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  1. Michele Rispondi
    La sentenza del Consiglio di Stato è illogica. Concettualmente tra una remunerazione fissa e garantita e invece un costo finanziario standard (che dipende da tassi di mercato pagati da attività prive di rischio e da un premio per la rischiosità specifica degli investimenti nel settore idrico) non c'è differenza alcuna, se non la variabilità nel tempo del secondo. Comunque è garantita la remunerazione del capitale. Ma quale rischio di impresa ci può essere se la norma mi garantisce una tariffa che remunera il capitale? Tante chiacchere unicamente per garantire extra rendimenti a rischio zero, tutti a carico delle bollette degli utenti. L'unica soluzione per un monopolio naturale come quello dell'acqua è la proprietà e gestione al 100% pubblica.
    • M P Rispondi
      Condivido queste parole. Se potessimo essere sicuri della capacità e della buona fede degli amministratori, la sentenza del Consiglio di Stato potrebbe essere accolta senza preoccupazioni. Purtroppo, nel tempo che viviamo, questa certezza è ben lontana e la legge dovrebbe essere formulata e interpretata in modo da garantire i cittadini contro gli abusi che si potrebbero verificare dalla applicazione dei criteri così come descritti in sentenza.
    • Michele Forbicioni Rispondi
      Ben trovati, leggo con molto ritardo queste note che condivido, Non è detto però che la sentenza non possa andre anche a vantaggio del cittadino o almeno di chi è interessato a riappropriarsi in quota parte del bene pubblico per tutelarlo e ben gestirlo. Alcune implementazioni della blockchain consentono di implementare soluzioni innovative.
  2. Savino Rispondi
    La gente deve capire che la tanto decantata "acqua pubblica" è acqua gestita dalla politica, quindi si tratta di acquedotti che, più che far bere, hanno fatto mangiare le solite persone con il solito spreco di risorse economiche ed idriche.