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  1. Luca Rispondi
    Tutto interessante, ma visto unicamente alla luce del tasso di crescita del PIL, che non è l'unico indicatore della salute economica di un Paese. Ad esempio, tra aumentare la spesa e tagliare le tasse, la vera differenza non riguarda la crescita, ma la redistribuzione. Dobbiamo domandarci, oltre agli effetti dei moltiplicatori fiscali, se oggi abbiamo la necessità urgente di ridurre le disuguaglianze economiche. Quest'ultime infatti contribuiscono all'eccesso di risparmio e al calo della domanda. Oltretutto, se davvero i QE avessero effetti redistributivi al contrario, sarebbe allora necessaria una politica fiscale redistributiva per compensarli. Quindi il tema deficit via detassazione o via spesa va ripensato. Certo che si potrebbe anche pensare a una detassazione in direzione fortemente progressiva (tagliamo le tasse alle classi più povere), ma a quel punto davvero lo stimolo alla crescita è maggiore rispetto a quello prodotto da un aumento di spesa?
    • Marcomassimo Rispondi
      Il QE non ha nulla di redisributivo; serve solo a mettere altri soldi nelle tasche di chi già ce li ha e a pagare grassi compensi a certi manager apicali che sono diventati la vera zavorra sociale dell'umanità; il QE è solo LA ASSISTENZA SOCIALE AI RICCHI; occorre prendere i soldi da chi ce ne ha troppi ed usarli per finanziare lavori pubblici ad alta intensità di lavoro; occorre elevare i salari vergognosi come quelli dei call center; occorre aumentare la partecipazione della gente al lavoro senza pretendere che facciano tutti gli ingegneri e creino una startup almeno finchè l'ingegneria genetica avrà consentito di produrre generazioni di geni a tavolino
  2. giancarlo Rispondi
    E' un bel dilemma. Sul quale sono schierate la destra e la sinistra nel mondo. Do anch'io il consenso a più investimenti/più produttività. Ma spesso vivo a Dakar e dunque temo che il problema riguardi i nuovi consumatori globali. Con mercati già molto saturi, con le tutele crescenti a difesa dell'ambiente, la platea dei consumatori privati o pubblici ha pochi spazi di espansione. Dall'impoverimento si salveranno solo quei popoli che sapranno vincere la concorrenza. Ma a prezzi sociali devastanti.
    • Edoardo Buglisi Rispondi
      E' difficile parlare di questo argomento perchè non solo racchiude una serie di discipline economiche che vanno dall'economia classica alla politica economica dalla politica monetaria e finanziaria di bilancio alla politica industriale dalla teoria delle aree valutarie ottimale (benefici e costi di condividere una moneta e una banca centrale comune) al funzionamento della stessa. Mai come oggi il mondo nel quale viviamo è imprevedibile e molte delle stime previste nel verificarsi di un'evento piuttosto che di un'altro sono spesso sbagliate (un esempio è l'elezione di trump, ma anche le valutazione del pil rivisto spesso in ribasso). Da un punto di vista di stato-nazione già Adam smith affermava che la ricchezza di una nazione derivava dalla divisione tecnica del lavoro e della conseguenza del suo aumento. Ma avere dei lavoratori poco istruiti e sfruttati con orari estenuanti non è vera soluzione (vedi crisi del '29). Con la nascita di internet e la successiva diffusione nei settori dell'economia e dove i modelli di business sono stati completamente trasformati le teorie succedutesi dopo keynes (friedman e altri) sono difficilmente applicabili in un mondo sempre più globalizzato e dove i fattori che aumentano la crescita economica (tasso di variazione dell'innovazione, tasso di variazione demografico della popolazione, e tasso della variazione della produttività del lavoro) sono difficilmente controllabili e hanno un filo comune che li accomuna: le riforme.
  3. Maurizio sbrana Rispondi
    La terza via: ristrutturazione del prelievo fiscale, con minori aliquote minime e maggiori aliquote massime...E con misure reali di lotta all'evasione , vero cancro italiano! Che altro?...
    • Marcomassimo Rispondi
      Il monetarismo ha fallito, puoi scendere pure il tasso di interesse sotto zero, ma se il "il cavallo non beve" non c'è niente da fare; e il cavallo non beve perchè c'è trappa gente merginalizzata che si arrangia coi lavoretti ma non può fare progetti per il futuro; e quando il futuro è visto come nero non c'è cavallo che beva. La soluzione è tipicamente keynesiana, non ce ne sono altre: investimenti pubblici, creazione di posti di lavoro stabili e redistribuzione del reddito; i soldi ci sono, non ci sono mai stati tanti soldi in giro come in questa epoca, solo che sono distribuiti male e l'arricchimento di pochi a scapito dell'impoverimento dei più non può reggere non solo socialmente ma pure economicamente; non c'è bisogno di essere professori per capire intuitivemente una banalità del genere, che ci viene dimostrata da 5000 anni di Storia.