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  1. Massimo Matteoli Rispondi
    Non sono un economista ma basta il buon senso per capire che il fallimento della terza banca italiana avrebbe conseguenze disastrose per l'intero paese. La cosa più ridicola, mi scusi chi la pensa così, sono quelli che dicono che non vogliono "spendere" i loro soldi per salvare il MPS, senza contare quanto gli costerebbe non salvarlo. Il fatto veramente tragico è l'nerzia del sistema finanziario italiano; anche loro hanno evidentemente paura di "spendere", eppure l'esperienza di Banca Etruria (e le perdite che anche loro hanno subito per questo) dovrebbe pure aver insegnato qualcosa. Tanto per fare un nome, Intesa san Paolo, così sollecita a dichiarare di essere pronta a sostenere Berlusconi contro la scalata di Bollorè a Mediaset, pensa forse che i suoi conti miglioreranno con la tempesta che colpirà il sistema bancario italiano nel caso di risoluzione del MPS? Poveri illusi.
  2. Alfredo Rispondi
    Lo Stato ci guadagnerà anche, ma scusate, io contesto il principio. Non si vede perchè nel caso delle banche il rischio d'impresa debba ricadere sui cittadini. A fronte di un riparo dalla speculazione, come gli stessi autori terrorizzano in un precedente articolo, la sicurezza di trovare soccorso nell'intervento pubblico autorizza evidentemente azionisti e manager (sovente retribuiti con cifre esorbitanti) a intraprendere politiche poco oculate, quando non al limite dell'azzardo. E poi, se denaro pubblico dev'essere speso, anzichè ricapitalizzarle, non si potrebbe ricorrere a procedure più selettive di tipo civilistico (come le procedure concorsuali) salvaguardando esclusivamente gli interessi di depositari e correntisti, che nulla hanno a che fare con certe decisioni?
  3. Henri Schmit Rispondi
    Ottimo articolo! come quello precedente sull'effetto benefico delle intenzioni dichiarate da parte dell'autorità pubblica. Non c'è mercato, non c'è contratto, non c'è libertà senza autorità pubblica che garantisca. Questo non giustifica qualsiasi intervento, ma vieta la rinuncia di principio all'intervento, come alcuni sedicenti liberali volevano farci credere. Rimane la questione quando e come intervenire, se si salva il sistema o se a spese pubbliche si sistemano gli amici. Chi ci garantisce che il pubblico ne trarrà vantaggio? Il governo in carica? Sicuramente quello precedente non ha garantito un bel niente; scegliendo il ruolo di Ponzio Pilato ha in realtà utilizzato il rischio sistemico per fare (inutilmente) pressione sull'opinione pubblica chiamata a votare sulle riforme (questo il giudizio espresso da Ferruccio De Bortoli una settimana fa in una trasmissione televisiva). Chi allora se ne assumerà la responsabilità? Quanto costerà? Dove - da chi - prendere quello che servirà?
  4. Antonio Sechi Rispondi
    E' un interessante quadro sinottico, certamente utile per capire meglio, uscendo almeno un po' dall'angusto panorama nazionale. Forse aggiungerei alle tabelle l'incidenza degli interventi pubblici sul PIL nazionale. Mi pare necessario per contestualizzare le scelte politiche dei governi. 100 €miliardi non sono lo stesso importo in Italia, in Germania o in Bulgaria.
  5. Orkydea Rispondi
    "a volte lo stato ci guadagna" forse qualche stato efficiente e competente in Italia non esiste uno stato efficiente e competente qui adottiamo soluzioni incompetenti e populiste, dettate dalla paura e dalla ricerca del consenso in Italia le banche "erano" solidissime, ora scoppiano come palloncini oggi abbiamo la tecnologia per intervenire nei sistemi bancari, prelevare forzosamente i dati dei clienti, trasferire i dati in un'altra banca e far fallire la banca che ha amministrato male i soldi dei clienti, punto dirigenti delinquenti in galera dipendenti conniventi a casa banca chiusa per fallimento as simple as that tutto il resto, "la banca non può fallire", "troppo grossa per fallire" e menate varie, via, à la poubelle quando cominceremo a fare la persone serie, a punire severamente gli errori, a tutelare davvero i cittedini?