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  1. Giuseppe Bresin Rispondi
    pare che molti si siano dimenticati, o non abbiano fatto abbastanza attenzione, al fatto che molti dei vantaggi che i cambi fissi danno vanno poi sfruttati da politiche economiche adatte, cosa che il nostro illuminatissimo B. e per brevi tratti la sinistra non han mai fatto, dato che erano troppo impegnati a fare propaganda e promuovere iniziative solo per ottenere maggiori voti alle seguenti elezioni...
  2. Leonardo Sadini Rispondi
    Cito dal post: "Attribuire la perdita di competitività reale del paese a un eccesso di inflazione post euro pare poco credibile, proprio in un periodo in cui l’Italia è riuscita a dimezzare il tasso di inflazione". Ebbene, è verissimo che i tassi di inflazione sono scesi in tutta l'Eurozona durante gli anni dell'euro, ma non è stata raggiunta la CONVERGENZA (cioè non si sono pienamente allineati), e i relativi differenziali, in assenza della possibilità di adeguare i tassi di cambio tra differenti valute, hanno originato perdite di competitività dei paesi periferici rispetto ai paesi "centrali". In questi paesi abbiamo visto l'enorme indebitamento privato di famiglie e aziende che poi è stato trasferito in modo consistente sulle finanze pubbliche. Ed è evidenza conclamata che questo indebitamento incontrollato deriva da un effetto secondario dell'euro, cioè la perdita dell'elemento del rischio di cambio nell'investimento estero, che ha illuso i mercati dandoci una presunta "credibilità". A chi volesse approfondire consiglio la lettura del blog di Bagnai.
  3. Gianluca Rispondi
    Strana la logica di certi economisti che considerano gli IDE un beneficio per il paese a prescindere. Strano poi come il cambio fisso venga considerato un vantaggio quando ormai è conclamato da tutti i numeri disponibili che i paesi con la più bassa crescita economica sono quelli che hanno adottato il cambio fisso. La moneta unica è diventata un dogma, un feticcio da adorare e difendere ad ogni costo. Di scientifico in queste prese di posizione non c'è assolutamente nulla.
    • Paperinik Rispondi
      Miscredente! Ci sono altissimi benefici nel cambio fisso! Il Giappone sta chiedendo l'adesione all'Euro, e anche la Polonia, la Turchia, la Corea del Sud, la Cina, gli USA vogliono assolutamente entrare e beneficiare della grande moneta stabile per comperare più Volkswagen, più lavatrici e per chiudere le loro fabbriche fonte di inquinamento e lasciare solo più aperte quelle tedesche.
  4. franco Rispondi
    A fronte di tutte le chiacchiere immesse nell'articolo, resta la verità dei fatti: prima dell'introduzione dell'euro eravamo i primi in europa. Che lei sia della Bocconi, articolare in senso opposto ai dati dimostra che o mente (ipotesi più che probabile) o racconta una favola propagandistica. Possibile che non tocchi il tasto Bce . Lo sa che i dati oocse smentiscono quel che dice? Peggare l'euro sul marco è stata una autentica stupidaggine. Resta poi il fatto che in termini pratici la Ue nasce solo che dopo la Germania venne rassicurata sul fatto che l'Italia ne avrebbe fatto parte. Se noi non fossimo entrati, la Germania non avrebbe aderito. Il marco ha storicamente avuto una rivalutazione su tutte le monete del mondo, noi, come la Corea, come il Giappone, pur svalutando eravamo al top. Eravamo la quarta /quinta potenza mondiale... Se lo ricorda, li conosce i dati? Per essere top economista della Boccon, ha dato dimostrazione che quelli come lei, scusi se lo ridico, applicano una teoria economica pret-a-porter, una teoria che impedisce di prevedere come andranno le cose. Ricordo che loa crisi del 2007, non era prevista da quelli come lei, nonostante ciò, mi tocca leggere la sua diagnosi ridicola. Se non sa come andrà, se è nel porto delle nebbie, che senso ha fare pre-visioni? La lice in fondo al tunnel di Monti... anche lei? Che tristezza...
  5. Henri Schmit Rispondi
    Interessante e convincente (spiegazione 3 piuttosto che 1). Un argomento determinante contro la teoria 2 è la prevedibilità della redditività dell'investimento estero, in un'economia comunque aperta, non auto-sufficiente. Basta guardare l'UK, con una produttività già inferiore a quelle di D e F, e un governo che non perseguirà una politica di un cambio debole, rischia lo stesso di perdere numerosi investimenti dall'estero. Se poi aggiungiamo i dazi legati ad una hard Brexit il disastro è pressoché certo. E rispetto all'Italia si tratta comunque di un paese con una storia di politica monetaria stabile. D'accordo quasi tutti, bisogna specificare su quali azioni correttive insistere per migliorare la competitività. Qualcuno menziona dati antropologici, un altro fattori culturali. Bisogna indicare con quali misure concrete si riesce a migliorare rapidamente la produttività.
