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  1. Pietro Brogi Rispondi
    Personalmente ritengo che l'unica equa soluzione sia quella di riportare tutte le pensioni in essere al calcolo contributivo, soluzione tecnicamente non facile ma possibile con un serio impegno che limiti i possibili errori di calcolo. Per i diritti acquisiti personalmente credo che una pensione sia acquisita al momento che viene erogata, mese dopo mese. Del resto se la Corte Costituzionale ritiene che debbano essere considerate acquisite dovrebbe anche indicare come possano essere pagate, in assenza di sufficiente crescita del gettito contributivo.
  2. carlo Rispondi
    sono un pensionato,qualcuno mi può spiegare quanti soldi avrei oggi a disposizione se, anzichè pagare i contributi , avessi potuto trattenere quei soldi ed investirli in qualche buon fondo? Perchè le tasse sul lavoro sono sempre state più alte rispetto alle altre forme di tassazione (es finanziaria)? Questa differenza compensa il fatto di avere una pensione più alta rispetto ai contributi versati, o no? grazie
  3. FERDINANDO PICCINI Rispondi
    Mi stupisco che si parli sempre di importi delle pensioni, senza porsi la domanda da quale algoritmo questo importo derivi. Per chiarezza tutti gli odierni pensionati ex dipendenti, percepiscono la pensione calcolata con il sistema retributivo sulla media degli ultimi 10 anni di stipendi rivalutati al tasso di inflazione con un rendimento fisso del 2% sino ad un tetto anch'esso rivalutato - nel 2014 era pari a euro 46076,00, oltre tale soglia ( scaglioni successivi del 33% ciascuno ) tale rendimento si riduce sinial arrivare allo 0,90% sull'ultimo scaglione. Pertanto le pensioni alte o mediaticamente "d'oro" , che sono un di cui degli stipendi più alti, non solo hanno generato pensioni più alt , ma avendo subito un rendimento minore in sede di liquidazione , hanno contrinuito , già all'origine . a finanziare quelle più basse ,queste si ( direi ragionevomente) più favorite perché non giustificate da sufficiente contribuzione-
  4. Marcello Rispondi
    Tutti questi discorsi danno per scontata la conoscenza dell'ammontare dei contributi versati da ciascun pensionato. Io ho molti dubbi sulla effettiva capacità dell'INPS di ricostruire il percorso contributivo individuale e infatti sentivo parlare di tassare forfettariamente per categorie, in base a stime di quanto un certo gruppo avrebbe "approfittato" di leggi favorevoli. In questo caso più che di "equità" si dovrebbe parlare di "fare cassa". D'altra parte chiedere agli interessati di documentare i propri contributi, a distanza di 20 anni non mi sembra possibile.
  5. amadeus Rispondi
    Sinceramente l'utilizzo di uno strumento come l'imposta mi sembra poco pratico e poco praticabile, se non altro perchè farebbe ulteriormente salire la pressione fiscale! L'aspetto discriminatorio decisivo su cui intervenire va invece ricercato nella distinzione, introdotta dalla riforma Dini del '96, tra lavoratori con almeno 18 anni di contributi a cui la riforma non andava applicata e lavoratori con meno di 18 anni a cui andava applicata pro-quota, da quel momento in avanti. Si tratta di una distinzione introdotta a causa della vergognosa pressione dei sindacati (CISL in particolare), che dal punto di vista legale non ha nessuna giustificazione, in quanto introduce una discriminazione puramente arbitraria. Sarebbe bastato prevedere che la nuova norma si sarebbe applicata per tutti a valere sui futuri contributi versati. Tale discriminazione che, non vedo come potrebbe superare il vaglio della Corte Costituzionale, se solo arrivasse a tale giudizio, potrebbe essere semplicemente superata con una modifica della legge Dini. Non è un problema di diritti acquisiti ma di discriminazione. Non ci sarebbero problemi di calcolo perchè verrebbero applicati pro-quota i criteri già in vigore, dal 1996, per i lavoratori con meno di 18 anni di contribuzione.
    • Antonio Massarutto Rispondi
      La mia proposta intendeva essere "budget neutral" (eventuale maggiore gettito compensato da una riduzione di altre imposte). Anche io,avrei preferito che all'epoca la discriminazione non ci fosse stata, ma oramai è poco utile parlarne. La riforma Fornero ha chiuso le porte, ma intanto i buoi erano scappati, e non credo che un provvedimento retroattivo possa farli rientrare. La via fiscale resta a mio avviso l'unica opzione.
  6. Federico Leva Rispondi
    Una proposta affascinante. Grazie.
  7. Luigi Rispondi
    L'Italia è un Paese curioso, anche coloro che si ritengono le persone più "giuste" di tutte, non partono, per raccattare soldi da coloro che hanno violato le leggi, ma da coloro che le hanno rispettate. Tra i cosiddetti diritti acquisiti, oltre al diritto di proprietà, ci sono i diritti alla prescrizione. Ad esempio a quelle fiscali. Perchè prima di mettere le mani in tasca a coloro che hanno osservato la legge, non si mette mano a chi ha accumulato patrimoni e non risulta che negli ultimi 30 anni abbia pagato adeguate imposte? Come? Semplice, revocando il diritto acquisito alle prescrizioni fiscali e chiedendo loro come abbiano fatto a non pagar tasse e a diventare ricchi. Poi si potrà passare ad altro. Ultima annotazione. Le pensioni da lavoro, in Italia, secondo la Corte Costituzionale, sono retribuzioni differite, calcolate secondo i contratti e la legge, sulle quali, una volta che sono in esecuzione, si pagano le imposte come sulle altre retribuzioni da lavoro secondo la capacità contributiva di ciascuno. Mi sembra che la proposta in questione sia più adatta ad uno Stato autocratico che ad uno Stato di diritto.
