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  1. Henri Schmit Rispondi
    Premetto che non sono Nessuno, che non ho alcun Titolo per esprimermi su questo importante tema e che ho appena messo il naso nei documenti segnalati da Barbieri&Giavazzi. Sono sostanzialmente d'accordo con l'autore di questo articolo. Fa sorridere se la politica dà la colpa del disfunzionamento della PA alla PA. Ma fa proprio ridere la proposta di cambiare la PA assumendo dei dirigenti dal privato. Peggio ancora la proposta (fatta da importanti magistrati) di nominare ai posti più sensibili degli 'indipendenti' o renderli tali (cioè pure irresponsabili) come appunto i giudici. Basta poco buon senso per capire che non può e non deve essere così. Non sono anche la Consob e Banca d'Italia indipendenti? La radice del problema non è il modello centralista francese, il quale sarebbe al contrario una condizione necessaria per cambiare davvero qualcosa in positivo, se ce ne fosse la volontà, se fosse conveniente. Sembra piuttosto un mix fra Stato piemontese, borbonico e bizantino. Per cambiare la PA bisogna iniziare dall'alto, cioè dalla politica. Già, ma le riforme non ce le lasciano fare .....
  2. Nicola Rispondi
    Per prima cosa precisiamo che il nuovo codice appalti ha già avuto ben due sostanziali revisioni, non una. Le norme, complessivamente, tenendo conto anche di quelle regolamentari ANAC e ministeriali, si è tutt'altro che semplificata (fa ridere pensare alla semplificazione come riduzione del numero degli articoli!). E questo non può essere imputato alla "burocrazia", è del tutto disonesto. Intellettualmente. La burocrazia lavora male e lentamente quasi esclusivamente per colpa della politica. Che produce norme scritte male, frutto di compromessi e spesso senza avere le capacità tecniche per scriverle. Vogliamo parlare degli obblighi di tracciabilità L.136/2010 previsti a prescindere dal valore dell'appalto? (anche solo 1 euro). E' burocrazia o è politica che scrive male le norme? E' colpa della burocrazia quando vengono assunti dirigenti "fedeli" alla politica, ex art.19 co.6,? Sappiamo bene che nella gran parte dei casi non si tratta di "esperti" bensì di paracadutati, o meglio "miracolati", senza alcun concorso e che poi vengono stabilizzati con un falso concorso. E' difficile lamentarsi della qualità della dirigenza pubblica quando una parte consistente è formata da famigli, adeguatamente promossi in ossequi al Principio di Peter.
  3. Savino Rispondi
    Il titolo del libro mi dà l'occasione per dire che è giunta l'ora di mandare a casa i signori del tempo perso, entrati, peraltro, senza titoli di studio adeguati e senza formule concorsuali trasparenti e contendibili. Nel senso che il problema non è tanto o solo la deregulation, ma sta proprio nelle persone. Il ricambio nella p.a. urge pesantemente, soprattuto a causa di gap tecnologico, meritocratico e di diritti acquisiti assai dispendiosi per la collettività. Se c'è qualcosa che non ci manca è il numero di disoccupati potenziali aspiranti funzionari pubblici (85.000 domande per 30 posti da vice-assistente in Bankitalia!). Si deve poter cominciare a dichiarare degli esuberi, come per le banche, anche a costo di creare esodati, e arrivare a piani di 2-3 nuovi assunti a 1.300 euro al mese ogni 10 esuberi dichiarati tra i superpagati senza titolo nè merito.
  4. Barbara M. Rispondi
    Stavo cercando il suo CV, dott. Nannariello: è vuoto e non dichiara compensi http://www.mef.gov.it/documenti-allegati/2017/operazione-trasparenza/CV_Dirigenti_Giu2017_I-O.zip Anche questo è un inutile adempimento burocratico?
    • Guido Nannariello Rispondi
      Meno condivisibile il commento della Barbara M. che parla di trasparenza ma nasconde il proprio cognome. Infatti, con decisione assunta il 12 aprile 2017, il Consiglio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione ha sospeso l’obbligo di pubblicare redditi e patrimoni dei dirigenti pubblici. Ciononostante il Ministero dell’economia e delle finanze continua a pubblicare regolarmente i redditi lordi dei propri dirigenti nella sezione “Amministrazione Trasparente”. La curiosità di Barbara sarebbe stata soddisfatta anche se avesse scritto il mio nome seguito dalle lettere “CV” su google oppure su Linkedin.
  5. Dario Quintavalle Rispondi
    Veramente il pantouflage è esattamente il contrario: il passaggio di funzionari pubblici alle imprese private https://fr.wikipedia.org/wiki/Pantouflage
    • Guido Nannariello Rispondi
      Durante la stesura dell’articolo avevo valutato anche l’espressione “rétro-pantouflage” che però non mi aveva convinto perché nel libro recensito avevo percepito “bi-direzionalità” nell’uso del termine (se ricordo bene si parlava di mobilità, porte girevoli, etc.). La responsabilità dell’imprecisione è solo mia e l’osservazione di Dario Quintavalle è corretta.