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  1. Savino Rispondi
    La funzione e la missione di ogni settore pubblico, in economia come per la sanità, l'ambiente, l'educazione, la formazione, il sapere, il sociale ecc. dovrebbe essere sostanzialmente pedagogica. Lo Stato non deve essere percepito dai cittadini come un nemico da combattere, ma come un saggio cui ispirarsi nelle scelte di vita. Quando, ad esempio, lo Stato italiano ha scelto l'adesione alla Comunità Europea o all'Euro ha fatto scelte giuste ed importanti per il nostro benessere e per il futuro delle generazioni. Bisogna portare avanti un messaggio positivo rispetto a queste scelte, a fronte di afrettati e veementi giudizi di accanimento.
    • Renzo Rispondi
      Lo Stato può essere anche pedagogico. Una saggia e sobria legislazione, ad esempio, può e volte deve esserlo (purché non sconfini in una funzione meramente etica); valgano per tutti la legge sul divieto di fumare o alcune leggi sull'ambiente che hanno in qualche modo cambiato in positivo le nostre abitudini. Negli ultimi anni, però, essendo drammaticamente calata la qualità dei legislatori, prevalgono l'emergenza, la vista corta e la demagogia (insomma: una euristica "intestinale") e di ciò rischiano di soffrirne in particolare le problematiche economiche.
      • Savino Rispondi
        Ha ragione, ma non sottovaluti anche il calo di qualità, di sapere, di informazione, di senso civico, di buon senso e di buona educazione da parte del cittadino-elettore.
        • renzo Rispondi
          Non volevo certo "assolvere" il cittadino, anzi! Non saprei se la forbice culturale tra le classi della popolazione si sia ultimamente allargata più o meno di quella economica, ma di sicuro è resa più evidente a causa della grande disponibilità di informazioni (grazie o per "colpa" dei social) cui non corrisponde una adeguata capacità di decodifica da parte dei più.
  2. Virginio Zaffaroni Rispondi
    Mi colpisce l'incipit dell'articolo, aldilà dell'interessante contenuto successivo. Ho la sensazione che tra noi pubblico esista un equivoco tra il concetto di razionalità dell'homo oeconomicus ed economia comportamentale. Bisogna forse intendersi. Se la natura della teoria economica è in ultima analisi prescrittiva allora essa non può che immaginare un astratto homo oeconomicus razionale. E' come se dicesse "comunque tu uomo normale sia fatto guarda che la razionalmente le cose sono così e così, per il resto vedi tu". La razionalità cioè non è negli uomini ma insita nelle verità profonde delle cose e la teoria la cerca lì. In tal modo mi pare che la teoria economica conservi la sua autonomia e specificità di scienza delle scelte razionali. In tal caso lo studio dei comportamenti è esterno ad essa e servirebbe solo a misurare la distanza tra la forza delle leggi naturali dell'economia e la psicologia umana. Se invece si ritiene che la teoria economica sia teoria essenzialmente descrittiva, che si occupa di come le cose effettivamente vanno, incorporando quindi già l'irrazionalità umana, allora si dovrebbe pensare che essa non abbia più autonomia e specificità di scienza (seppure un po' inesatta..) ma che sia un ibrido confuso tra matematica, psicologia, sociologia, arte divinatoria e consolazione della filosofia.