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  1. Franco Becchis Rispondi
    L'ufficio stampa di Gnammo mi chiede cortesemente di aggiornare alcuni dei dati contenuti nel mio pezzo. Eccoli: Correzione : la cifra di 380.000 euro di Gnammo non sono ricavi. Gnammo: transato= €322.000, host=6.000,coperti= 18.000 Vizeat: host=18.000 Eatwith: transato=150.000
  2. Fabrizio de Stefani Rispondi
    Devo correggere la sua affermazione riguardo la cosa che ha chiamato HACC: nel testo approvato dalla Camera è previsto che: "L'esercizio dell'attività di home restaurant è subordinato al possesso dei requisiti di cui all'articolo 5 della presente legge nonché al rispetto delle procedure previste dall'attestato dell'analisi dei rischi e controllo dei punti critici (HACCP) ai sensi del regolamento (CE) n. 852/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, sull'igiene dei prodotti alimentari. Il temuto obbligo "Hacc" non è stato - dunque - sostituito da alcuna buona pratica da regolamentare, ma anzi nel caso l'operatore ometta di predisporre procedure di autocontrollo basate sui principi del sistema HACCP, comprese le procedure di verifica da predisporre ai sensi del regolamento (CE) n. 2073/2005 e quelle in materia di informazioni sulla catena alimentare, e' punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.000 a euro 6.000 (art. 6.6 Decreto Legislativo 6 novembre 2007, n. 193 "Attuazione della direttiva 2004/41/CE relativa ai controlli in materia di sicurezza alimentare e applicazione dei regolamenti comunitari nel medesimo settore". Quanto all'asserita irrilevanza rispetto al settore della ristorazione pubblica del settore "Home restaurant", attivo da molti anni nel nostro Paese sia versione ufficiale che più o meno occulta, sarei prudente e non mi stupirei di assistere in un futuro molto prossimo a proteste di categoria simili a quelle in cronaca.
    • Franco Becchis Rispondi
      Grazie. Fra la stesura dell'articolo e la sua pubblicazione alcuni cambiamenti sono avvenuti, e lei ce li ha ricordati.