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  1. Marco Bat Rispondi
    Nella mia associazione di volontariato, per risolvere il problema della persistenza della povertà in alcune famiglie senza lavoro, si è creato uno sportello chiamato Incontralavoro. Lo sportello ha lo scopo di far incontrare un datore con esigenze di lavoro temporaneo e lavoratore in disoccupazione, lasciando ai volontari il compito di risolvere la complicata burocrazia dei voucher. Gli stessi funzionari dell'INPS si sono offerti formatori. Il progetto funziona e 35 dei 70 ex disoccupati stanno lavorando, chi con contratti stabili chi con vouchers. Il progetto è iniziato nel 2013. Purtroppo la precisazione del Dlgs 81/2015 è arrivata tardi ed effettivamente si incorreva in persone sottopagate che lavoravano per 8 ore per avere solo due voucher da 10 eur (7,5 per il lavoratore). Questo ha generato le 3,3 milioni di firme per il referendum. Il legislatore prima del 2015 si era dimenticato del compenso minimo per sbadataggine oppure era "l'inganno" creato specificamente?
    • Paolo Mariti Rispondi
      Si è trattava di una precisazione ...arrivata in ritardo" o di una scelta che consentiva minori costi? Si può ora dire che episodi simili cessino del tutto oppure può permanere qualche sacca di lavoro in nero?
      • Simone Ferro Rispondi
        Per la prima parte ribadisco quanto ho detto nella precedente risposta: tenderei ad escludere la cattiva fede del legislatore, non vedo il motivo di introdurre meccanismi volutamente aggirabili per favorire il lavoro nero. E' stata probabilmente una mancanza di lungimiranza. Per quanto riguarda la seconda: rimangono certamente sacche di lavoro nero ma non sono più attribuibili all'esistenza dei voucher. Ad oggi, come detto, l'obbligo di indicazione preventiva dell'orario di lavoro fa in modo che lo strumento non si presti più a coprire lavoro irregolare, ciò non toglie che il lavoro nero continui ad esistere.
        • Paolo mariti Rispondi
          Temo di essermi spiegato male. Non mi riferivo a cattiva fede del regolatore, semmai ad imprevidenza. Piuttosto ad un comportamento di certi operatori tendente ad usare i vouchers per alcune ore salvo "prolungare" il rapporto in nero. Si può escludere questo in futuro?
        • Paolo mariti Rispondi
          Forse, non mi sono ancora una volta espresso bene. Sono interessato a capire se, anche in presenza di buona fede da parte del Regolatore, permanga tuttavia la possibilità, da parte dell'Utilizzatore di una stessa ed unica prestazione di lavoro occasionale, di protrarla in nero.Che il lavoro in nero possa in generale continuare ad esistere è altra questione.Grazie.
    • Simone Ferro Rispondi
      Caro Marco, il problema non era il compenso minimo bensì la mancanza dell'obbligo di indicazione preventiva dell'orario di lavoro durante l'attivazione del voucher. Questo come detto permetteva ai datori di pagare il lavoratore con un solo voucher e, in caso di controllo, dichiarare la presenza del lavoratore solo per quell'ora. Tenderei ad escludere la cattiva fede del legislatore, non vedo il motivo di introdurre meccanismi volutamente aggirabili per favorire il lavoro nero. E' stata probabilmente una mancanza di lungimiranza. Complimenti per il lodevole progetto. Simone
  2. Marco Rispondi
    Il ricercatore dovrebbe precisare che nella legge da nessuna parte e'precisato che il voucher vale per un ora di lavoro .quindi unvoucher potrebbe valere per più di un ora .Utile sarebbe sapere chi controlla chi è dove visto gli organici oggi pressoché ridotti ai minimi termini degli uffici ispettivi.Da ultimo consiglio alla signora lalla di leggere bene cosa viene indicato dalla Cgil nella carta dei diritti.ireferendum sono l'unico strumento rimasto per aprire una discussione diversa in questo paese su cosa oggi è diventato il diritto del lavoro.Prima di dare a tutti degli incapaci leggere cosa qualcuno oggi prova a proporre.
