logo


  1. Henri Schmit Rispondi
    Il direttore generale di Banca d’Italia, Salvatore Rossi, intervenuto il 14 giugno 2017 all’Almo Collegio Borromeo di Pavia sul tema “Europa: dall’unione monetaria all’unione economica e oltre“, si esprime così: «L’Italia ne sta pagando il prezzo più alto perché è finita incastrata nella nuova logica – mai più bail out, solo bail in! – proprio quando le sue banche si andavano caricando di crediti deteriorati a causa della profondità della doppia recessione, i cui effetti erano per alcune aggravati da gestioni malaccorte, quando non criminali» (citato nell’articolo del 16 giungo 2017 di Mario Seminerio su Phastidio.net). Merito: SR riconosce che il peso estremamente alto dei NPL italiani non è dovuto (solo) alla “profondità della doppia recessione” ma anche a delle “gestioni (più) malaccorte” e a volte “criminali” dei dirigenti bancari italiani rispetto ai loro colleghi di altri paesi. Critica: Bisognerebbe chiedersi a chi spettava accorgersi in tempo delle “gestioni malaccorte, quando non criminali”, e reprimerle o quanto meno denunciarle. Ora che i guai sono stati combinati, è indispensabile investigare nei singoli fatti di “gestioni malaccorte” e di comportamenti individuali “criminali”, punire i responsabili, in caso di arricchimento illecito anche patrimonialmente, e risarcire le vittime, onde evitare che gli stessi fatti si riproducano.
  2. Carmine Meoli Rispondi
    Affermare che il dissesto e' solo frutto della "vecchia finanza" pare piu'un giudizio di valore che una affermazione comprovata d dati e analisi.Per certo gli affidamenti e gli impieghi in generale potevano essere meglio selezionati ma l'impatto della recessione per la clientela operante in settori colpiti da una recessione ancora in atto e' tra le cause incontrovertibili .ora mentre si ricercano vie di uscite abbiamo delegato il credito alle famiglie a finanziarie assai costose e non sembriamo in grado di evitare una mega speculazione mediante una svendita delle sofferenze ad avvoltoi ?
  3. Henri Schmit Rispondi
    Spero che l'interessante ricerca del prof. Onado non crei o rinforzi l'idea che i guai del sistema bancario italiano siano dovuti alla "nuova finanza". Al contrario, è tutto colpa della "vecchia" finanza, vecchia quanto l'invenzione del danaro ... Le banche sono operatori eoconomici particolari che (grazie a una licenza controllata, capitale sociale e depositi) creano danaro, quindi potenziale crescita, investimenti, benessere, ma anche arricchimento veloce di alcuni a scapito di altri, progetti fallimentari e insostenibili, indebitamente eccessivo, etc. La nuova finanza è solo un'opportunità in più per i signori della vecchia finanza truffaldina di fare a modo loro. L'Italia che non ha saputo controllare la vecchia finanza, figuriamoci quella nuova, è un caso a parte, una bomba non ancora disinnescata.
  4. Giuli 44 Rispondi
    Con riferimento alla crisi specifica di Banca Carige mi chiedo se non sia dovuta alla mancanza di chiare e vincolanti regole sugli controllo delle banche. L’azionariato della Banca è composto per il 17.59% da Malacalza, per il 6% da Volpi, per il 79.41% dal mercato (Fonte Borsa Italiana). Constato quindi (e con me altri piccoli azionisti): a. Quest’ultima quota, preponderante anche per le politiche attuate in passato dalla Dirigenza Berneschi di massima sollecitazione verso la clientela retail, è di fatto carne da cannone per il gruppo di maggioranza. b. E’ ben evidente che la Banca ha necessità di un robusto aumento di capitale e di un partner finanziario all’altezza della situazione. Tutto ciò è insito nel piano Bastianini, ma i “padroni del vapore” non vogliono per non mollare l’osso. Mi chiedo infine: 1. è possibile e giusto controllare una banca con un quota tanto minoritaria? 2. non sarebbe necessario porre una soglia? 3. può una tale minoranza (forse non avendo la possibilità di sottoscrivere l’aumento di capitale che sarebbe richiesto) lasciare in sfacelo la banca? Grazie per l’attenzione.
  5. ALESSANDRO GARUGLIERI Rispondi
    Sono un uomo maturo e la mia esperienza mi consente di affermare che le banche di ogni tipo sono, nel loro complesso, tra le aziende gestite peggio. Forse, come nell'alimentare, ogni prodotto dovrebbe certificare la filiera da cui proviene: la fiducia nel brand si è rivelata fallace.
  6. Enzo Michelangeli Rispondi
    Il termine "bankster" fu coniato dalla stampa americana nei primi anni '30, non adesso dall'Economist: https://en.m.wiktionary.org/wiki/bankster . E tra i primi responsabili della crisi subprime ci sono due organizzazioni sponsorizzate dal governo federale, Fannie Mae e Freddie Mac. Con amici cosi', chi ha bisogno di nemici.