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  1. stefano magnone Rispondi
    Non condivido quanto espresso nei commenti e nell'articolo. In particolare se l'intesa non è raggiunta si attendono trenta giorni e poi si può procedere, non è previsto che il veto di una sola Regione blocchi un paese. Soprattutto se, come nel caso, si tratta di criteri per le nomine degli amministratori delle aziende sanitarie. Questo viene tolto con la riforma alle Regioni e destinato alla potestà esclusiva, uno dei tanti passi in avanti rispetto ad ora. Leggere il veneto che esulta perché potrà continuare a nominare i manager con criteri propri è oltraggioso, come ogni volta che la politica sale ai piani delle scelte di merito Sul problema delle ingenuità del Governo posso anche essere in accordo ma se la collaborazione deve essere leale allora i tatticismi sarebbero fuori luogo. Il lavoro pubblico è contrattualizzato, è vero, ma le norme che lo regolano sono di potestà statale e certo non si può pensare che una singola Regione possa reclamare intese su diritti e doveri di cittadinanza nazionale. La riforma corregge eccome questa stortura.
  2. Sebastiano Fabio Plutino Rispondi
    Il motivo per cui non si è ricorsi all'intesa è che essa può essere raggiunta solo se c'è l'unanimità delle Regioni: con questa sentenza la Consulta ha sancito in pratica l'impossibilità dello Stato di legiferare in materie concorrenti nelle quali non ci sia una prevalenza della materia statale, posto che basta che il Molise o la Provincia Autonoma di Trento non sia d'accordo e si blocca tutto.
  3. Federico Leva Rispondi
    Questo dettaglio non mi sembra molto dettagliato. Ho letto il testo della sentenza e, per rispondere agli altri due commenti, non è affatto ovvio che la revisione dell'art. 117 abbia un effetto: per esempio, lo Stato si era appellato alla competenza esclusiva in materia di ordinamento civile, che è invariata, e non è ovvio dove ricadano le altre materie toccate (per esempio le procedure amministrative sui trasporti pubblici locali). Addirittura la sentenza ha concesso allo Stato di legiferare sulle materie esclusive delle Regioni, visto che c'era un disegno organico piú vasto e inestricabile: dice solo di chiedere il permesso! Ebbene, è proprio questa la fase che certamente non cambierà se passasse il Sí: la conferenza Stato-Regioni non viene abolita né riformata, il Senato non pare poter assumere la rappresentanza delle Regioni in modo tale che poi non si possano opporre alle leggi approvate dal Senato. Per non dire poi del nuovo potere di veto offerto alle regioni a statuto speciale sulla revisione dei rispettivi statuti, segnalato dall'articolo di Massimo Greco.
  4. EzioP1 Rispondi
    Nel caso la riforma venga approvata con il referendum del 4 dicembre, dove viene riconosciuto il prevalere dell'interesse dello stato su quello delle regioni, il semplice parere non vincolante bloccato dalla Consulta, sarebbe sufficiente oppure sarebbe sempre richiesta l’intesa con le regioni ?
  5. Paolo Montanari Rispondi
    Non concordo con l’affermazione di Luigi Olivieri circa il fatto che la riforma costituzionale non risolva il problema dei vizi rilevati dalla recente sentenza della Consulta sulla riforma Madia. Al contrario è proprio l’articolo 31 della riforma che , “spacchettando “ il mostro giuridico della competenza concorrente riconsegna allo Stato la funzione legislativa esclusiva in materie dove deve prevalere giustamente l’interesse e l’omogeneità nazionale. Infatti l’articolo 31 con l’integrazione della lettera g dell’art.117 risolve il problema delle competenze sui dirigenti e il personale della PA là dove prevede che siano in capo allo Stato le “norme sul procedimento amministrativo e sulla disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche tese ad assicurarne l’uniformità sul territorio nazionale “ Ad ogni modo la riforma “ taglia la testa al toro “ perché lo Stato avrà sempre l’ultima parola dato che : “ Su proposta del Governo, la legge dello Stato può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale” . Perché è di interesse del paese che lo Stato possa mettere “ becco “ sui servizi pubblici locali o le partecipazioni azionarie degli enti locali se sono gestiti male o fonte di spreco. ex dirigente della Provincia di Ravenna ora pensionato
    • Luigi Oliveri Rispondi
      L'articolo 31 della legge costituzionale non cambia la situazione attuale. In apparenza, la nuova competenza, in quanto esclusiva, potrebbe fondare un diritto pieno da parte dello Stato di intervenire senza la necessità di alcuna “intesa” con le regioni. Il lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni viene, infatti, attratto completamente nella sfera di competenza dello Stato. Le cose, tuttavia, non pare possano essere così semplicisticamente intese. Infatti, la norma riformata enuncia il suo fine: assicurare uniformità sul territorio nazionale delle norme sul lavoro pubblico. Cosa che, in effetti, già avviene anche a Costituzione vigente. Infatti, il lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche risulta, come noto, da tempo “contrattualizzato”, cioè attratto per gran parte nella disciplina del diritto civile, rispetto alla quale lo Stato già dispone di potestà legislativa esclusiva. La precisazione disposta dalla norma riformata non aggiunge molto rispetto al quadro vigente, se non una esplicitazione della funzione di omogeneizzazione ed armonizzazione della normativa sul lavoro pubblico, ma senza incidere sulla vera questione posta dalla sentenza della Consulta 251/2016: la “leale collaborazione” tra enti come Stato e regioni, necessaria per evitare che le prerogative di enti come le regioni, aventi pari dignità istituzionale dello Stato ai sensi dell’articolo 114 della Costituzione, possano veder lesa dalla normativa statale.
  6. alessandro Rispondi
    Finalmente ho potuto leggere un articolo serio sulla vicenda, che non ha preso per "buonissimo" lo sdegno del governo. Altro che burocrazia oppressiva, la produzione legislativa sta diventando sempre più scadente.
  7. Francesco Rocchi Rispondi
    Forse non concosco abbastanza il dettaglio della riforma, ma se nella nuova Costituzione i rapporti tra Stato e Regioni sono tali da far prevalere l'autorità dello Stato e riportare al "centro" una lunga serie di aree di intervento in cui oggi Stato e Regioni sono concorrenti, come si può dire che la riforma non interviene su problemi come questi? Nella nuova Costituzione il parere vincolante delle Regioni non ci sarà, quindi questa legge non sarebbe anti-costituzionale.