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  1. Massimo Matteoli Rispondi
    May come Cameron va al voto solo per calcoli di bassa bottega politica. Spero faccia la solita fine
  2. Henri Schmit Rispondi
    Il sentiment anti-UE in UK ha 2 cause, l’inefficienza UE in campo politico, giuridico e fiscale e la minaccia combinata fra libera circolazione e immigrazione incontrollata. Preso in tenaglia fra UKIP e frange anti-UE del suo stesso partito Cameron ha pensato fare l’interesse del suo paese e del suo governo provando di far tacere entrambe le minacce attraverso un referendum. Ha perso la sommessa. Con lui hanno perso i remain. Perdendo l’UK perdiamo tutti. Perde l’UE che ha trattato con il governo Cameron concedendo ulteriori eccezioni, dannose per l’Unione; perdono i Tories che prima erano per il ‘remain’ e adesso guidano il negoziato per un hard exit; perdono i liberali e i pochi labouristi pro-UE che (contrariamente al SNP) non sono capaci di unirsi elettoralmente in un partito pro-Europa; perdono infine i paesi dell’UE che contavano su 'una sempre più stretta unione' per mettere in comune i debiti nazionali e che ora devono fare i conti con uno scenario futuro di stati molto più attenti ciascuno alla gestione del proprio debito. Il referendum è solo il pretesto per una rivoluzione di palazzo: ma invece di marginalizzare gli anti-eurpei consegna il potere proprio a loro. Prima fingono di piegarsi al verdetto solo consultivo, poi decidono di sciogliere il parlamento per sfruttare i momento positivo a favore di una maggioranza più solida a sostegno di una Brexit nel miglior interesse del paese. Da manuale. L’unico rischio è il SNP e secondo un 2° referendum sozzese.
    • Amegighi Rispondi
      Condivido l'analisi. Se permette ci aggiungerei il pensiero di T.Jefferson (1743-1826) quanto mai attuale, benchè espresso 350 anni fa. Secondo lui, infatti, occorreva e bisognava istruire il più possibile il popolo, perchè questo potesse essere pienamente in grado di controllare, verificare e giudicare le scelte dei suoi rappresentanti eletti al Parlamento. Ecco, mi dà l'idea che in questa era di Internet in cui tutti possiamo facilmente (molto più facilmente di 30-40 anni fa) accedere al fonte primaria dei dati, analizzarli e capirli (sulla base dell'elevata scolarizzazione raggiunta) siamo invece più proni a farci abbindolare da promesse inesistenti o impossibili, da progetti irrealizzabili, o peggio, da dati assolutamente falsi costruiti ad arte. La mia impressione è che forse siamo noi che non riusciamo con il nostro dibattito critico a costruire e modellare una classe politica realmente capace di affrontare i gravi problemi della nostra società e (soprattutto) a proporre delle credibili soluzioni. Preferiamo tutto sommato lasciar stare affidandoci al primo "santone" di turno e coltivando il nostro "piccolo orto" personale. Ne risultano situazioni paradossali come il "gravissimo" problema dei voucher (uno zero virgola delle ore lavoro totali, mentre nessuno sembra seriamente affrontare la disoccupazione giovanile) o quello dei vaccini (problema per gli umani, ma, a quanto pare, non per i possessori di animali domestici).
      • Henri Schmit Rispondi
        Sono d'accordo con il suo commento. Aveva ragione Jefferson, ma è un lavoro da Sisifo e quindi non dobbiamo farci troppe illusioni. Più facile perché più circoscritto sarebbe il compito di sanzionare (corregere o escludere) le persone pubbliche che dicono intenzionalmente il falso (per vantaggiarsi). Il compito spetta ai giornalisti (...) e al mondo accademico che non è innocente se non interviene e correge. Detto ciò il referendum sull'UE è stato un'operazione di palazzo travestito in strumento democratico. Il distinguo è nell'iniziativa, i governanti o qualsiasi minoranza. Cameron sperava far tacere i suoi avversari di partito - dopo aver umiliato i poco corragiosi (poco convinti!) dirigenti europei con le nuove deroghe. Se vinceva il Remain, altri paesi emulavano l'UK; quindi meglio così. La scommessa non ha funzionato e gli avversari di partito ne hanno approfittato per prendere loro il comando. Se il referendum partiva da un'iniziativa dell'UKIP, tutta la 'dialettica' sarebbe stata diversa ed immagino che il Leave avrebbe perso. La mia conclusione è che (per sradicare gli accessi, risolvere certe situazioni di stallo: la legge elettorale, l'euro) serve uno strumento d'iniziativa popolare a condizioni severe, con dibattito in parlamento, che si conclude se necessario con un verdetto popolare.
