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  1. Francesco Rispondi
    Sul cambiamento di prospettiva sono d'accordo ma a che prezzo?
  2. Marco Rispondi
    L'unico metodo per premiare gli insegnanti migliori è quello di valutare gli studenti su test omogenei in tutta Italia, anonimi (solo un codice matricola) e corretti tutti assieme da una stessa commissione centrale. Orali (registrati) compresi. Per poi legare almeno la metà dello stipendio alla media voto dei propri studenti nella propria materia.
    • bob Rispondi
      ..tu chiedi di ripristinare un sistema-Paese ..cosa vista come fumo negli occhi dai deleteri interessi locali
  3. Maria Laura Bufano Rispondi
    È importante anche rompere il corporativismo della categoria e per questo bisogna agire anche sulla progressione in carriera. Si dovrebbe riprendere la proposta di “concorsone” di Luigi Berlinguer rendendola meno schematica e al tempo stesso compatibile con le finanze dello stato (un insegnante si presenta al concorso se e quando vuole; se non lo passa, non può ripeterlo per otto-dieci anni). Il concorso potrebbe vertere su: 1) Verifica della conoscenza di quel che si insegna; 2) Documentazione del lavoro dell’insegnante; 3) Una tesi, come di dottorato (ciò farebbe emergere proposte innovatrici utili). 4) Valutazione dell’insegnante espressa dagli studenti o, per la scuola di base, dai genitori; 5) Prove specifiche di uscita degli studenti correlate con quelle di ingresso. Le commissioni dovrebbero essere esterne alle scuole e, possibilmente, di professori universitari. La valutazione imposta dalla “buona scuola” non risolverà niente: rafforzerà solo il conformismo della corporazione. Intanto, nessuno dice nulla sui BES, Bisogni Educativi Speciali: il Consiglio di Classe decide quali alunni presentano deficit di attenzione, iperattività e li butta nel BES (solo per dislessia e disturbi simili occorre una diagnosi esterna). Il Miur afferma che questa “innovazione” è in funzione del recupero; credo invece che si immettono nelle classi “normali” schegge delle antiche “classi speciali”, PRESCINDENDO DALLA QUALITÀ DELL’INSEGNAMENTO CHE RICEVONO QUESTI RAGAZZI.
    • FRANCESCO FERRANTE Rispondi
      Tutto bene tranne che rimane il problema evidenziato nella nota: i processi di auto-selezione determinano la qualità degli insegnanti sui quali si esercita la successiva attività di monitoraggio/selezione...
  4. Mario Brambilla Rispondi
    L'articolo mette ben in luce importanti fattori che concorrono a formare la qualità di un corpo insegnante (dalle motivazioni intrinseche a quelle estrinseche, processi di autoselezione, ecc.). Tuttavia temo che venga del tutto ignorato un aspetto fondamentale: la formazione degli insegnanti in quanto tali. Non basta avere un buon curriculum accademico in una determinata disciplina per essere anche un buon insegnante, occorre ina formazione specifica anche come formatore ed educatore. Le storie scolastiche di molti studenti (di disagio nelle relazioni, di crescita personale e anche di scarso apprendimento) riflettono putroppo molto la mancanza di formazione degli insegnanti in quanto formatori delle nuove generazioni.
    • FRANCESCO FERRANTE Rispondi
      Scopo della nota era evidenziare una questione centrale che condiziona tutte le altre: i processi di auto-selezione incidono anche sulla qualità degli insegnanti da formare....
  5. tiberio Rispondi
    L,articolo non è un gran che, ribadisce coae scontate e conosciute da almeno 30 anni