    • Paperinik Rispondi
      Sei abbastanza comico, l'UK è importatore netto per 100mld di euro (ci danno da mangiare!). Abbiamo tutto da perdere. Se siamo così stupidi da metterci dei dazi essi per prima cosa li reciprocheranno (se tu tassi al 5% le mie Rover io tasso al 5% del tue BMW) e financo smetteranno di importare da noi (non c'è niente che noi facciamo che non possano produrre da soli (lo stanno già incominciando a fare = più lavoro in UK) e che non si possa importare da Giappone, USA, Corea del Sud, Brasile, Cina ecc.) e noi avremo 100mld l'anno di merce che non sapremo a chi vendere (ai marziani?). Senza contare poi che non avendo dazi ormai nemmeno con la "democraticissima" Turchia di Erdogan la vedo dura giustificare dazi con l'UK (quei bambini non vogliono più giocare con noi e allora li puniamo? che infantilismo). In quanto alla cosiddetta "produttività" forse che la Germania ha migliorato la produttività? No, i dati anzi dicono che è peggiorata. Ma hanno bloccato da 20 anni la rivalutazione del Marco, e le più recenti analisi - e sono dati dell'Unione, non di detrattori - dicono che (mentre ovviamente il cambio nominale è 1:1) il cambio reale vs. Italia ormai è svalutato del 20% e vs. Francia del 15%. Ovvero la Germania ha, banalmente, svalutato. Ora loro svalutano e noi dobbiamo diventare "produttivi"? Ma dai.
  6. Marcomassimo Rispondi
    Ottimo articolo e scientificamente impostato; però a volte la risposta non si trova tanto con l'analisi scientifica quanto l'intuizione storica e sociale; noi non siamo tedeschi ed caricarci di una moneta pesante come un Marco ci ha piegato semplicemente le spalle per il peso; noi non siamo una antropologia a fondamento illuminista e razionalista come nel nord europa; siamo un paese mediterraneo a solida radice culturale irrazionalista; non abbiamo grandi aziende, non abbiamo la trendenza a raccoglierci sotto lunghe e complesse catene gerarchiche in modo efficiente; abbiamo scarsa tendenza a fare rete; produciamo beni a medio tenore tecnologico ed elevato tenore di creatività in aziende spesso a patrimonio familiare. Per tutte queste ragioni l'euro è stato una scelta suicida dettata dalla follia miope apprendisti stregoni che pretendono di distorcere una antropologia tramite mezzi finanziari; deve essere la moneta che si adatta alla antropolgia e non viceversa come è vero che deve essere la sella ad adattarsi al cavallo e non il cavallo alla sella; adesso abbiamo un cavallo storpio con la schiena ulcerata che dovrà tenersi soffrendo la sella strampalata che gli hanno messo sopra.
  7. Marcello Romagnoli Rispondi
    L'economia italiana non "costa troppo" a causa del costo del lavoro, casomai per la scarsa propensione all'investimento in prodotti/processi da parte degli imprenditori. Tutto ciò per buone e meno buone ragioni. Tra le buone ragioni una è questa: perchè un imprenditore dovrebbe investire se la gente non ha i soldi da spendere per comprare ovvero, temendo l'attuale congiuntura economica, li tiene ben stretti? Lei parla di credibilità e cambi fissi....beh la politica della svalutazione è tranquillamente applicata da tutti i paesi come Cina, USA, UK ecc. L'euro stesso è stato svalutato di parecchio rispetto al dollaro negli ultimi tempi, ma la sua credibilità è sempre bassa a causa della sua evidente crisi economica, la sua pochezza politica, non per la solidità della sua moneta. Proprio la svalutazione subita dall'euro è la causa della piccola boccata di ossigeno che abbiamo avuto in quest mesi, proprio perchè la svalutazione facilita le esportazioni verso i paesi che non hanno la stessa moneta. Ovviamente questo vantaggio non è stato possibile verso i paesi europei con euro che rappresentano un importante direzione del nostro export. Infine Lei dimentica il fatto più importante: non c'è sovranità vera senza quella monetaria e questo semplice fatto manda all'aria tutte le sue analisi, buone o non buone che siano.