  3. tommaso Rispondi
    Dunque ora sappiamo che in DEMOCRAZIA è CINICO chiamare i cittadini a esprimersi su un passaggio importante che tante conseguenze avrà sulle loro vite Dunque, di converso, ne ricaviamo che ad es. Lukashenko, per dire, è probo, equilibrato e riguardoso e niente affatto cinico Io penso che all'origine di questo delirante commento ci sia la sindrome del "nuncevonnostà" (come si dice a Roma) che colpisce l'autore (non solo in questo post) e molti altri commentatori: non hanno saputo prevedere l'esito del referendum sull'uscita, il risultato non gli piace, e ora non sanno a cosa appigliarsi Sul perché molti politici e commentatori non sono riusciti a prevedere il voto sulla Brexit (ma anche Trump) e poi a prenderne atto, fino ad arrivare a rinnegare in sostanza i fondamenti democratici (sognando l'aristocrazia e il governo degli ottimati) ci sarebbe da riflettere, perché gran parte dei problemi si annidano proprio qui (ma la farei lunga e mi fermo) ps x Methodologos: lucido, sintetico, impeccabile: sottoscrivo!
    • Methodologos Rispondi
      Grazie, Tommaso, lei ha capito quello che intendevo.
    • Gianni De Fraja Rispondi
      Non è cinismo chiedere agli elettori di confermare decisioni importanti. Ma non è questa la dichiarata intenzione di Madam May. Ha infatti dichiarato che il popolo ha parlato il 23 giugno, che quindi non occorre consultarlo più sulla questione dell’appartenenza all’UE. Ha invece dichiarato che non vuole opposizione interna quando tratta con Bruxelles, e che quindi intende zittire, o almeno cercare di diminuire il ruolo dei deputati e dei partiti che intendono farsi portavoce del 48% della popolazione che ha votato Remain, e di quelli che hanno cambiato idea dal voto. Il fatto che la situazione politica sia tale che indire oggi un’elezione inutile (è inutile perché non c’è di fatto opposizione in Parlamento e quella nella società civile è minima), per massimizzare il numero di deputati attesi e per massimizzare il danno all’opposizione laburista è, a mio modo di vedere, cinismo.
    • Francesco Rispondi
      No, rinnovare il parlamento a proprio piacimento, solo perché non è costituito all 100% dai propri più fedeli sodali, non è 'democrazia'. Theresa May non chiede ai cittadini di esprimersi su nessuna questione di merito (Brexit non è in discussione). Bensì vuole solo utilizzarli per avere più strumenti per perseguire i propri scopi. Così come fece Cameron con il referendum, che l'aveva progettato come uno spauracchio per ricattare l'UE. È come se Renzi, sulla scia del successo delle elezioni europee del 2014, avesse sciolto il parlamento italiano e indetto nuove elezioni per prendere la stessa percentuale voti che aveva preso in quelle elezioni (40,81%). È quello che si definisce un "colpo di mano", che di democratico non ha nulla.
  4. Methodologos Rispondi
    E' proprio vero: per rimediare al cinismo della May e di Corbyn bisogna tornare al rigore etico, alla onestà morale e alla nobiltà di intenti di Blair.
    • Marcomassimo Rispondi
      Methodologos, tutto si può dire ma parlare di rigore etico di Blair è assolutamente irrazionale; dopo che si è ritirato dalla politica attiva è diventato milionario; gli stessi poteri finanziari che ne hanno favorito la politica e usato come "proxy" l'hanno ricoperto d'oro tra conferenze ed incarichi improbabili
      • Methodologos Rispondi
        Davvero il mio paradosso non era abbastanza trasparente? Mi dispiace. Quando nella newsletter de Lavoce l'articolo veniva presentato con questa frase: "Manca un Blair a sparigliare gli opposti cinismi." mi è venuto spontaneo sottolinearne quella che mi è parsa un'obiettiva sconcertante assurdità...
  5. amorazi Rispondi
    siete sicuri che la regina may riuscirà nel suo intento? le urne possono sorprendere!
  6. Marcomassimo Rispondi
    Corbyn e Sanders non sono due demagoghi; sono due seri tentativi di riformare quel capitalismo finaziarizzato che è nato nei paesi anglosassoni, che ha fatto gli interessi di pochi a scapito dei più, e che ha provocato squilibri sia sociali che politici ed una crisi della democrazia che sono sotto gli occhi di tutti.
    • alessandro sebastiani Rispondi
      Buongiorno Marcomassimo, pieno rispetto per le idee altrui, ma Corbyn quando parla a favore delle idee marxiste, a mio parere segue due linee: o ci crede (quindi e un ignorante della storia) o è un imbonitore alla ricerca di voti. Io propendo per la seconda ipotesi. Scusa se mi sono permesso una risposta provocatoria.
      • Marcomassimo Rispondi
        Caro Alessandro, nessuna provocazione; Sanders e Corbyn pongono problemi concreti che sono sotto gli occhi di tutti; diseguaglianze sempre più abissali; finanza e commercio sregolati, precarietà lavorativa ed esistenziale, retribuzioni stagnanti ed insufficienti per larghi strati, carenze della assistenza sanitaria (in america), condizionamento della politica, della cultura, dei media da parte dei poteri forti, concentrazioni oligopolistiche nella propietà dei media. Non sono estremisti, sono dei borghesi moderati, i veri estremisti sono i pochi che di tutto questo beneficiano