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  1. Marco La Colla Rispondi
    Agli autori dell'articolo chiederei come si spiega la differenza di genere negli stipendi a fronte dei contratti collettivi di lavoro. Un'impiegata di banca, con la stessa anzianità di un suo collega, guadagna lo stesso importo e lo stesso succede ad un'operaia o ad una commessa. Probabilmente le differenze nascono dopo, nella possibilità di carriera e, da ex piccolo imprenditore, ho riscontrato nelle mie dipendenti, una notevole differenza di rendimento tra prima e dopo la nascita di un figlio. al di là dei periodi di assenza legati al parto ed all'allattamento. L'attenzione e la concentrazione diminuiscono vistosamente, aumentano le dimenticanze e gli errori e la qualità del lavoro ne risente parecchio. Se quindi il collega di pari anzianità e di pari capacità fa carriera più rapidamente, è evidente che dopo qualche anno avrà un reddito più elevato. Se però la collega è single o, anche se sposata, non ha figli, le differenze non ci sono e anzi spesso sono a favore della donna che si impegna sul lavoro più dell'uomo.
    • arthemis Rispondi
      @ Marco: "Un'impiegata di banca, con la stessa anzianità di un suo collega, guadagna lo stesso importo e lo stesso succede ad un'operaia o ad una commessa. " Quando si parla di gap salariale in ambito aziendale (non a livello nedui di 'sistema paese'), si considerano persone con la stessa mansione: dai dati, risulta solitamente una differenza del 10-30% - e ci sono numerosi studi che cercano di capire il motivo, non ultimo il fatto che le donne (anche le single senza figli) non chiedono aumenti con la stessa frequenza dei colleghi uomini. La soluzione non potrebbe anche essere la condivisione degli impegni familiari con i mariti, anziché azzoppare le donne a prescindere? Dove è scritto che un bambino di 10 anni debba essere accompagnato alle visite solo dalla madre, per esempio? Perché un figlio maschio che non si occupa dei genitori 'è 'normale, cosa ci vuoi fare', ma una figlia viene additata come ingrata? Ah, ma forse agli uomini non piace essere penalizzati sul lavoro, preferiscono mantenere il ruolo da 'bread winner'... e a molte donne tutto sommato non dispiace mantenere il ruolo di 'gate keeper'.
  2. Alessandra Casarico e Salvatore Lattanzio Rispondi
    Grazie per i vostri commenti. Per quanto riguarda i fattori che spiegano il differenziale salariale di genere, possiamo ipotizzare che il salario di un lavoratore dipenda da tre fattori. Innanzitutto dalle caratteristiche del lavoratore stesso: il suo talento, il livello di istruzione, l’età, l’esperienza lavorativa. In secondo luogo, dalle politiche salariali e organizzative adottate dalle imprese; infine, vi è una parte residuale spesso utilizzata come misura della discriminazione. Il 30% spiegato dalle componenti relative alle imprese è la somma del 20% dovuto al sorting delle donne in imprese con determinate caratteristiche, e del 10% dovuto al minor bargaining power femminile. Il restante 70%, quindi, è dato da differenze nelle caratteristiche individuali, osservabili (es. numero di ore lavorate, qualifica, esperienza lavorativa) o non (es. produttività, talento) e da una parte residuale dovuta alla discriminazione dei datori di lavoro. La proposta di legge sul congedo per dismenorrea, su cui non abbiamo informazioni dettagliate, non rientra tra le misure organizzative a livello aziendale a cui stavamo pensando. Le policy su cui ci soffermeremmo sono quelle che possono equivalentemente andare a vantaggio del lavoratore e della lavoratrice. Se da un lato questo congedo potrebbe aiutare ad affrontare un problema legato alla salute della donna, è possibile che influenzi negativamente la domanda di lavoro femminile da parte delle imprese.
  3. Mauro Rispondi
    L'articolo è estremamente interessante e struttura bene il problema tra comportamento delle aziende, sorting (legato strettamente alle scelte scolastiche e formative) e bargaining. Quello che non capisco è la numerica, dove il 30% è spiegabile con il comportamento delle aziende (politiche, organizzazione, etc) , il 20% con il sorting e il 10% con il bargaining. Cosa succede per i 40% non spiegato?
  4. SB2017 Rispondi
    Gentili autori, grazie per l'interessante articolo. Ho letto ieri su Repubblica che e' al vaglio una legge sul "permesso mestruale pagato". Con tutto il rispetto per gli intenti del legislatore (anche considerando che la cosa e' anche stata proposta all'estero), qual e' la vostra opinione sugli effetti di queste politiche sui fattori che avete considerato? Personalmente trovo che questo tipo di iniziative ledano gravemente l'immagine delle donne lavoratrici e che contribuiscano a peggiorare il gap salariale. Grazie!