  8. bob Rispondi
    io la ragione della nostra crisi la vedo più culturale che finanziaria/ strutturale. In pratica è un atteggiamento culturale /politico che innesca poi le altre due. In questo vuoto politico e di cultura la strada migliore per il piccoli politici è crearsi un "alibi" un "nemico" su cui scaricare i propri evidenti i limiti. Vero che bisogna camminare con la testa rivolta al futuro e non rivolta all' indietro....ma lei mi insegna che i percorsi della Storia non possono essere dimenticati fatte le debite proporzioni di periodi e tempi diversi. Sintetizzo per meglio esprimere il mio punto di vista. L' Italia doveva entrare in Europa con un forte sistema-Paese e non con un localismo e un regionalismo becero oltre che ridicolo e dannoso. Ci siamo distratti con il " piccolo è bello" facendo di fatto sparire grandi progetti industriali e quindi Grandi gruppi ( penso all' auto alla chimica all' elettronica etc). Ci siamo distratti con beceri localismi facendo crescere le percentuali di gente non diplomata e non laureata e quindi di fatto perdendo il treno della rete e di Internet ( siamo un Paese che non utilizza intenet neanche per rispondere ad una e- mail). Ci siamo distratti perdendo di vista la meritocrazia per creare di fatto clan localistici deleteri ( la follia del titolo V) ...potrei seguitare all' infinito. Abbiamo sprecato tempo e risorse. Siamo un Paese in ritardo di 30 anni rispetto all' Europa e al mondo
  9. fabrizio Rispondi
    Gentile prof, mi chiedo se sia possibile avere qualche dato o lavoro di ricerca sulla questione dei prezzi relativi. In generale condivido tutto l'impianto del discorso. Quello che mi pare essere analizzato con superficialità e che meriterebbe - forse - un post a parte è il punto quattro. L'Italia è un Paese rigido? Ad esempio: è da un po' di tempo che l'inflazione in Italia cresce meno di quella tedesca. Questo dovrebbe essere un riaggiustamento dei prezzi relativi. Ma c'è voluta una crisi! In generale, cosa manca alla nostra economia affiché questa possa "riaggiustarsi" senza una profonda crisi? I problemi relativi alla misallocation dei fattori produttivi, spiegano l'incapacità (da me presunta) del sistema italia di aggiustare i propri prezzi relativi in modo normale, automatico? Che effetto ha la cassa integrazione in tutto questo? E le banche esposte troppo nel settore dei beni commercializzabili? Inoltre, la mancata concorrenza in parti grandi del settore dei servizi - ancora - spiega questa incapacità? La direttiva Bolkestein andava nella giusta direzione?
  10. LAURA DI LUCIA Rispondi
    Cit: "Il primo fondamentale beneficio dei cambi fissi è in termini di credibilità. Esattamente come un paziente che versi in anticipo l’intero costo annuale della palestra segnala la propria volontà di dimagrire con l’esercizio fisico". In pratica, Lei stesso, ammette che i cambi fissi avvantaggino solo il creditore perché non tengono conto di possibili avversità, indipendenti dalla volontà del povero obeso, che gli impediscano di proseguire le attività in palestra. L'importante è pagare, il resto viene dopo. Anzi, dal momento che l'obeso ha pagato, "chissene" importa della sua salute. Così precipita la Sua credibilità. Complimenti, ora può iniziare a scavare :)
  11. Intellettuale post-verità e fake news Rispondi
    Un po' come ''se si vota Brexit, sarà recessione già nel 2016''. 2017, di recessione manco l'ombra tanto che Juncker e Verhofstadt sono nel panico per se la GB sta bene senza l'UE, c'è la conferma che quest'ultima non serve a nulla.
    • Paolo Gelain Rispondi
      https://www.bloomberg.com/graphics/2017-brexit-bankers/
  12. Saluti Rispondi
    Visto che siamo in vena di paragoni, rimanere nell'Euro e continuare con la libertà di movimento del capitale di Maastricht è come tentare di curare il cancro con gli steroidi
  13. Roberto Rispondi
    Ottimo articolo. Mi chiedo perchè nel dibattito non si citi mai l'effetto che il deprezzamento del cambio, tanto invocato da alcuni, avrebbe sui consumi degli italiani. Si dimentica sempre un pezzo della storia: è vero che dopo un deprezzamento si esporta di più (con alcuni caveat), ma è anche vero che quel che si importa costa di più e se l'elasticità del prezzo di questi prodotti (petrolio, ma non solo, non mi pare che l'Italia produca telefonini o computer) è bassa, l'effetto potrebbe essere quello di spiazzare anche i consumi di prodotti nazionali o comunque di ridurre il potere di acquisto degli italiani.
