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  1. Wallerstein Rispondi
    Le disuguaglianze sono intrinseche al funzionamento del sistema - se libero da correttivi - come furono il new deal e le socialdemocrazie post guerra. Quando i patti vengono sciolti (patteggiamenti tra capitale e lavoro) la popolazione che vive con il reddito del proprio lavoro invariabilmente imbocca la discesa delle proprie condizioni di vita. In barba alla 'razionalità ed efficienza' dei mercati.
  2. Emanuele Rispondi
    Molto interessante. Per caso sono disponibili pubblicazioni sulla distribuzione di inequality comparata storicamente in diversi Paesi? Grazie
    • Guido Alfani Rispondi
      Sulla disuguaglianza / estrazione della disuguaglianza nel periodo 1500-1800, ho pubblicato un articolo compativo che include i Paesi Bassi spagnoli (all'incirca l'attuale Belgio), la Repubblica Olandese, lo Stato Fiorentino e lo Stato Sabaudo: G. Alfani e W. Ryckbosch, “Growing apart in early modern Europe? A comparison of inequality trends in Italy and the Low Countries, 1500–1800”, Explorations in Economic History, 62, 2016 In un secondo articolo, dedicato alla quota dei più ricchi e al loro numero nel periodo 1300-1800, oltre agli Stati di cui sopra ho incluso il Regno di Napoli (Puglia) e parzialmente la Repubblica di Venezia e la Catalogna: G. Alfani, “The rich in historical perspective. Evidence for preindustrial Europe (ca. 1300-1800)”, Cliometrica, 11(3), 2017 (la versione working paper è open access: http://www.igier.unibocconi.it/files/571.pdf)
  3. Piero Fornoni Rispondi
    La ricchezza dei genitori crea la base di partenza per i figli e senza un intervento dello stato per assicurare una eccellente educazione a tutti le disuguaglianze non possono che aumentare perche’ non solo i figli dei poveri e ormai anche della classe media non solo non ereditano la stessa ricchezza di quelli del 10% piu’ ricca della popolazione, ma ricevono una educazione non adeguata. Una misura che potrebbe aiutare e’ un UBI “Universal Basic Income” che permetterebbe anche ai “poveri “ di rischiare per scoprire e sviluppare i propri talenti ed approfittare di opportunità’ rischiose ma che possono offrire grossi guadagni in denaro e/o soddisfazione professionale. Il problema del “Universal Basic Income” e’ come introdurlo senza mandare in bancarotta lo stato ed incentivando la maggior parte della popolazione ad usarlo per attività’ educative, creative, produttive, etc. . La mia tesi che mentre gli scienziati, gli ingegneri, i dottori, economisti, etc. in questi secoli hanno fatto progredire l’umanita’, i politici e gli addetti alle discipline sociali hanno prodotto poco o niente sia teoricamente che sperimentalmente per aumentare la mobilita’ sociale ed ridurre la diseguaglianza.
    • attilio Rispondi
      Salve, non credo nell'UBI (problemi disegno dello schema per incentivare al lavoro, etc..), credo che una soluzione sia tassare molto più aggressivamente la parte di ricchezza trasferita intergenerazionalmente, ad oggi in europa abbiamo tasse di successione troppo basse (gli USA sembrano sovietici rispetto all'Italia sul tema..), queste tasse raccolte in più dovrebbero alimentare una migliore istruzione a chi è più sfortunato (principio di equivalence of input, non output..), tassazione più bassa sui salari più bassi.. ed altre agevolazioni ai redditi inferiori. Credo che in un sistema europeo in forte invecchiamento, con gli ultra 60 che detengono più 60/70% della ricchezza è l'unica arma di redistribuzione in senso più egualitario. Qualsiasi misura di reddito a pioggia disincentiva la produzione e la crescita del prodotto totale.