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  1. Maurizio Cocucci Rispondi
    Purtroppo la nostra politica quando non arriva tardi si presenta male. Intendo che le discussioni da parte nostra si concentrano sulla prima parte del suo articolo, ovvero se accettare o meno di inserire il Fiscal Compact nei trattati mentre sarebbe più opportuno prendere in considerazione quello che Lei ha scritto nella parte finale, cioè nell'opportunità di appoggiare la proposta franco-tedesca di nominare un ministro delle finanze dell'Eurozona che abbia da una parte una minima voce in capitolo sui bilanci di ciascun governo e dall'altra la possibilità di disporre di un proprio bilancio più consistente di quello attuale. Perché in definitiva è questa la scelta per i governi: mantenere l'autonomia sulla scelta di bilancio in cambio di regole e limiti severi oppure una parte di cosiddetta cessione di sovranità in cambio di limiti meno stringenti e quindi per dirla più esplicitamente la possibilità di fare deficit a fronte di spese concordate con la UE nella figura di questo superministro. Avere l'una e l'altra (completa autonomia e libertà di deficit, sebbene con dei limiti) non è ammissibile in una unione dove in caso di difficoltà gli altri partner sono chiamati a sostenerti.
  2. Marco Cattaneo Rispondi
    "È grazie a questo accordo che Mario Draghi ha potuto pronunciare il suo famoso discorso sul “whatever it takes” che nel 2012 ha spento la speculazione finanziaria sull’euro, che nel nostro caso, per esempio, aveva portato lo spread sui titoli tedeschi a superare i 500 punti." No, Draghi non avrebbe potuto esimersi dal pronunciare l'ormai celebre "whatever it takes" - pena far saltare l'euro. E il fatto che lo spread fosse, nell'estate 2012, di nuovo a 500 prova che il fiscal compact non aveva risolto nessuna delle disfunzioni dell'euro - mentre aveva cristalizzato politiche di austerità procicliche che hanno inflitto SENZA ALCUNA MOTIVAZIONE ECONOMICA tredici trimestri consecutivi di recessione all'Italia.
    • Virginio Zaffaroni Rispondi
      Almeno qui, almeno da uno che porta lo stesso cognome di un Gran Lombardo come il Carlo, si dovrebbero evitare affermazioni non corrispondenti al vero. La vera, profonda recessione in Italia c'è stata prima del Fiscal Compact e non dopo. Fu nella crisi 2008-2009 (vedasi i dati) che il PIL reale italiano sprofondò, e per ragioni originate dalla finanza allegra mondiale, in forza delle quali si vedeva il debito (guarda, guarda) italiano come un pericolo. La (minore) ricaduta nel biennio 2012-2013 può trovare ragioni nella seconda ondata dello tsunami economico costituita dal crollo della domanda interna. Forse dopo non ci sarà stata la politica di bilancio espansiva a cui lei accenna, questa manna cara a populisti e sfascia bilanci, ma non mancò appunto una politica monetaria anticiclica come quella della BCE, resa possibile dal fatto che la BCE vide nel Fiscal Compact la conferma che gli Stati (Italia in particolare) diventavano seri. Tutto il resto è verità controfattuale, cioè fuffa.
  3. Virginio Zaffaroni Rispondi
    Il mio non è un commento ma una richiesta di chiarimento al prfo Bordignon. Egli scrive: "buona parte di quanto previsto dal fiscal compact è già stato adottato..dalle varie istituzioni europe...ed è ora parte integrante dei Patti di stabilità e crescita, cioè del meccanismo di sorveglianza della Commissione sulle finanze pubbliche dei paesi dell’euro". Mi chiedevo in che modo un accordo intergovernativo è riemerso come parte della sfera sovranazionale delle istituzioni europee, Commissione in primis. Come è avvenuto formalmente questo passaggio?
  4. franco miscia Rispondi
    Io partirei da più lontano, ricondurrei la discussione "ab ovo". Per quale motivo nessun economista è stato in grado di prevedere la crisi finanziaria del 2007? Oggi discutiamo sul fiscal compact, sul pareggio di bilancio in Costituzione, sulla revisione dei Trattati ecc. Ma non sarà che stiamo discutendo le regole di un gioco sbagliato? Non sarà che "questo" modello economico neoclassico sia completamente sbagliato? E' una possibilità, per carità, ma non sarà il caso di porselo il problema? Mi pare che qualcuno stia gia facendolo.
  5. Henri Schmit Rispondi
    La tattica elettorale di contestare il fiscal compact 1. conferma le difficoltà del paese (essere schiacciati fra due esigenze opposte) e l’incapacità del governo di implementare politiche fiscali efficienti, a favore degli investimenti privati, della crescita e dell’occupazione; 2. rivela la sorprendente somiglianza fra gli autori di queste proposte di oggi e quelli che governavano 6/9 anni fa; 3. indebolisce la posizione italiana nel dossier separato della politica (impropria, perché al di fuori dei trattati) dell’immigrazione; e 4. sancisce l’esclusione dell’Italia dal tavolo dove si disegnerà il futuro dell’UE. Minacciare il veto non spaventa nessuno, conferma semmai quello che già si sapeva, che l’Italia è un partner inaffidabile (non mantiene ...) e inadeguato (non riesce a fare) in quasi tutte le materie. Si salvano pochi: la Guardia costiera, le forze dell’ordine, Minniti.... Dopo l’uscita dell’UK il ruolo del tandem franco-tedesco sarà più esclusivo e più indispensabile che mai prima.
  6. Savino Rispondi
    Il pareggio di bilancio in Costituzione è un diritto di ogni bambino neonato a vivere in un Paese e in una federazione di Stati civili, dove non si sprecano le risorse per fare regali a pioggia in campagna elettorale.