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  1. Henri Schmit Rispondi
    Ho l'impressione che l'insuffciente utilizzo dei fondi europei disponibli sia legato ad una gestione clientelare dell'accesso a tali risorse da parte delle autorità pubbliche. I fondi sono visti come un'opportunità di arrichimento per pochi priviliegiati (consulenti, appaltatori) appoggiati dai poteri pubblici che approvano. In subordine si dovrebbe anche verificare se la parte utilizzata dei fondi è stata utilizzata in modo adeguato ed efficiente. Penso all'incidente ferroviario fra Andria e Corato che doveva essere evitato in ogni caso, ma che poteva essere evitato a costi contenuti con l'impiego di fondi strutturali. O sbaglio? Chi decide le priorità? Chi può fare proposte? come sono vagliate? Qual è il ruolo del governo centrale? Quali società private lucrano di questa filiera a prescindere dai risultati? Confesso che non conosco la realtà sul campo, ma temo che sia ci tanto di opaco, di condizionamento improprio e di riserva protetta di certi ambienti politici. Potrebbe essere quella la causa dell'inefficienza.
  2. Ale Rispondi
    Può per favore chiarire se all'interno dell'Italia esistono sia regioni obiettivo “convergenza” che obiettivo “competitività e occupazione”? Questi obiettivi non esistono più, corretto? L'articolo conclude, citando la programmazione – 2014-2020, ma non spiega se esistano ancora queste regioni obiettivo “convergenza” che obiettivo “competitività e occupazione”
    • M.P. Rispondi
      La valutazione ex-post riguarda il 2007-2013 e l'Italia in questo periodo aveva sia regioni "convergenza" (Calabria, Puglia, Campania, Sicilia. Basilicata era in regime di phasing-out) che regioni "competitività e occupazione". Nel periodo 2014-2020 le regioni italiane si articolano in "meno sviluppate" (Calabria, Sicilia, Campania, Puglia e Basilicata), "transizione" (Abruzzo, Molise, Sardegna) e "più sviluppate" (le rimanenti).