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  1. Marco Spampinato Rispondi
    Qualcosa è cambiato, perché sono d'accordo con lei ora. Se il problema si sposta a monte, infatti, dal metodo ottimo di selezione dei progetti di investimento pubblico alla natura ibrida dello Stato attuale (spa pubbliche, società miste, posizioni individuali a termine trasformate in contratti a vita nella PA, etc.), si comprende meglio. Come esito del blocco di concorsi e turnover (post-Maastricht) e dell'esigenza di ridimensionare aziende pubbliche ed esternalizzare attività, si è generata un'ampia privatizzazione/ibridazione del pubblico. Quel mantra di cui lei parla - è un retroterra concettuale comune -, è entrato in crisi a causa dell'interazione di diverse rappresentazioni di "pubblico" e "privato". Il conflitto creatosi tra queste rappresentazioni, non affrontato in termini "alti" e propri (rappresentazioni), è stato risolto da un certo modo di pensare pratico e "politico", che obietta che la distinzione che lei (ed io d'accordo) troviamo molto utile, non serva a nulla. Ciò che conta è solo la dimensione trasversale, politica, dell'appartenenza a comunità di sentire (partiti, movimenti, associazioni, comunità locali, etc.), e non la forma del contratto o della società (ente pubblico, spa, etc.). Penso che quel capitale sociale relazionale tanto esaltato da alcuni come punto di forza locale si sia mangiato, metaforicamente, un po' tutto il resto. Come una o più gemeinshaft che annullano completamente la gesellschaft.
  2. Antonio Carbone Rispondi
    LA VERA RIFORMA DELLA P.A. GIA' ATTUATA Tra gli obiettivi indicati dall'autore, le Spa pubbliche ne perseguono uno davvero odioso: aggirare le norme sul pubblico impiego. Odioso perché ad aggirare le proprie norme è lo stesso Stato. Si parla tanto di blocco del turn-over nella pubblica amministrazione come di un problema legato a vincoli di bilancio ma quando i funzionari che vanno in pensione vengono "sostituiti" da dipendenti di una Spa "pubblica" (per lo più precari) che spesso colmano anche le carenze di organico diventate strutturali in molte PA, stiamo assistendo ad un vero e proprio riassetto non dichiarato. Per di più non percepito: in un ufficio pubblico a nessun utente viene il dubbio che il proprio interlocutore non sia un funzionario dipendente della PA alla quale si sta rivolgendo per il rilascio di una autorizzazione, di un parere o altro. Le conseguenze negative di questa scellerata strategia sono numerose e ancora non indagate come giustamente evidenzia Ponti (a cui va un sentito ringraziamento per la puntualità dei suoi interventi).
  3. Gianluigi Rispondi
    Un giorno parlai con uno che aveva corriere . Mangiava soldi ogni anno ma era ditta de padre morto e mamma insisteva per continuare. Finì che la rilevarono dei dipendenti che gestiscono ferrotranvie pubbliche . In pratica ora danno gli appalti a se stessi. Poi ci chiediamo come mai 850 miliardi di spesa pubblica . Invece di Ag entrate serve agenzia delle uscite !
  4. Domenico Fiore Rispondi
    Da contribuente condivido appieno l'analisi svolta che si dovrebbe compiere per tutte le voci di spesa che concorrono alla formazione del pubblico bilancio. Concordo pienamente sul concetto che il pubblico NON DEVE mirare ai profitti ma alla qualità dei servizi garantiti a tutti i cittadini