    • Antonio Massarutto Rispondi
      Se sia o meno opportuno ed equo incidere sui "pensionati d'oro" è una questione squisitamente politica, sulla quale è lecito dividersi (io penso che lo sia, senza ovviamente con questo sostenere che non sia giusto ed equo anche lottare in tutti i modi contro l'evasione). Lei ha un'opinione diversa, e la rispetto. Più che discutere di questo, però, il mio articolo voleva ragionare sulla praticabilità di un certo percorso, qualora ci fosse una volontà politica in tal senso.
  8. Vittorio La Creta Rispondi
    Piena condivisione nella proposta !
  9. nicola Rispondi
    Così si spingerebbe la fuga dei pensionati all'estero, perdendo la totalità del gettito fiscale e i relativi consumi.
    • Antonio Massarutto Rispondi
      Possibile, ma è una questione da approfondire. Trattandosi di una imposta disegnata ad hoc su una tipologia di reddito particolare, nulla vieta di prevedere che essa venga prelevata alla fonte qualunque sia il luogo di residenza.
  10. Dario Rispondi
    Ormai penso che l'unico sistema per sanare le ingiustizie italiane, inutile elencarle, sia un bel default con la gente "normale" in piazza...
  11. Dario Stevanato Rispondi
    Mi sembra un’ottima proposta, cui ero anch’io giunto attraverso il principio di discriminazione qualitativa dei redditi “non guadagnati”, e che potrebbe reggere al vaglio della Corte Cost…http://www.giustiziafiscale.com/economia-diritto-e-tassazione/775-pensioni-alla-ricerca-dellequita-perduta
    • Antonio Massarutto Rispondi
      Grazie della segnalazione, leggerò l'articolo con molto interesse
  12. Henri Schmit Rispondi
    La proposta sembra ottima per superare uno degli ostacoli più temibili incontrati dal governo Renzi! Il vero avversario delle riforme buone del precedente governo è stata la Consulta che difende un'interpretazione discutibile della teoria dei diritti acquisiti (contro l'effetto immediato delle misure d'ordine pubblico sui contratti in corso) e dell'uguaglianza (fra disuguali!). Come mai il legislatore di paesi con un rapporto debito/PIL di una frazione di quello italiano può intervenire modificando unilateralmente certi elementi dei contratti dell'impiego pubblico o delle prestazioni di previdenza sociale mentre in Italia questo è vietato dalla Corte, vero sovrano che non deve rendere conto a nessuno? La soluzione proposta ha il merito di poter mettere d'accordo tutti, Consulta compresa. Nella sostanza può sembrare troppo moderata, ma è preferibile allo status quo. Meglio ancora, se ci fosse la possibilità di andare oltre la sentenza della Corte attraverso un'iniziativa popolare seguita da un dibattito pubblico (anche sulle ragioni della Corte) e decisa con verdetto popolare.
  13. GIBERTI Rispondi
    Ma di che aliquote maggiorate parlate visto che sulla parte marginale gia si paga il 43%?Volete di più?
    • Antonio Massarutto Rispondi
      Io ho cercato di ragionare sull'"an" e non sul "quantum". Il "quantum" dipenderà, suppongo, da una valutazione anche politica.
  14. Dario Stevanato Rispondi
    Ottimo, avevo indicato analoga soluzione in questo articolo http://www.giustiziafiscale.com/economia-diritto-e-tassazione/775-pensioni-alla-ricerca-dellequita-perduta
  15. franco tegoni Rispondi
    La letteratura su come "punire" fiscalmente le pensioni d'oro è ormai infinita. Non mi risulta che qualche studioso abbia indagato sulla legislazione che , nel corso degli anni, ha generato quelle pensioni soprattutto nel pubblico impiego o parapubblico. Sarebbe interessante valutare gli effetti distorsivi e di maggior costo per lo Stato di quei provvedimenti presi "per ammansire la bestia". Faccio solo due esempi: la legge per i combattenti n.336/1970 che ha riguardato i dipendenti pubblici e parapublici (es. i dipendenti delle Casse di Risparmio compresi i dirigenti iscritti all'INPS) ; la legge finanziaria che eliminò il tetto massimo della pensione INPS con ricalcolo retroattivo. Quindi deve essere chiaro che la responsabilità politica e morale delle distorsioni denunciate è da attribuire alla classe politica di tutti i tempi che era ed è fatta di persone con nome e cognome le quali si sono ampiamente "premiati" con i noti vitalizi privi di qualsiasi fondamento tecnico almeno per un lungo tempo. Poi si possono migliorare la tassazione risarcitiva che già oggi esiste.
    • ENRICO Rispondi
      Quando si vuole la norma si arretra eccome!. con sent. Cass Lav. n. 7673/1986 i Supremi confermarono la validità di un contratto nazionale R.A.I. con cui si novava il precedente che conferiva la rivalutazione annua alla pensione integrativa interna. MA: quei lavoratori così mazzolati erano già in pensione alla data del nuovo CC.NN.LL! ergo , dopo che il merito aveva riconosciuto il diritto, hanno dovuto restituire i soldi percepiti e riconosciuti. Perciò.........
  16. paolo pollicelli Rispondi
    Io proporrei il ricalcolo in base al metodo contributivo per tutti. Così invece di assistenza si potrebbe finalmente fare previdenza.
    • Antonio Massarutto Rispondi
      Purtroppo non si può!
  17. Sergio Nardini Rispondi
    Come si può risolvere il problema dei molti che non dichiarando il dovuto al fisco lamentano pensioni minime ma hanno patrimoni più o meno cospicui dichiarati o intestati a familiari? Grazie