    • Paperinik Rispondi
      Al contrario. Il deprezzamento del cambio frena l'acquisto di prodotti esteri (meno Volkswagen, BMW, lavatrici tedesche) e rilancia l'acquisto di prodotti italiani il cui prezzo rimane pressapoco identico (più auto prodotte a Mirafiori e Pomigliano, più Indesit) portando più soldi in tasca agli operai italiani, soldi che a loro volta verrano spesi in preferenza in prodotti italiani - perché anche se siamo esterofili e ora che possiamo compriamo tedesco perché fa fine, quando non potremo più non compreremo più. Riguardo al prezzo del petrolio e dell'energia, il 75% sono tasse (che potranno eventualmente essere abbassate) e comunque abbiamo visto senza shock alcuno (e senza analoghe variazioni sul prezzo della benzina) il petrolio a $120 come a $40. Senza parlare del fatto che il differenziale accumulato con la germania è circa del 20% e questo sarà il massimo deprezzamento del cambio. Mentre l'Euro si è svalutato da $1.50/€ a $1.05/€ cioè oltre il 33% e anche qui non ci siamo nemmeno accorti di variazioni sull'energia o sulle materie prime. Non a caso petrolio e materie prime in inglese sono definite "commodities": e diciamo di più: non solo sono poco costose e incidono poco sul prezzo finale dei prodotti (in una nazione industriale ed evoluta come la nostra), ma spesso le loro quotazioni seguono la domanda - ovvero se l'Italia, grande consumatore, si potrà permettere di pagare un po' meno, ebbene costeranno un po' meno.
  14. Savino Rispondi
    Come dice Prodi, non bisogna confondere la parola Euro con la parola crisi. E, quindi, la gente comune non deve confondere le questioni di tasso e di cambio con la politica dei redditi e con quella dei salari. Solo un incremento de livello di produttività ed una più equa distribuzione del lavoro e dei redditi tra ceti e generazioni possono dare salari più alti e con potere d'acquisto maggiore, facendo scemare l'effetto ottico di "evaporazione" del peso della busta paga in Euro.
  15. Francesco Betti Rispondi
    Professore una domanda. Poichè il paese importatore acquista anche la moneta del paese che produce il prodotto desiderato il risultato è che paesi che hanno un surplus commerciale vedranno progressivamente rivalutate le loro divise provocando, da una parte, una progressiva minor concorrenzialità dei prodotti dei paesi storicamente esportatori e, dall'altra, un aumento di appetibilità dei beni prodotti dai paesi importatori. Questo benefico "effetto pendolo" è praticamente bloccato con i cambi fissi o con la moneta comune. Se ho capito bene questa è la tesi di Bagnai, su molti altri aspetti molto poco convincente, ma su questa.....lei come risponderebbe?
    • Alessandro Rispondi
      Infatti. Come risponderebbe professore? Sembra che alla Germania la svalutazione competittiva abbia fatto bene. o no?
      • Paperinik Rispondi
        Ma insomma è elementare: se svaluta la Germania è buono è giusto e le fa pure bene. Se svalutiamo noi no. Alcuni animali della fattoria sono più eguali degli altri :)
  16. Michele Rispondi
    In realtà non è vero che l'economia italiana costa troppo rispetto alla propria produttività. Il problema è che produce beni di valore aggiunto troppo basso rispetto al costo totale dei fattori. Inseguendo la chimera del lavoro a basso costo e super flessibile si sono persi gli altri elementi che determinano la competitività. Tra i più danneggiati ci sono le imprese stesse che (complici ed entusiaste) si sono viste segare l'erba sotto i piedi: minore domanda, minore qualificazione dei dipendenti, minore innovazione, minore produttività, minore competitività. In poche parole: il declino del paese, sempre più lontano dall'Europa.
  17. stefano8 Rispondi
    Le evidenze dell'articolo sono condivise. Inoltre il debito pubblico è finanziato con titoli denominati in euro. Rimanere nei cambi fissi per evitare di rifinanziare il debito pubblico in nuova valuta, flessibile e competitiva perché si svaluta, mi sembra il beneficio. Evitare questo passaggio non superabile ci riporta al vero obiettivo di migliorare la produttività del paese.
  18. Paolo Gelain Rispondi
    Ottimo articolo come sempre. Ma non sarebbe anche il caso di scriverne anche uno sulle cause della produttivitá stagnante e sulle potiche da implementare per risolvere il problema? Avremmo cosí un argomento in piú e maggior chiarezza nel dibattito.
    • Alessandro Rispondi
      Magari cercando di spiegare come mai la produttività cala dalla seconda metà degli anni 90.