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  1. Davide Cerragni Rispondi
    18 su 30 dei terroristi islamici negli ultimi anni provengono da paesi con lo Ius Soli. Solo 2 provengono da paesi senza. L'integrazione e la statistica sono una disonesta opinione?
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Lo Ius Soli è rivolto a tutti gli stranieri, non solo a coloro di religione musulmana, che diversamente da quanto forse ritiene non sono tutti terroristi come non lo erano gli italiani negli anni di piombo.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Ottimo. Anche per precisione. Ius soli può significare automatismo o esigere una richiesta di naturalizzazione. Il secondo modo sembra più appropriato perché integra nella cittadinanza un elemento di volontà e di accettazione dei valori civici, costituzionali. Così è nato in Francia sotto la Rivoluzione: nel 1793 bastava per votare un anno di residenza! Gli USA sono un caso a parte; il “citizenship-shopping” di chi vi fa nascere i figli è tollerato perché riguarda quasi solo turiste benestanti. Lo ius soli vero è quello che permette allo straniero (immigrato regolare o rifugiato) di chiedere la cittadinanza dopo una residenza stabile. Non sono scandalosi i tempi lunghi della residenza, ma sono umilianti le procedure italiane, minimo quattro, non due anni. E giusto prevedere condizioni più semplici per figli di stranieri nati e/o residenti da anni nel paese. Fino a pochi anni fa la questione riguardava i rapporti fra paesi dell’UE e i loro cittadini migranti; la doppia cittadinanza è un problema perché dà diritto a votare al livello nazionale, cioè là dov’è la sovranità. Ora si pensa solo agli immigrati extra-UE. Bisogna invece distinguere la questione dell’immigrazione da quella della cittadinanza. L’immigrato non sceglie il paese di destinazione in base alle condizioni di naturalizzazione, ma in base alla posizione geografica, al diritto d’immigrazione e d’asilo (non coordinato fra paesi UE), al mercato del lavoro e al benessere generale raggiungibile dai più deboli
  3. Michele Rispondi
    Continuo a non comprendere perché la cittadinanza per gli stranieri è impostata in quasi tutta Europa come un diritto e non come un traguardo. Io non discuto assolutamente circa la giustezza di far transitare gli immigrati nella cittadinanza. Ciò che mi colpisce è che ciò sia visto come un diritto quasi automatico e non come un processo di identificazione culturale il cui sbocco sta a 16-18 anni dopo qualche forma di verifica. Non comprendo perché, come sembrano dire gli autori, l'essere diventato un paese di immigrati comporti criteri più laschi nella cittadinanza. Non è vero forse il contrario? Non è vero che l'inserimento nel paese di (anche ottime) persone in arrivo da certi paesi significa l'importazione netta di Medioevo (diritti negati alle donne, libertà individuali inesistenti, identità tra stato e religione, superata in Europa già a partire dal '700, ect)? Non è quindi utile aprire le braccia alla cittadinanza ma dopo un forte processo di integrazione/assimilazione? Si sono analizzate meglio le esperienze di Francia e Regno Unito (dove in certi quartieri pare viga la Sharia Law al posto del diritto inglese)?
  4. Massimo Matteoli Rispondi
    Ottimo articolo, lettura consigliata a chi rischia di rimanere vittima dei mercanti di paura che per un pugno di voti speculano anche sui bambini.
  5. giovanni dettori Rispondi
    Certo che la affermazione "...il riconoscimento della cittadinanza può rappresentare un segnale positivo sulla strada dell’integrazione, che è la più efficace arma contro la radicalizzazione" mi lascia interdetto. Messa così sembra quasi che con questa legge ci si auguri di ridurre la criminalità e il terrorismo, da cui si deriva che sono fenomeni direttamente connaturati con gli immigrati e i loro discendenti. E' una ben triste constatazione soprattutto dopo che illuminati pensatori e politici per anni ci hanno detto che queste persone erano delle "risorse". Si accetta l'evidenza che non lo sono e che dobbiamo dare loro un qualche contentino per impedire che si incazzino e ci facciano ancora più male di quello che già ci fanno.