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  1. Antonio Carbone Rispondi
    In linea di principio sembra l'unica soluzione equilibrata. Ma si scontra secondo me con un limite strutturale. Essendo basata sul contributo degli utenti ha bisogno di una "massa critica" di persone in grado di identificare "bufale" e notizie falsificate. Tuttavia secondo l'ultima indagine OCSE del 2014, meno di un terzo della popolazione italiana avrebbe i livelli di comprensione della scrittura e del calcolo necessari per orientarsi nella vita di una società moderna (PIAAC - Programme for International Assessment of Adult Competencies). Quando l'ho letto non potevo crederci! Solo 3 adulti su 10! Il resto, cioè il 70%, sono in condizioni di analfabetismo funzionale! Siamo ultimi assieme alla Spagna rispetto a circa 30 paesi sviluppati. È vero che il fenomeno dell'analfabetismo funzionale è diffuso anche negli altri paesi, ma non ai livelli italo-spagnoli (es. Giappone e Olanda sono intorno al 40%). Sono dati molto preoccupanti che non spiegano solo la "virulenza" delle bufale.....
  2. Henri Schmit Rispondi
    Stamattina dopo il dibattito televiso Macron-Le Pen Le Monde analizza (http://www.lemonde.fr/les-decodeurs/article/2017/05/03/des-intox-du-debat-entre-emmanuel-macron-et-marine-le-pen-verifiees_5121846_4355770.html), secondo uno schema simile a quello proposto nel presente articolo, il discorso della candidata populista e rileva 19 affermazioni false, fuorvianti, incomplete etc. Sarebbe quello il lavoro della stampa seria, del mondo accademico e di noi tutti.
  3. sandro Rispondi
    wikipedia manca ancora del tutto di un sistema di certificazione dell'identità, e, a maggior ragione, di certificazione delle competenze di chi scrive. Di un simile sistema già si è dotata Facebook, dove è possibile visualizzare pagine autenticate di VIP gestite senza poter creare profili fake.Sarebbe auspicabile almeno su base volontaria per gli utenti che sono disponibli a farlo, anche affidandosi ad enti terzi che già svolgono questo tipo di attività di certificazione dei curriculum, oppure impegnando volontari.
  4. Giorgio Ponzetto Rispondi
    Vorrei chiedere all'esperto: non è possibile imporre alle piattaforme che siano pubblicati soltanto testi di cui l'autore è identificato? Non riesco a capire perché gli interventi sui giornali e sulle riviste hanno tutti un autore con tanto di nome e cognome e in più anche un direttore responsabile mentre sul web chiunque può scrivere qualsiasi cosa nascondendosi dietro all'anonimato.
    • A.C. Rispondi
      Come alcuni commenti sottolineano, l’identificazione degli autori (articoli firmati etc.) è certo una opzione che può aumentare credibilità e anche, grazie ai vantaggi legati alla reputazione, capacità di trattenere i membri di una comunità che vive di apporti volontari. La soluzione adottata nel caso specifico Wikipedia è però di non riportare sotto una voce la lista degli autori. Tuttavia non si tratta di contributi anonimi: nella pagina cronologia vengono registrate le modifiche, chi le ha apportate e, in caso di utenti non registrati, l’indirizzo IP. La “governance” è abbastanza elaborata e per chi vuole saperne di più si consiglia di consultare le pagine dedicate sul sito (https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Politica_relativa_alla_privacy#Identificazione_dell.27autore). Su FB gli utenti dovrebbero essere, almeno in teoria, identificati. Infatti se si perdono le credenziali o vi sono accessi sospetti ad un profilo, il social può chiedere l’invio di un documento di identità per ripristinare l’accesso. Tuttavia ciò non preclude il pullulare di profili falsi, nè scoraggia la diffusione di info distorte. Nonostante queste e altre differenze, il problema vero è che conoscere l’identità di un autore, pur consentendo di sanzionare illeciti, non preclude a ciascuno di diffondere notizie false/distorte. La maggioranza di queste sono infatti firmate, anche da personaggi noti. Ergo la necessità di soluzioni per un “fact checking” efficace e affidabile.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Per poter combattere le buffale on-line si deve prima essere capaci di combatterle come tali, proferite in tv, sui giornali, in conferenza stampa, etc. "Vaste tâche!", diceva l'altro.
  6. Francesco Pastore Rispondi
    Pur condividendo per ciò che concerne i vantaggi della gestione di una notizia o in generale di una informazione con la metodologia "wiki", ritengo la fattispecie delle fake news diffuse sui social network assolutamente peculiare rispetto all'enciclopedia on line più famosa del mondo. Il numero delle visualizzazioni della notizia sui social network e soprattutto la velocità con cui queste poi si trasformano in condivisioni e/o alimentano commenti di vario genere, rende il fenomeno assolutamente differente. Sebbene con costi di implementazione e gestione assai più elevati, ritengo che una politica repressiva e sanzionatoria quale quella applicata in Germania ed in via di discussione anche nel nostro Paese, sia l'unica adatta a contrastare il problema. Vi sono veri e propri cluster di pagine nei social media che sfruttano il fruttuoso mercato del click baiting sfruttando la velocità quasi incontrollabile di diffusione delle notizie. Ciò non accade ovviamente su wikipedia, per due ordini di ragioni. La prima è che si ha il non trascurabile vantaggio di consultare un solo spazio web, il sito ufficiale e la App a questo collegata. La seconda è collegata alla caratteristica principale di Wikipedia, in cui ciascuna voce è soggetta a preventiva autorizzazione prima di essere pubblicata, ed ogni modifica attiva una serie di segnalazioni che consentono entro pochi minuti o poche ore di rettificare eventuali informazioni false.
  7. Sandro Faleschini Rispondi
    Io resto convinto che trasparenza vuol dire eliminazione per quanto possibile dell'anonimato. Se tutti comparissero con nome e cognome validato da un documento, almeno per i messaggi di odio, bullismo e simili dovrebbe esserci un forte miglioramento.
    • Henri Schmit Rispondi
      Giustissimo!
    • Lorenzo Rispondi
      Non sono del tutto certo. Se fossi ateo e denunciassi la presenza invadente del tema della Resurrezione nei contenuti scolastici dei miei figli, non crede che io e/o loro potrebbero essere soggetti a discriminazione / odio? Personalmente ritengo che il metodo wiki sia migliore, ma mi rendo conto che esso cozza con l'obiettivo business di piattaforme tipo FB/YT o dei siti acchiappa click. In mancanza di un meccanismo che dia autorevolezza ai contenuti, l'enunciato di Eco si dispiega in tutta la sua evidenza: "La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità"
  8. Aubrey Rispondi
    Bel pezzo. Di Raymond, esiste il testo completo qui: https://it.wikisource.org/wiki/La_cattedrale_e_il_bazaar