    • Simone Ferro Rispondi
      Caro Marco, grazie per il consiglio su cosa sia meglio precisare ma quanto lei dice è errato: la legge stabilisce che i 7 euro e 50 netti sono il compenso orario minimo. (cfr http://www.inps.it/portale/default.aspx?itemdir=5590 al terzo paragrafo o, se preferisce il riferimento normativo, Decreto Legislativo n. 81/2015, art. 49 comma 2)
  3. Paolo mariti Rispondi
    Come spesso succede anche qui vi sono vantaggi e svantaggi. Tutto sembrerebbe pendere però verso un prevalere dei primi sui secondi e dunque manterei vouchers sembrerebbe una decisione corretta.Così ritengo. Ma allora perchè tanto rumore? Solo ideologia o peggio ideologismi da parte sindacale (che ne riconosce l'utilità (o quanto meno la convenienza) avendone fatto un certo uso? C'è qualcosa che non si capisce.
  4. Felice Rispondi
    Leggo da un recente articolo di Marta Fana che "una valutazione basata sul costo del lavoro calcolato sui contributi previdenziali versati è per forza di cose molto inferiore per i voucher, dal momento che per ogni buono orario da dieci euro, il datore di lavoro versa solo il 13 per cento di contributi e non il 26 per cento come mediamente avviene per i contratti subordinati". Cosa ne pensa? - Nell stesso articolo si legge che tra il terzo trimestre 2016 e il terzo trimestre del 2015, l’incidenza del lavoro tramite i voucher rappresenta il 31 per cento della nuova occupazione complessiva. Ritiene anche lei che l’incidenza dei voucher possa essere utilmente verificata anche tramite il rapporto con il totale dell'occupazione aggiuntiva creata in un determinato anno. Grazie del contributo.
    • Simone Ferro Rispondi
      Grazie per il contributo. Lo 0,23% e' calcolato come costo totale del lavoro accessorio diviso per il costo totale del lavoro dipendente privato. Non e' calcolato come scritto erroneamente nell'articolo da lei citato sulla base dei soli contributi. (Fonte: tavola 29, pagina 41 del paper inps "Il Lavoro accessorio dal 2008 al 2015. Profili dei lavoratori e dei committenti.") Per quanto riguarda il secondo punto: quel 31% e' frutto di un calcolo fallace (o tendenzioso). Marta Fana calcola l'incidenza dei voucher dividendo lo stock di lavoro accessorio nel periodo per il flusso di occupazione nello stesso periodo. Questo calcolo non ci dice nulla sull'incidenza dei voucher. Pensi ad esempio che se ci fosse stato un calo equivalente dell'occupazione avremmo concluso che i voucher ammontano a -31% della nuova occupazione applicando lo stesso ragionamento. Spero di essermi spiegato, grazie ancora per il contributo, Simone
      • Felice Rispondi
        Grazie, ma purtroppo non riesco ad afferrare l'esempio del secondo punto sollevato (comunque, non credo che nel caso di lavoro accessorio abbia senso differenziare tra la parola stock o flusso, assumendo che in quel caso si tratti di "mercato secondo contratti di vendita o spot"). In ogni caso, quali potrebbe essere una modalità opportuna che consente di calcolare l'incidenza dei voucher sulla nuova occupazione? Sempre che il quesito sia interessante.
