logo


  1. Max Rispondi
    Apprezzo le argomentazioni di Perotti. Credo tuttavia che lo scoop non stia tanto nell'aver segnalato un "copia ed incolla" della Madia ma nell'aver mostrato una certa disinvoltura della stessa nel muoversi ("fregare?") il sistema pubblico. Presentazioni informali che diventano seminari nel CV (non capita spesso...), cut and paste che diventano capitoli di tesi, paper coautorati che diventano a firma singola, per evitare forse di dover scrivere un altro capitolo. Fino a prova contraria, si prende una borsa di studio per fare un lavoro degno, e sempre fino a prova contraria noto nel presunto comportamento della Madia la stessa "furbizia" dei "furbetti del cartellino" che la sua riforma punta a combattere. Che lo scoop sia questo? P.S. a Tilburg c'e' andata a spese proprie? Altrimenti forse dovrebbe risultare qualcosa nella contabilità del dipartimento.
  2. Marco Spampinato Rispondi
    Ma si, in fondo...il plagio è solo un reato accademico, ed è più facile incapparvici quando si scrive in seconda lingua. E un esperimento fatto in fretta e furia, o fatto fare ad altri, accelera l'ottenimento del titolo di dottore di ricerca. Tutto "funziona" in una certa ottica che evidentemente soddisfa i requirements dell'università italiana. E poi tutti sanno che gli economisti usano esperimenti in modo avventuroso, solo per dimostrare tesi che non ne richiedono nemmeno. Infine, un dottorato italiano non serve a formare un ricercatore, ma ad attribuire un titolo in più a tanti con interessi diversi dalla ricerca scientifica. Il caso mi sembra possa essere chiuso come "normale" per l'accademia e per la società italiana. Magari non solo italiana...tanto più bassi sono gli standard tanto più cucinate in casa sono tutte le carriere. A ciascuno il suo "calcetto".
  3. enrico lanzavecchia Rispondi
    meno male che l'articolo del FQ era eccellente... chissà quanti false avrebbe contenuto se fosse stato allineato agli standard men che mediocri del resto del giornale
  4. andrea Ronchi Rispondi
    ottima replica. Riguardo alla difesa delle corporazione invocata da Feltri e altri, io (che non mi sono mai iscritto all'albo professionale al quale appartengo in quando idiozia presente solo in italia) fossi in lui mi guarderei in giro e conterei il numero di giornalisti parenti di giornalisti sia nelle testate radiotv pubbliche che nella carta stampata privata. Solo merito? Rispondo alla Totò "ma mi faccia il piacere".
  5. ac Rispondi
    Non riesco a trovare il link alla fonte originaria in discussione...
    • Bruno Gazzola Rispondi
      La premessa relativa al rischio di apparire un difensore d'ufficio del pessimo ministro non appare superflua, anche se poi viene superata dal rigore scientifico, o più semplicemente dall'onestà intellettuale che permea l'articolo; sulle qualità del ministro in questione ha già detto Lei, ed io mi associo, ma qualche considerazione in più sul mondo accademico in generale, sull'ormai intollerabile metodo di scambio delle citazioni nei lavori "scientifici" e sull'attribuibilità del contenuto delle tesi e affini ad un numero indeterminato di laureandi o specializzandi e dottorandi, anziché al singolo, come usava una quarantina di anni fa all'Università di Bologna e credo in molte altre, me la sarei aspetatta, anche perché conservo il manoscritto della mia tesi di laurea e gli appunti dei periodici confronti con il relatore. Bruno Gazzola
  6. Simone Mariotti Rispondi
    Ottima replica. Impeccabile, come sempre. Curioso il punto 2.b. Strano che Stefano Feltri, solitamente attento, abbia preso una cantonata del genere, tra l'altro su un aspetto della questione di minore importanza all'interno del suo impianto accusatorio, e giudicante (sigh!). Chiunque abbia frequentato una qualsiasi università lo sa. Forse non era così solo molti decenni fa, forse...
  7. Paolo Zappavigna Rispondi
    Complimenti Perotti, ho sempre apprezzatuo la sua competenza e la sua indipendenza di giudizio. C'è molto bisogno di persone come lei, soprattutto in tempi di fake news.