponendo che l'aspettativa di vita continui ad aumentare indefinitamente. In realtà, come si vede anche dal grafico, ha iniziato a declinare, come si può ben capire se si considera la perdita di benessere di molte classi sociali. Inoltre altre statistiche ci dicono che i laureati vivono più a lungo: merito non degli studi, ma del tipo di lavoro e del reddito che la laurea consente. Per questo non è giusto prevedere un'età uguale per tutti.
  4. VinceskoMVinceskij Rispondi
    Cinque precisazioni: 1) L'adeguamento triennale all'aspettativa di vita fu deciso da Sacconi (che ora lo ritiene "inconcepibile") con l'art. 12, co. 12bis, DL 78/2010, convertito dalla legge 122/2010; 2) fu lo stesso DL 78/2010 (più le integrazioni con DL 98 e DL 138 del 2011 Sacconi) a portare, tra l’altro, l'età di pensionamento di vecchiaia a 66 anni, senza gradualità, per tutti, tranne le lavoratrici private, cui poi provvide la riforma Fornero, ma gradualmente; 3) dalle figure non risulta ben chiaro che quando si parla di donne, infatti, ci si riferisce soltanto alle lavoratrici del settore privato (anche se nell’articolo un cenno c’è); 4) infatti, per le lavoratrici dipendenti pubbliche, il DL 78/2010 Sacconi, aumentò quasi senza gradualità l'età di pensionamento di vecchiaia fino a 6 anni (5 anni da 60 a 65 + 1 anno di cosiddetta "finestra" per l'erogazione), e fu fatto non "in applicazione della normativa europea”, ma a seguito della sentenza della Corte di Giustizia UE del 13.11.2008, che chiedeva solo l'equiparazione uomini-donne; e 5) poiché gli effetti delle riforme pensionistiche ci sono, per loro natura, soprattutto nel medio e lungo periodo, i confronti internazionali (anche per la spesa pensionistica) fino al 2015 sono scarsamente attendibili, segnatamente quelli ante 2012.
  5. Michele Rispondi
    Giusto adeguare le età di quiescenza all'aspettativa di vita. Ma è necessario farlo con rigore attuariale, per questo è necessario che a ciascuna coorte sia applicata la propria aspettativa di vita. Attualmente invece a tutti é applicata lo stesso valore di aspettativa.
  6. Mauro Sanseverino Rispondi
    Sono un Ingegnere che insegna attualmente presso le scuole superiori a Napoli, sono nato nel Febbraio del 1953 e lavoro dal 1981, dopo un percorso di Laurea durato 7 anni. Con tutto il rispetto nei confronti dei ricercatori vorrei fare alcune osservazioni: 1) "Le aspettative di vita" sono in realtà una media aritmetica, vi sono persone che vivono più a lungo ed altre che muoiono prima 2) "La durata media della vita lavorativa" non tiene conto che un laureato ha studiato, e quindi lavorato, per cinque e più anni e il suo sacrificio attualmente non gli è pagato. Se la durata medi in Italia risulta alta è perchè i passati Governi hanno permesso le baby-pensioni e i pensionamenti precoci che purtroppo fanno media, e noi ne paghiamo le conseguenze 3)"La media dell'età effettiva di pensionamento ( dati OECD ) tra gli Stati è di 65 anni e non 67. Per quanto si effettuino studi statistici in merito si hanno dei risultati oggettivi falsati dai dati di pensionamenti facili e remunurativi che hanno avuto una durata di circa 30 anni.
    • valeria Rispondi
      anche l'alto tasso d lavoro nero avrà la sua incidenza statistica nell'abbassare la media della durata lavorativa. avevo diverse colleghe, per le quali l'innalzamento dell'età per la pensione di vecchiaia è arrivata come una scure calata, siccome non avevano i requisiti per accedere né alla pensione di anzianità né a quella anticipata, ancora più elevata, per il semplice motivo che in gioventù avevano accettato di lavorare senza versamento contributivo da parte del datore di lavoro.
  7. Bruno Rispondi
    Vorrei conoscere alcuni semplici dati: 1) quanti sono i pensionati che beneficiano del trattamento da più di 25 anni. 2) quanti di questi si riferiscono al trattamento di "reversibilità".
    • arthemis Rispondi
      qui ci sono un po' di dati: https://www.inps.it/banchedatistatistiche/menu/pensioni/stat_breve.pdf
  8. Fabrizio Rispondi
    Molto interessante. Certo vedersi scappare in avanti la pensione non è bello. Forse si potrebbe pensare a una compensazione pensione anicipata/calcolo contributivo a scelta del lavoratore.
  9. Savino Rispondi
    Sulle pensioni non c'è alternativa a quella di andare a toccare gli "intoccabili" diritti (privilegi) acquisiti. La Corte Costituzionale deve fare il sacrosanto piacere di applicare il vero e profondo spirito di chi ha fatto nascere, con il proprio sangue e sudore, questa Repubblica, cioè quello di dare alla successione tra generazioni prosperità (oltre che pace, democrazia, libertà). Quindi, sistema contributivo, anche retroattivo, da subito per tutti, uniformità delle pensioni rispetto a quanto versato, controllo del pregresso INPS (ci sono anomalie nei contributi conteggiati nel passaggio dal cartaceo al digitale); stanare, anche retroattivamente, la moda degli avanzamenti di scatto all'ultimo momento. Nel medio periodo l'INPS dovrebbe solo fare streta previdenza e non avere più la gestione di fondi particolari di alcuni professionisti o alcune categorie (si pensi a commercianti o artigiani che potrebbero ben dotarsi una assicurazione privata, tanto già versano il minimo e di conseguenza abbiamo tante pensioni, ma tutte di basso importo). D'ora in avanti, almeno parzialmente, la scusa che il problema dell'Italia sono solo i vitalizi dei politici non c'è più. Emergerà sempre più che il problema dell'Italia sono i vizi degli italiani e l'egoismo degli italiani di una certa generazione.
    • valeria Rispondi
      gli avanzamenti di scatti all'ultimo momento avevano incidenza quando ormai in tempi remoti la pensione veniva calcolata sull'ultima retribuzione. Inoltre vi deve essere un accordo tra datore di lavoro e pensionando che ritengo non sia tanto comune. Su questo tema lei ha dimenticato un trucchetto anch'esso ormai poco redditizio: quello degli artigiani o altri autonomi di farsi assumere in prossimità del pensionamento come dipendente da una ditta amica, e magari con le promozioni da lei citate, poi fare la ricongiunzione al lavoro dipendente. impossibile calcolare quanti casi di dolo ci siano e quanti veri cambiamenti. In merito al sistema contributivo retroattivo è già stato sottolineato da molti lettori di questa testata che occorre applicare il cosiddetto forfettone, non avendo i dati reali per il calcolo, non prevedendo la normativa previgente la Legge Dini tale rendicontazione.. Pare inoltre che nel caso di retribuzioni molto elevate il contributivo sia vantaggioso, non prevedendo l'abbattimento dei rendimenti previsto dal retributivo, e si andrebbero a penalizzare i redditi bassi. Nel caso dei prepensionamenti causati da provvedimenti emanati per favorire determinate imprese pubbliche o private in passato, che lei non ha citato, i danni, se permette li dovrebbero pagarle loro, se hanno ancora soldi