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  1. Massimo Rispondi
    Che le info debbano essere corrette da un punto di vista scientifico è il minimo, ma purtroppo non è sufficiente a convincere chi sceglie l'informazione alternativa.Il mondo della medicina è circondato da sistemi basati sul nulla che però generano molto denaro. E la quantità di coloro che credono ai complotti da parte della medicina nei loro confronti è forte crescita. Nonostante Wakefield abbia confessato ancora si legge di gente che adombra misteriose epidemie di autismo legate ai vaccini. Chi preferisce credere ai complotti non lo scalfisci con uno studio rigoroso. Gli studi rigorosi ci sono già, ce ne saranno sempre di più, eppure ci sono e ci saranno sempre quelli che "le case farmaceutiche ci guadagnano vaccinandoci tutti". Purtroppo il pensiero paranoide è presente e fa proseliti.Hai voglia spiegare cos'è il metodo scientifico, cos'è la statistica,cos'è l'epidemiologia a chi crede per principio che tutti lo vogliano imbrogliare.
  2. Neviana Rispondi
    Carissima, bello leggere i tuoi articoli. Ottima l'idea della maggiore informazione, che credo sia il punto della questione. Non avendo bimbi ne so poco, ma leggo anche io e le case farmaceutiche hanno pur qualche sassolino nelle proprie scarpe. Tra le cose che ho letto vi è l'aumento esponenziale dei casi di autismo nella società americana, dove in alcuni Stati si arriva ad un bambino malato ogni 30 bambini, laddove le statistiche erano fino ad alcuni anni fa di un bambino malato ogni 10.000. Qualcuno dovrebbe cercare le vere ragioni di questo aumento per fugare ogni dubbio che si possa trattare dei vaccini e senza giustificarli con una maggiore diagnostica dei casi, che non regge. Parlare apertamente di questi temi e finanziare studi che diano una risposta concreta all'aumento anche in Italia dei casi di autismo (io stessa ho un nipote) credo sia un dovere di tutta la comunità, scientifica e non. Diffondiamo quindi qualche serio articolo scientifico al riguardo, con statistiche e dati, che fughi ogni (legittimo quando si parla di salute) dubbio. Invece, da un lato si fa facile allarmismo, ma se dall'altro si risponde con la censura e con il tabù non si fa che aumentare questo clima da caccia alle streghe. Ciao NS
    • arthemis Rispondi
      "Qualcuno dovrebbe cercare le vere ragioni di questo aumento per fugare ogni dubbio che si possa trattare dei vaccini": credo che questa sia ormai la 'foglia di fico' di chi non vuole vaccinare, per altri motivi. Dopo aver dimostrato che l'articolo originale era una frode (per far soldi sulla pelle dei bambini) e aver pubblicato numerosi altri studi che non sono riusciti a trovare un briciolo di connessione (uno su tutti, il Giappone: diminuite vaccinazioni, casi in aumento), cosa altro si chiede alla comunità scientifica per convincere le mamme che girano sui blog dell'importanza dei vaccini? Ah, però chi propone le terapie "alternative" mica lo fa aggratiss... PS nei paesi dove è diffuso il vaccino per i morbillo, è quasi sparita anche la otosclerosi (attivata da quel virus nelle persone predisposte)
  3. Michele Rispondi
    L'affermazione "La prevenzione non può essere imposta" né è condivisibile né storicamente è stata condivisa: la vaccinazione è stata spesso imposta, almeno in alcuni periodi, perché la libertà di uno (di fare quello che vuole) ricade, purtroppo, sugli altri). Ovviamente, si capisce che l'autrice è consapevole di questo, ma la libertà di pochi provoca o può provocare delle conseguenze spiacevoli agli altri: un bel dilemma.
  4. Luca Rispondi
    Articolo sottoscrivibile, anche se pervaso di wishful thinking. Chiunque abbia a che fare con un pediatra sa quanto sia mediamente scarsa, superficiale e ideologica la sua consulenza. Finché la media - ripeto, la media - degli specialisti disponibili sul territorio tramite SSN (senza parlare delle ASL, il cui interesse economico a includere uno o più vaccini facoltativi rimane tutto da indagare) e del tempo che possono/vogliono dedicare ai loro giovani pazienti rimarrà così sconfortante, non c'è da stupirsi che ciascun genitore agisca (in modo più o meno informato) per conto suo.