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  1. Savino Rispondi
    Poco istruiti e pretendono di andare a comandare
  2. Motta Enrico Rispondi
    Italiani poco istruiti? Considererei anche un'altra questione, cioè che ogni tanto ritorna, anche in Parlamento, la proposta di accorciare la durata delle medie superiori da 5 a 4 anni. Sarebbe un taglio oggettivo della istruzione dei nostri giovani. Ma a che scopo, visto che la vita è più lunga e l'automazione/robotizzazione riduce la richiesta di lavoro umano; quindi c'è più tempo per studiare. All'estero fanno meno anni di noi? Non ho dubbi: ne aggiungano uno o due, per le ragioni dette sopra.
  3. Mauro Palumbo Rispondi
    Concordo, mi permetto solo di aggiungere che le disposizioni che si susseguono in materia di Università portano a diminuire l'offerta sul territorio senza che siano incrementati significativamente i benefici per gli studenti fuori sede, che potrebbero permettere loro di frequentare università lontano da casa (se riteniamo di dover riaccentrare le sedi di offerta formativa universitaria, come sta accadendo per effetto di questi provvedimenti). Torniamo allegramente ad una istruzione universitaria di élite (pagata tuttavia principalmente con il prelievo fiscale di chi élite non è), per di più offerta da docenti sempre meno pagati e sempre meno numerosi o da precari sempre più preoccupati per il loro futuro.
  4. Roberto Proietto Rispondi
    Mi spiace che abbiate commesso lo stesso errore dei quotidiani, in genere meno informati di voi: "istruzione terziaria" non vuol dire necessariamente "laurea", almeno in Europa. Da noi si. Questo è un bel pezzo del problema. Da noi manca proprio il terziario non accademico, presente invece negli altri paesi in percentuali consistenti e compreso nelle tabelle Eurostat
    • Tortuga Rispondi
      Grazie dell'osservazione, Roberto. Quello che sollevi è un punto importante, l'istruzione terziaria in Europa ricomprende anche la cosiddetta "short-cycle tertiary education", quella delle famose scuole vocazionali. Al di là della necessità di non utilizzare una terminologia eccessivamente tecnica, tuttavia, va notato che il divario con gli altri Paesi rileva, con diverse gradazioni, in tutte le tipologie di istruzione terziaria, tranne forse per il livello dottorale. Ad ogni modo quanto dici è vero, ed è quanto sottolineiamo anche legando i due temi: il basso livello d'istruzione e la mancanza di alternative e di legami col mondo del lavoro.
      • bob Rispondi
        l' istruzione di un Paese non può prescindere dai progetti politici e quindi dalle strategie politiche che lo stesso Paese mette in atto per il futuro. Questo è un Paese che da 40 anni non ha più progetti di sviluppo sia industriali che culturali. E' un Paese che non ha più agito e pensato da sistema -Paese " ha tirato a campare" richiudendosi su se stesso. La follia di delegare a governi locali politiche strategiche ha creato clan , signorie inutili e dannose perdendo di vista la realtà. Mi dite dove può confluire un laureto quando esce dalla porta di una qualsiasi Università? Se ha posto di Giulio Natta trova il " varacchinaro di Treviso " che doveva salvare la chimica italiana?
      • arthemis Rispondi
        Spunto interessante! Il tema andrebbe forse legato alla domanda di lavoratori 'high education' da parte delle aziende italiane.. a parte la vulgata dei laureati in scienze politiche, quante aziende cercano profili di neulaureati STEM?
  5. Francesca Pugliese Rispondi
    Complimenti per l'articolo, chiaro e efficace. Mi lascia però un dubbio la vostra definizione di scoraggiati: chi sono? Gli scoraggiati "ufficiali" (inattivi che non cercano lavoro perché pensano di non trovarlo) sono in tutto tra i 15-64 anni 1.7 milioni mentre i numeri che fornite voi sembrano piuttosto quelli dei Neet, tra i quali quasi la metà è in realtà disoccupato. più utile anche se più difficile da comunicare il concetto di forze lavoro potenziali di cui Istat diffonde le serie e che fornisce una stima di quanti non hanno cercato lavoro ma vorrebbero lavorare (compresi gli scoraggiati).
    • Tortuga Rispondi
      Grazie, Francesca. I dati che usiamo sono quelli Eurostat, "Early leavers from education and training by sex and labour status", aggiornati al 25 aprile 2017. I NEET propriamente sono gli "early leavers" che non hanno un'occupazione, quindi sono rappresentati dalla barra rossa e dalla barra gialla nel grafico (3). I dati Eurostat raggruppano assieme i lavoratori che sono "available for work" (barra rossa), ovvero sia chi cerca lavoro - disoccupati - sia chi, invece, come osservi, vorrebbe lavorare ma non cerca - "scoraggiati".