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  1. enzo Rispondi
    Le giustificazioni della riforma del senato sono quelle della riduzione dei senatori ( e dei costi) e dell'abolizione della navetta (in genere). Questo serve per ottenere un consenso popolare ma non è il vero motivo. Certo ci sarebbe molto da dire su come escano le leggi dopo essere passate dalla doppia lettura, ma questo è un giudizio qualitativo, perché in italia si fanno tante leggi e pochi regolamenti,quanto il bicameralismo ha incoraggiato la sostituzione di fatto del governo al parlamento nella funzione legislativa. Ma il vero motivo è la legge elettorale e l'abolizione del voto di fiducia del senato. si è partiti cioé da una riforma elettorale basata sul concetto del sindaco d'italia per cui in un modo o nell'altro il governo deve essere garantito da una maggioranza omogenea e affidabile. un senato che per svariati motivi ( differenza di età del corpo elettorale, elezione su base regionale) potrebbe dare una maggioranza differente da quella della camera con i susseguenti teatrini e mercatini.
  2. Enrico D'Elia Rispondi
    L'articolo si sofferma sui flussi annuali di leggi. Forse è il caso di considerare anche gli stock. In Italia si stima che siano in vigore circa 75.000 leggi, contro le 5.000-10.000 di altri paesi (esclusi quellia common law). Quindi il nostro sistema bicamerale paritario sembrerebbe anche troppo produttivo. Ma se questa proliferazione di norme rende meno produttivo il paese, allora sarebbe meglio aggiungere un paio di camere per fermarla.
  3. Francesco Zucchini Rispondi
    Ai meritevoli studenti bocconiani di Tortuga consiglio di leggere il capitolo del mio libro "Altri veti" ( La repubblica dei veti, egea 2013) e il mio articolo su South European Society and Politics del 2008 ( http://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/13608740802005710?needAccess=true& ) . Per stimare efficacemente l'effetto del bicameralismo non basta calcolare i tempi complessivi (potrebbero dipendere da molti fattori che non hanno a che fare con il bicameralismo) ma considerare quanto tempo è occorso mediamente nelle seconde letture rispetto alla quantità di tempo complessiva. Questa proporzione è andata aumentando negli ultimi 20 anni. inoltre un altro aspetto di cui tenere conto è il tasso di mortalità dei disegni di legge. Quanri vengono approvati solo (ribadisco solo) in prima lettura sul totale di quelli approvati almeno in prima lettura ? Anche in questo caso si nota un aumento di questo tasso di mortalità negli ultimi 20 anni. Sicuramente abbiamo troppe leggi e quindi si potrebbe anche tirare un sospiro di sollievo ma è comunque è tempo , energie, risorse letteralmente buttate via. O meglio probabilmente impiegate per fare position taking, vetrina per gruppi di interesse piccoli e meno piccoli.
  4. Federico Zuccato Rispondi
    Penso che sarebbe interessante, per un giudizio più preciso, sapere anche quante sono le leggi che nei 3 paesi presi in considerazione vengono ratificate nello stesso periodo di tempo e magari anche sapere di che tipo di leggi ( con che articolati, di quale complessità) ogni parlamento si è occupato nel periodo considerato.
  5. Luca Demattè Rispondi
    L'articolo risponde quantitativamente a un dubbio che mi aveva assillato da un po' di tempo. Nonostante alcuni commenti "benaltristi" che abbiamo letto anche qui sono convinto che la riforma Costituzionale offra in realtà qualche strumento per restituire un po' di dignità al Parlamento (e come tutti gli strumenti, molto dipenderà da come sarà usato)
  6. Rovatti Franca Rispondi
    il nostro non è un bicameralismo perfetto ma paritario. Se fosse perfetto avremmo lo stesso numero di elettori mentre in Italia 4 milioni di persone sono private del diritto di voto al Senato. Secondo me l'analisi non prende in considerazione che la Spagna ha avuto un sistema sostanzialmente bipartitico. Cosa è successo da quando il sistema è diventato multipartitico come in Italia (con 62 governi in 70 anni)? Funziona allo stesso modo? Secondo me il grande utilizzo delle fiducia è un vulnus al parlamento e alla democrazia. Infine perché è consolatoria che la Francia sia più lenta di noi?
  7. Stefano De Stefano Rispondi
    Con questa riforma non si abolisce il bicameralismo (vedi art.70 riformato) che, al massimo, da perfetto diventa pasticciato. Se si fosse proposta l'abolizione secca del Senato, forse le cose sarebbero state diverse; ma non è andata così. Mi sembra evidente che il Presidente del Consiglio dovrebbe mitigare le sue pretese e bendisporsi ad un'iniziativa sul tipo di un'assemblea costituente eletta col proporzionale. Nel 1946 impiegarono un anno e mezzo per scriverne una dal nulla; oggi, tempo un anno,si potrebbe operare producendo sicuramente qualcosa di più lineare dell'attuale proposta.
  8. Paolo Zappavigna Rispondi
    Complimenti per l'articolo molto documentato ed equilibrato. Invece fra i commenti emerge spesso una interpretazione faziosa (peggiorativa) degli effetti della riforma.
