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  1. Mario Tintorini Rispondi
    Magari servirebbe nozione di come si costruisce un portafoglio e concetti di diversificazione controllo del rischio. Allora i mercati si possono affrontare con indubbi vantaggi per tutta la società.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Interessante, ma è difficle e pericoloso parlare di prezzi di borsa. Quello che personalmente più mi colpisce è la crescita, la redditività, la capitalizzazione di big dell'informatica e del web, e (a pre-scindere dai prezzi di borsa) la ricchezza accumulata in un tempo estremanente breve da pochi fortunati che al momento giusto hanno cliccato il tasto giusto (ogni tasto corrisponde a un certo numero di algoritmi). Non c'è a priori nulla di ingiusto. Ma c'è qualcosa che non va, che non può rimanere com'è. Un'altro aspetto sorprendente è che da un lato i grandi quasi-monopoli americani guadagnano attraverso il mondo più che mai, e simultaneamente l'impero americano si è emsso su un corso protezionista, come se l'era della globalizzazione al servizio del più forte fosse finita. Il futuro 'finanziario' delle imprese tecnonologiche e l'impatto del neo-protezionismo sui flussi mondiali sono elementi di incertezza non da poco (per i prezzi di borsa).
  3. Salvatore Bragantini Rispondi
    Il Nasdaq credo sia tuttora caratterizzato da una maggior variabilità di ingressi e uscite. In particolare, credo che molte iniziative arrivino al Nasdaq e poi ne escano, spesso per insuccesso. Se questo fosse vero, e se l'indice Nasdaq fosse ovviamente costruito sui "sopravvissuti", la causa delle divergenza fra linee rosse e blu non potrebbe stare nel "Survivor bias"? Cioè quelli che van male vanno molto male ed escono, restano quelli che vanno da bene a molto ben. In fondo è il tema della maggior volatilità del Nasdaq, cui accennano gli autori. Questo spiegherebbe dunque la curva del Nasdaq.
  4. vincenzo ammendola Rispondi
    in borsa non esiste l aggettivo - giusto- bensi di equilibrio per cui riconoscere e attuare in conseguenzia e' il retto dell investitore sia piccolissimo che mega il resto sono chiacchere ....
  5. vittorio carlini Rispondi
    L'articolo di cui sopra lascia perplessi. I mercati sono diventati molto complessi. Ci sono piattaforme diverse di scambi (che creano, ad esempio, distorsioni sulla liquidità). Operatori di diversa tipologia (dagli Hft a trader automatici a bassa frequenza) che usano l'analisi tecnica come valutazione dei prezzi. Inoltre: la liquidità ancora in eccesso sui mercati (nonostante il rialzo dei tassi da parte della Fed); i miliardari buy back aziendali (per Apple oltre 150 miliardi di dollari) sono tutti fattori che "sporcano" il valore segnaletico di un indice. E gli esempi, in tal senso, potrebbero continuare. Richiamare il "Fed Model" mi pare sia un po' come, in un sistema di fisica quantistica, ragionare in termini di fisica newtoniana. Vittorio Carlini, giornalista finanziario del Sole24ore
  6. ettore falconieri Rispondi
    Chi ha qualche decennio di attenzione ai mercati finanziari è scettico su previsioni ed ipotesi, quello che è positivo oggi non lo è domani e viceversa. Ed ora, scorrendo i vari commeattori ed "esperti" (o presunti tali) si trovano valutazioni di ogni genere e contrastanti. Prevalgono consensi fasulli che divengono passaparola dogmatici. La verità è che sono di fatto spariti i singoli investitori, comandano i grandi movimentatori di capitali ai quali interessa poco il rendimento, interessa il capital gain al ribasso o al rialzo e vogliono quindi movimentare il mercato, movimentare che si ottiene anche dando peso a notizie fasulle che non dovrebbero avere conseguenza alcuna ssull'andamento di società quotate (scendono le esportazioni cinesi, in Francia puo' vincere la destra, Trump etc. etc). E la stampa segue a pecoroni. I mercati sono sequestrati dalla grande finanza e non si muovono piu' secondo regole economiche. di mercato. Nel caso vi interessi, invio al vs email un mio scritto. Ettore Falconieri
    • Marcomassimo Rispondi
      E' vero, la finanza andrebbe riformata profondamente se vogliamo che questo mondo migliori; è diventato un settore parassitario a beneficio esclusivo dei troppi che ci lavorano e dei pochi ci lucrano in modo spropositato; ha contribuito a generare una montagna di titoli e debito che è ormai del tutto scollata dal sottostante; la finanza per come ora è configurata è una vera malattia globale.