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  1. Valerio Tramutoli Rispondi
    Caro Marco fa impressione come la banalizzazione dei numeri porti a conclusioni (e purtroppo azioni) a volte contrarie alle intenzioni Naturalmente scoprire che la mia Regione (la Basilicata) abbia il terzo fabbisogno più basso e addirittura inferiore a quello delle P.A. di Trento e Bolzano, davvero mi inorgoglisce. Anzi mi inorgoglirebbe se l'ISTAT, nel suo rapporto (su ASILI NIDO E ALTRI SERVIZI SOCIO-EDUCATIVI PER LA PRIMA INFANZIA, 2013/14, l'ultimo), non mi dicesse che questo non dipende da una grande offerta di posti ma da una bassissima domanda. Il numero di utenti (bambini 0-2 anni presi in carico da parte dei Comuni italiani), è di 1,4 su 100 in Calabria, 2,2 in Campania, 6,5 in Basilicata, 15,8 in Trentino, 15,0 in Lombardia etc. (Tav. 1.1). E' noto infatti che il servizio di asilo nido in Italia non è gratuito e che laddove l'occupazione femminile (e il reddito medio) sono più bassi, anche il pagare la retta dell'asilo può risultare un problema e comunque, per paradosso, un ulteriore incentivo (principalmente) per le donne a restare a casa ad accudire figli (se non parenti anziani) risparmiando così la retta dell'asilo (o della badante), rinunciando spesso in tal modo alla ricerca (per quanto difficile) di un possibile lavoro o a un percorso di studio. Naturalmente gli esoneri per reddito non bastano (i Comuni hanno a bilancio somme insufficienti ad alzare le soglie ISEE) sicché non credi che questo DL richiederebbe un ulteriore approfondimento? Un'abbraccio
    • Marco Marucci Rispondi
      Caro Valerio, come ben dici la banalizzazione dei numeri può nascondere tante insidie. Dietro il numero di bambini iscritti all'asilo ci sono tante dinamiche nascoste: gli iscritti per un solo anno o per frazioni di esso, gli iscritti ad asili convenzionati piuttosto che asili gestiti direttamente dal comune (in Basilicata la percentuale è alta), i contributi alle famiglie come voucher etc. (in Basilicata la percentuale è bassissima, seconda solo alla Calabria). Altre misure di conciliazione vita-lavoro non riuscite o insufficienti a livello nazionale hanno contribuito a questa situazione drammatica, nella sua come in altre Regioni. Non mi riferisco solo al tasso di copertura ma ad esempio al fatto che intere zone/comuni non abbiano servizi per la prima infanzia. il DL in questione andrebbe sicuramente implementato con un maggiore apporto di risorse ma io spero che questo sia per lo meno l'inizio di un percorso di lettura di fabbisogni e monitoraggio che verrà con buona probabilità condotto dal MIUR. Per quanto riguarda le percentuali di fabbisogno sottolineo il fatto che non si tratta di percentuali di copertura all'interno della Regione (vedi Indicatore di presa in carico ISTAT) ma di percentuale di quella copertura rispetto al dato nazionale. In questo calcolo influisce ovviamente molto la popolazione della Regione rispetto al totale Italia. Altre Regioni anche con copertura interna maggiore (come ad esempio la Lombardia) hanno un numero di 'esclusi' comunque superiore.