  9. Massimo Matteoli Rispondi
    In realtà la riforma non abolisce il bicameralismo, ma solo ma il nostro diritto di eleggere direttamente i senatori, e questo nonostante il nuovo Senato renziano mantenga nonostante tutto (se passerà il si, ovviamente) competenze molto importanti. La questione non è nè secondaria, nè tecnica perchè il rapporto diretto (e la conseguente responsabilità elettorale) tra cittadini e parlamentari rappresenta uno egli elementi fondamnetali di ogni sistema democratico. Ancora peggio è che ciò accada solo per il fine propagandistico e demagogico di consentire al premier di dire che ha "mandato a casa 300 mangia pane ad ufo". In realtà a casa andrà il diritto di tutti noi di eleggere chi approva le leggi che regolabno la nostra vita.
  10. Fabrizio Balda Rispondi
    A me sembra che questi numeri dimostrino chiaramente come sia preferibile abbandonare il sistema del bicameralismo perfetto. Sul fatto, poi, che la riforma costituzionale sottoposta a referendum sia la migliore possibile, ovviamente, nutro anch'io dei dubbi, ma sicuramente è un passo avanti.
  11. LUCIANO PONTIROLI Rispondi
    Giuste le osservazioni dei precedenti intervenuti. Aggiungo che, nello spirito della riforma, la pretesa lentezza delle procedure legislative sembra rallentare proprio l'azione del governo che, in apparenza, non si cura delle leggi di iniziativa parlamentare, se non sporadicamente. Quindi, ridurre i poteri del Senato non serve a rendere più efficiente l'azione del governo: anzi, viste le complicazioni introdotte dall'art. 70 nella nuova versione, e considerato che la diversa costituency di Camera e Senato ben potrebbe portarci a due camere in conflitto tra loro, potrebbe prodursi il risultato opposto!
  12. Henri Schmit Rispondi
    E giusto confrontarsi, ma non basta copiare altri paesi, bisogna pensare una soluzione coerente. Il problema in Italia non è né la durata delle procedure legislative, né un eccesso di bloccaggi istituzionali (veto legato al bicameralismo), ma 1. la qualità tecnica (suppongo incontestata) delle leggi (p. es. in materia fiscale, ma non solo) che è un problema prima per gli utenti poi per l'amministrazione della giustizia e 2. l'incostanza dell'azione legislativa e governativa che conduce all'incoerenza (IMU si, IMU no, tre riforme scolastiche epocali durante il periodo di scolarità delle mie figlie, etc. etc. etc). La riforma R-B aggrava entrambi i problemi. Maggioranze facili e artificiose aggraveranno il secondo vizio. La riforma del senato insieme alle nuove leggi elettorali aggraveranno il primo. Per riformare la costituzione bisognava pensare a un organo di miglioramento tecnico (e quindi pure di coerenza e di maggiore costanza) della legislazione, per esempio un senato con poteri solo consultivi eletto dalla camera dei deputati.
  13. Massimo GIANNINI Rispondi
    L'analisi comparata sembra un po' parziale. I semplici dati ci dicono che il bicameralismo perfetto non sono la causa della lentezza di alcune leggi (si veda http://blog.openpolis.it/il-bicameralismo-e-i-tempi-di-approvazione-delle-leggi-speciale-referendum-n-1 ). Se ne deduce che almeno per questa parte la riforma o è inutile o non s'ha da fare. Se non altro non è garantito che dopo vada meglio soprattutto tenuto conto che il bicameralismo secondo la riforma non è affatto superato anzi è incasinato.
    • Fabrizio Balda Rispondi
      A me sembra chiaramente il contrario. L'iter parlamentare in assenza di tempi certi si prolunga a dismisura, a causa anche della staffetta fra le camere. Eliminarla non può che ridurre i tempi
      • Massimo Matteoli Rispondi
        Personalmente penso sia molto più pericolosa la navetta tra camera e Commisssione vista all'opera Proprio in questi giorni sulla proposta di legge di diminuzione delle indennità dei parlamentari. Come si vede gli ostacolui alla "celerità" del processo legislativo sono nella politica prima ancora che nella struttura. In ogni caso rimane il fatto che la riforma renziana non abolisce il Senato, ma solo il nostro diritto di elleggere chi approva le leggi.
  14. Marcello Romagnoli Rispondi
    Circa l'affermazione "Tuttavia, nel nostro sistema con due camere, le navette, i decreti e le fiducie, il potere di legiferare in tempi ragionevoli è di fatto delegato al governo: un’anomalia costituzionale che ci consegna un parlamento poco trasparente ed efficace, spesso ridotto a mero ratificatore." è bene che si precisi che ciò non dipendente dalla Costituzione che si vorrebbe cambiare, ma dalla qualità del materiale umano che entra nei due rami del Parlamento. Di questo aspetto la massima colpa è degli elettori e dei partiti che hanno smesso da tempo di essere luoghi di istruzione e selezione in meglio delle classi dirigenti. Lasciamo quindi stare la Costituzione che funziona bene e cominciamo a usare la testa come elettori