        • Simone Rispondi
          Provo a spiegarmi meglio: se calcoliamo l'incidenza dei voucher dividendo il numero di posizioni dipendenti equivalenti per la crescita dell'occupazione otteniamo un numero che non dice nulla sull'incidenza perché stiamo dividendo uno stock (il tot. del lavoro accessorio) per un flow (la variazione negli occupati). Paradossalmente, a parità di voucher, se l'occupazione fosse diminuita avremmo ottenuto un numero negativo e se fosse aumentata di 1 avremmo 7'650'000%. Mi spiego? Anche con contratti spot ha senso differenziare tra stock (il numero di voucher erogati) e flusso (la variazione nel numero di voucher erogati). Lei calcolerebbe l'incidenza dei contratti a tempo determinato dividendo il numero di contratti a tempo det. per la variazione nel n. di occupati? Tale calcolo non dice niente sull'incidenza. Se vogliamo calcolare l'incidenza dobbiamo dividere stock per stock. Possiamo calcolarla in termini di reddito dividendo il totale del reddito da lavoro accessorio per il totale del reddito da lavoro privato (ed ottenere quello 0,23%), oppure possiamo farlo in termini di teste dividendo il totale del numero di percettori di voucher per il totale degli occupati (non per la variazione) ed otteniamo un numero molto più alto (8% circa) perché ovviamente il reddito percepito da ciascun interessato è bassissimo (circa 600 euro lordi annui in media). Quindi possiamo dire che l'incidenza in termini di reddito è 0,23% e riguarda l'8% dell'occupazione. Spero sia più chiaro
          • Felice
            Grazie, molto. Non mi sembra informativo in senso economico il confronto dell’INPS basato sul numero di “teste” (per assurdo, tutti i voucheristi potrebbero in media aver lavorato ben poche ore all’anno, e i secondi essere tutti a tempo pieno e indeterminato) e continua a non convincermi la distinzione qui proposta tra stock e flusso: non possiamo accumulare lavoro accessorio nel tempo, non possiamo costruire uno stock, un potenziale di risorse e di energia acquisito sul mercato del lavoro, non ci sono ulteriori negoziazioni tra i contraenti e l’erogazione avviene immediatamente. Non è patrimonio, capitale, non è un parco macchine. Ogni voucher erogato in ogni momento sembra rappresentare sempre nuova occupazione. Se fosse questo il caso si potrebbero porre in rapporto due grandezze flusso. E il risultato, la Fana la chiama incidenza, informa su quale è la percentuale potenziale di persone a tempo pieno che si sarebbe potuto occupare in assenza dello strumento. Anche con contratti di lavoro a tempo determinato (si noti che tali persone avrebbero, a parità di salario netto, guadagnato in termini di contributi, il ché nel nostro attuale sistema pensionistico rileva). Se la nuova occupazione a tempo pieno avesse valore negativo, quel confronto mi direbbe che senza l’attività lavorativa remunerata con i voucher la congiuntura sarebbe stata peggiore. Se ci fosse stato un solo nuovo occupato, praticamente tutta la nuova occupazione avrebbe quelle caratteristiche, lavoro accessorio.
          • Felice
            Grazie ancora. Rimango perplesso sul punto relativo alla definizione di stock - flusso sul lavoro accessorio. Appare con tutta evidenza che non si puo' parlare di stock, si tratta di contratti tipicamente spot. Il lavoro accessorio non si puo accumulare, viene erogato subito e i contraenti non rinegoziano. Non e' patrimonio, capitale fisso, né un parco macchine. Sembra proprio essere sempre nuova occupazione, in ogni momento o periodo temporale. E allora quel rapporto, che la Fana chiama incidenza, non e' nient'altro che un indicatore del potenziale di lavoratori dipendente che si sarebbe potuta occupare in assenza dello strumento voucher, ceteris paribus.
  5. Michele Lalla Rispondi
    Complimenti. L'articolo è chiaro e abbastanza esaustivo. Mi càpita di usare i voucher per lavoratori domestici occasionali, una media pari a circa una mezza giornata di lavoro al mese. La loro eliminazione mi obbligherebbe a rinunciare all'aiuto. Trovo che i sindacati avrebbero da riflettere nella lettura di questo articolo, ma da anni sono incapaci di elaborare strategie convincenti.