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  1. Markus Cirone Rispondi
    Quello che la legge 107 chiama "merito" non è altro che il "diritto" di essere pagati per un lavoro aggiuntivo non previsto dal contratto di lavoro. Aspetto sempre che qualcuno mi spieghi come si valuta il lavoro di un insegnante senza osservarlo mentre lavora.
  2. V.P. Rispondi
    LA FALLITA BUONA SCUOLA E L’INGANNEVOLE “CATENA VALUTATIVA” Mentre ha senso e utilità valutare gli studenti in ordine al profitto negli insegnamenti impartiti, non ha senso logico valutare simmetricamente gli insegnanti, come se l’insegnamento-apprendimento fosse un torneo o un match a due e il mancato apprendimento potesse essere sempre imputato all’insegnante . Si finge di dimenticare che l’iter per diventare docenti richiede: laurea (almeno una), abilitazione/i, concorso/i, a volte qualche master, anni di esperienza sul campo come supplente o di ruolo. In questo iter i docenti sono continuamente esaminati e valutati, per cui voler valutarli di nuovo e a tappeto – con fini fiscali, inquisitori, punitivi appena appena velati – è ridondante, privo di senso e molto costoso se fatto seriamente, se fatto in modo sbrigativo diventa quasi lotteria o roulette russa. a seguito di una valutazione estemporanea, aleatoria e non affidabile non fa che peggiorare la situazione. Il riconoscimento di qualche centinaio di euro a pochi è insieme ridicolo e offensivo, chiaramente illusorio ai fini del miglioramento della qualità della scuola. Funge inoltre da alibi e silenziatore rispetto al rinnovo del contratto nazionale di lavoro. No comment all’ipotesi …. creativa di misurare la “capacità didattica” Leggi tutto: http://www.aetnascuola.it/la-fallita-buona-scuola-lingannevole-catena-valutativa/
  3. Piero Rispondi
    Il livello degli studenti delle superiori è crollato in parallelo a quello degli insegnanti superiori nn valutati, ed al livello dei genitori che proteggono a prescindere dei loro figli, dei lavotatori autonomi che evandonono in massa, degli imprenditori che taroccano tutti i bilanci, dei politici pieni di privilegi e che gestiscono il mercato del consenso, dei banchieri che ne fanno di cotte e di crude e la scampano sempre. E pure dei proff Universutari che giudicano quelli delle superiori e si dimenticano che il 99% di loro è stato assunto con concorsi baronali fatti su misura. È l'intero sistema sociale che stà crollando: è ipocrita pensare che scuola (ed università) siano isole staccate dal degrado.
  4. pasquale andreozzi Rispondi
    Purtroppo, anche questa volta tutto finirà (o forse si è già concluso) in una grande "epocale" sanatoria ope legis, cme le precedenti, che per decenni hanno martoriato la scuola, anche se il loro obiettivo iniziale era, ovviamente, di rivitalizzare la scuola. La buona scuola si avvia a dare l'ennesima dimostrazione della validità della teoria dell'eterogenesi dei fini, anzi ne è il laboratorio ideale. A questo punto, credetemi, sarebbe una notizia il reale svuotamento di qualcuna delle graduatorie ancora in essere. Invece anche la BS, come dimostra il vostro link, non svuoterà nessuna delle graduatorie che, come crogioli di tanti miti di immortalità e risurrezioni, continuano a prosperare. E che dire del bonus merito? risolto, per lo più, con auto dichiarazioni su criteri svogliatamente elaborati, nel silenzio di genitori e studenti? criteri sui quali gli stessi dirigenti non hanno avuto il coraggio di operare una seria valutazione, consapevoli (colpa?) di non possedere "Autorità". Guardate che per i DS le cose vanno peggio. Non vengono valutati ma ricevono comunque la retribuzione di posizione e di risultato. Perché affannarsi? Ora pare ch l'ex PDC ancora si chieda perché con tutte le risorse spese la BS non piaccia a nessuno. Rifletta sul fatto che essa non piace ai riformisti liberali (come me), che l'avrebbero voluta dialogante e incisiva (so che è difficile ma si poteva fare). E non piacerà mai agli statalisti della difesa ad oltranza di tutti e tutto.
