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  1. Andrea Rispondi
    mi permetto di offrire due nuovi strumenti in aiuto ai sondaggisti: le bioscienze, il bio marketing (la capacità di previsione del comportamento umano attraverso l'analisi di parametri biometrici) e i famosi BIG Data. In un prossimo futuro, ma mlt prossimo comprendere l'esito del voto sarà un gioco da ragazzi in mano a pochi.....il passo successivo? I computer quantici quando non sarà più vera la massima di Picasso "i computer sono macchine stupide sanno solo dare risposte"
  2. Enrico Rispondi
    Una provocazione ed una domanda. Chi li commissiona è consapevole della reale esiguità del campione ? Visto che nei fatti poi sui sondaggi si creano anche proposte di legge sarebbe il caso di affidarsi a standard più elevati anche in ragione del fatto che un po' in tutto il mondo questo genere di analisi ha fallito. Su questo punto la comunità scientifica come si pone ?
    • Sergio Beraldo Rispondi
      Standard più elevati implicano costi più alti che i committenti non intendono sostenere. D'altro canto non è sicuro che il committente sia sempre in grado di apprezzare la qualità dell'analisi. Io valuterei molto positivamente un codice di autoregolamentazione che almeno induca i realizzatori a rendere pubbliche quelle informazioni rilevanti spesso omesse da cui la qualità del sondaggio può essere inferita.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Premetto che non sono esperto. Ma trovo l'analisi, in particolare il problema delle sostitutzioni e del nonresponse bias, estremamente interessante. Penso che i sondaggi dopo il referendum potrebbero essere più interessanti, più informativi, di quelli durante la campagna. Il NRB potrebbe incidere meno. Chi ha votato come? come voterebbe alle politiche? ha votato sul merito del quesito o sul governo? qual è stata la ragione/motivazione del suo giudizio: una riforma convincente, una riforma imperfetta ma necessaria o utile, una riforma con più difetti che pregi, una riforma interamente sbagliata, una riforma viziata da secondi fini inaccettabili? Se fossi un capopartito vorrei conoscere le risposte a QUESTE domande.
  4. Massimo GIANNINI Rispondi
    Uno dei fattori di maggior peso sia la stima degli indecisi e soprattutto dell'affluenza. L'astensionismo a livello di contea/stato ha infatti distorto i sondaggi in America allorché in Italia man mano che l'affluenza aumentava era possibile stimare meglio il risultato. Infatti per il referendum è risulta evidente l'alta correlazione tra affluenza e distribuzione del voto secondo la forza politica di appartenenza tradizionale. Quanto più alta era l'affluenza tanto più il risultato si sarebbe avvicinato, e andava stimato, secondo i criteri delle elezioni politiche. Un'alta affluenza favoriva e ha favorito il NO perché lo schieramento era decisamente più ampio e vario.
  5. Michele Lalla Rispondi
    La frase "ancorché il 40 per cento di consensi corrisponda, in linea di massima, a quelli ottenuti dal Pd alle elezioni europee del 2014" è ingiustificata perché: (1) dovrebbe rappresentare quanto meno l'insieme dei partiti al governo, (2) perché proprio il PD era diviso sul tema al suo interno. I sondaggi elettorali sulle intenzioni di voto, con tutti i limiti di tali sondaggi citati nel testo, danno il PD è intorno al 30%. Ciò costituirebbe una riprova delle obiezioni poste. Se si assume per buono il dato fornito dai media (e quindi da qualche istituto di sondaggi) che circa il 75% dei "sì" sono voti del PD, allora 0,75 X 40%=30%; ossia il PD sarebbe sempre al 30%. Naturalmente, a tale argomentazione si può contro-obiettare che i dissidenti rivoterebbero PD. Certo, ma intanto non è scontato il loro rientro e molto cambierebbe nelle elezioni politiche. Sulle altre considerazioni dell'articolo pesano diversi elementi, tra i quali il silenzio di 14 giorni prima del voto e non mi è chiaro se i sondaggi siano telefonici. In tal caso si ha una lista completamente inaffidabile e si ritorna al caso della Literay Digest.
    • UngernSternberg Rispondi
      Alle Europee tra l'altro l'astensione è sempre alta. Al referendum la partecipazione è stata come alle politiche. Il 40% del PD alle Europee è frutto dell'alta astensione che ha danneggiato gli altri, in primis M5S. Dire che corrisponde al 40% del si è una bufala grossolana. In quel 40% c'era un buon 5% da Forza Italia, 3-4% da centristi per Monti/NCD e simili, ovvero gente che preferisce Renzi a Grillo. Cosiccome il 60% del No è misto, ma evidente di gente che preferisce Grillo a Renzi. Ma se ci si vuole convincere che il PD prenderebbe 40% al primo turno dopo la batosta del referendum, fate pure. Disonestà intellettuale fino alla fine.
      • Sergio Beraldo Rispondi
        Nell'articolo intendevamo soltanto evidenziare come il 40% dei consensi a favore della propria posizione avesse in un caso determinato un trionfo, in un altro una disfatta. Non intendevamo in alcun modo sostenere, ed infatti non è scritto nell'articolo, che se si votasse ora il PD prenderebbe il 40% dei consensi.