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  1. Cristian Rispondi
    E' un'analisi molto lucida e attenta va però a mio avviso considerato un altro aspetto del processo di "elettrificazione" del mercato: l'infrastruttura che dovrà permettere alle auto only elettriche di potersi ricaricare accoppiata poi ai tempi stessi di ricarica
  2. bob Rispondi
    ..al mio avviso il problema è male affrontato. Nel 2017 andiamo in auto con una tecnologia di fine '800 ingombrante e inquinante. Non posso credere che nel 2017 non ci sia tecnologia micro, silenziosa e non inquinante.....la scelta è solo di tipo economico....e sappiamo benissimo chi sono i Signori a cui conviene fare fumo e andare in giro con un propulsore grande come un comò
  3. franco miscia Rispondi
    Ciò che viene sempre omesso quando si parla di ibrido, è che questo significa maggiori costi (basta confrontare i listini delle varie marche). Oggi sotto i 30.000 € non si compra nulla di ibrido. La domanda è: quanti potrebbero acquistare oggi un modello ibrido a quei prezzi? Se l'ibrido dovesse diventare l'unica scelta? Più onesto sarebbe dire chiaramente: signori, è finita l'era dell'auto per tutti.
    • Stefano Rispondi
      "Oggi sotto i 30.000 € non si compra nulla di ibrido" Avrei capito sotto i 12 mila, ma sotto i 30 mila euro di ibride ce n'è un mondo.
  4. Lauro Borgarelli Rispondi
    Molto interessante
  5. Oliwatt Rispondi
    Ottima sintesi. La grandezza che non si considera abbastanza, ai fini dell'autonomia, è la densità energetica utile (sia massica che volumica) della scorta: nonostante il basso rendimento dei motori endotermici sia molto minore di quello dei motori elettrici, il volume / massa di un normale serbatoio di carburante permette di sviluppare più lavoro utile di un sistema di accumulo elettrico molto più pesante e voluminoso. Tutto qui.
  6. Antonio Mastromarino Rispondi
    Nei remoti anni 80, da studente di ingegneria meccanica, presentai una tesina su un progetto di auto ibrida. Naturalmente non era una mia idea, ma l' elaborazione di uno studio di una casa automobilistica, uno studio che da allora deve essere sempre rimasto dimenticato in qualche cassetto dell' azienda. Ed era un' azienda italiana, era l' Alfa Romeo. Che tristezza...
  7. Maurizio Rispondi
    Complimenti per l'articolo, spero che anche Fca si impegni di più sulle auto elettriche, a tal proposito ci sono delle dichiarazioni di Marchionne di questi ultimi giorni che sembrano andare in questa direzione.
  8. Motta Enrico Rispondi
    Una cosa che andrebbe ben chiarita quando si parla di auto plug-in, è il consumo di energia elettrica e il conseguente inquinamento, che è spostato dal motore di ogni singola auto alla centrale elettrica. E ben chiarite le fonti di produzione; in Francia ad esempio, paese in cui l'elettricità è prevalentemente prodotta in centrali nucleari, le plug-in viaggeranno per 2/3 con energia atomica. Basta saperlo.