  5. Riccardo Rispondi
    Concordo pienamente con Andrea, il problema non solo gli insegnanti ma anche il "materiale umano" con il quale lavorare. Senza contare che alle elementari vengono formate classe da 30 alunni e che i genitori di adesso non sono più quelli di una volta. Oggigiorno interferiscono quotidianamente con il lavoro degli insegnanti e ciò non genera certo serenità nell'ambiente scolastico. All'università il problema genitori non è sentito, ovviamente, ma provate a frequentare le scuole primarie e vedrete che aria tira.
  6. Renato SEEBER Rispondi
    Sono docente universitario (ramo scientifico) da ormai più di 40 anni ed ho un'esperienza lunga e continua di interlocuzione con i giovani. Negli ultimi 10 o 15 anni la deriva verso il basso è spaventosa, e l'analisi sarebbe lunghissima. Per restare in tema, credo che i problemi non siano soltanto di lingua italiana, ma di capacità logica di recepire e formulare un pensiero men che semplicissimo. Ovvio sia poi difficile tradurlo in linguaggio, come recepirlo dal parlato o dallo scritto. Mancano poi anche i 'mattoni' corretti per costruire una frase e per articolarla correttamente (grammatica e sintassi)
  7. andrea Rispondi
    Nell'articolo sembra si dia per scontato che il problema sono gli insegnanti. Nessun accenno invece è fatto alla possibilità che le nuove generazioni passino molto più tempo su internet (che contiene migliaia di fonti di informazione non strutturate però come un libro) e trascurino la lettura dei libri (romanzi o saggistica).
    • sottoscritto Rispondi
      Ciao Andrea. A mio avviso l'articolo vede il problema nell'organizzazione del sistema scolastico e nelle dinamiche, non negli insegnanti. Di sicuro ci sono insegnanti molto bravi e altri insufficienti, almeno per mia esperienza diretta. Il fatto che una parte degli insegnanti siano contrari alla valutazione dei risultati e della loro attività, cosa che accade per qualsiasi tipo di impiego da dipendente, sicuramente non è un punto a loro favore o in ogni caso non genera fiducia nel loro operato e nelle loro capacità. Credo che dare la colpa a internet, strumento con potenzialità elevatissime anche per l'istruzione e la formazione, non sia corretto. Significa non voler evolversi e modernizzarsi, non saper cogliere le nuove sfide e opportunità. La scuola dovrebbe sfruttare internet per i propri scopi ed essere in grado di introdurlo agli studenti come uno strumento di apprendimento; ad esempio insegnare come svolgere una ricerca tramite internet e come selezionare le fonti attendibili. Demonizzarlo non avrà alcun risultato positivo sul futuro della scuola e del paese.
    • gmn Rispondi
      Se si riferisce alle nuove generazioni di insegnanti, non posso che concordare...
    • V.P. Rispondi
      "Nell'articolo sembra si dia per scontato che il problema sono gli insegnanti." Sembra anche a me e non solo in questo articolo. Hanno sbagliato tutti (politici, governi, ministri, sindacati, esperti vari, e anche i presidi) sia operando che omettendo. Ora dare la colpa agli insegnanti (incapaci, fannulloni, che non vogliono essere valutati, ecc.) fornirebbe comodi alibi a tutti senza però risolvere il problema.
  8. Claudia Villante Rispondi
    Ringrazio per aver effettuato una riflessione sulla valutazione nella scuola, ma sono parzialmente d'accordo con la visione degli autori che sembra non considerare affatto l'enorme mole di lavoro svolto sul mondo dell'istruzione e della formazione italiano avviato con il sistema nazionale di valutazione. Un colossale lavoro che ha combinato auto-valutazione delle scuole (effettuato con i Rapporti di Autovalutazione - RAV) e valutazione esterna ad opera di INVALSI. I Nuclei di Valutazione Esterna (NEV) attraverso una strumentazione di valutazione robusta e comune a tutti i valutatori sono stati impegnati (sebbene ancora a campione) a verificare e fornire indicazioni per il miglioramento alle scuole, partendo dal loro rapporto di autovalutazione. I NEV sono stati impegnati ad effettuare visite approfondite, corredate di interviste strutturate, focus group, e strumenti di rilevazione rivolti a tutti gli attori della comunità scolastica (docenti, studenti, genitori, dirigenti, personale ATA). Certo, aree di miglioramento ve ne sono (nella strumentazione così come nella copertura) ma affermare che non si faccia valutazione non è, a mio avviso, rendere omaggio ad un percorso che la scuola ha già avviato, magari nel silenzio delle buone pratiche, come spesso accade negli ambienti scolastici.