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  1. Farside Rispondi
    Concordo in pienissimo con le osservazioni degli altri lettori. Aggiungo che: 1) "le poche ore lavorate [in Italia]" è affermazione infondata: secondo l'OCSE si lavora, ad es., più che in Germania (https://stats.oecd.org/Index.aspx?DataSetCode=ANHRS); 2) mettere nel calderone dell'assenteismo chi sta legittimamente a casa perchè malato e chi è sedicente malato è operazione scientifica discutibilissima; 3) sbaglierò, ma temo che le assenze minori nel privato siano anche dovute al fatto che, coi tempi e coi contratti che corrono, è meglio farsi vedere iperattivi dal padrone...
    • dean Rispondi
      Premessa: la prof.ssa Del Boca ha davvero sprecato tempo nel fare un'analisi (probabilmente correttissima nel metodo) di un problema che è solo politico, non economico, Se non capiamo questo dato di partenza parliamo di aria fritta. E' evidente che la recente campagna politica sulle visite fiscali ha un duplice fine: A) rintuzzare le richieste sindacali di nuovi contratti nella PA (della serie: prendetevi quattro euro e scordatevi di quello che ha detto la Corte Cost., che soldi non ne abbiamo) ; B) tranquillizzare i datori nel privato: quando Piercamillo Davigo, segretario ANM, dice che la corruzione e la concussione sono immorali, ma che è immorale anche il fatto che un ingegnare che lavora in Comune guadagni quanto una segretaria nel privato, è chiaro che si corre il rischio di destabilizzare tutto il sistema del cd. mercato del lavoro (e questo non va bene per chi oggi è al potere e deve dare garanzie ai datori di lavoro)
  2. Giangi Rispondi
    Aggiurngo se se volesse davvero comparare il fenomeno, occorre depurare il settore privato dai ca 50 milnioni di ore di cassa integrazione durante le quali il lavoratore privato si riposa e non si ammala, E magari lavora in nero.
  3. Giangi Rispondi
    Anzitutto l'età media dei lavoratori pubblici è molto più alta che nel settore privato, causa il protarsi da anni del blocco del turn over. Poi vi è una maggiore femminilizzazione,che pure andrebbe indagata. Poi, nel pubblico non esistono incentivi legati alla presenza a differenza che nel privato. Inoltre le retribuzioni molto basse (10 anni senza contratto), la criminalizzazione mediatica ed il carico di responsabilitò suggeriscono di dedicarsi di più alla salute, anche a costo di subire l'assurda decurtazione dello stipendio, questa sì incostituzionale.
  4. Michele Lalla Rispondi
    I dati esposti sembrano giustificare un certo accanimento contro chi si assenta per malattia. Se si esaminano i casi singoli, allora si scoprono molte incongruenze. Confermo per esperienza diretta il punto (2) di Paolo Palazzi: con il braccio rotto, per disperazione di orari, sono tornato a lavorare. Potevo farlo, per le funzioni che espletavo, ma ... Stabilita l'esistenza della malattia, perché rimanere prigionieri? Quanti casi di assenza a casa, si sono rivelati fasulli, perché l'assente era dal medico? Infatti, l'orario del privato, non parliamo del pubblico, coincide con l'orario della visita medica.
  5. Paolo Palazzi Rispondi
    Due osservazioni: 1) Come si fa a scorporare l'effetti costo dall'effetti controllo nella riduzione dell'assenteismo dopo la legge Brunetta? 2) Il controllo, fatto dai medici, dovrebbe controllare la sussistenza dell'inabilità a lavorare non la presenza in casa! In un paese normale il controllo potrebbe benissimo avvenire per appuntamento, non si capisce perché, se mi rompo un braccio, debba essere condannato a 7 ore di arresti domiciliari!