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  1. Gianni Rispondi
    Forse misurare l'intelligenza con i voti scolastici è un po troppo, ma ci potrebbero essere altri indici. Suggerisco al professore uno studio sulla origine Nord-sud (ma anche est-ovest) rispetto ai vincitori dei concorsi pubblici. Sono certo che vincerebbe il Sud sicché sarebbe dimostrato a a Sud sono più bravi.
  2. Bruno Gazzola Rispondi
    Delle otto persone che hanno commentato l'articolo, una sola ha avuto il coraggio di dire ciò che pensa per davvero e un'altra ha argutamente usato Trilussa per dire che la statistica forse non c'entra per niente; infatti la verità è che gli alunni del Sud sono molto più intelligenti di quelli del Nord, o no?
  3. Antonella Rispondi
    Mi rivolgo agli altri commentatori. La distinzione statistica tra Nord e Sud dovrebbe passare in secondo piano, perchè il vero problema è l'aggregazione delle classi al sud. E' evidente che alle elementari vengono formate in maniera casuale, i bambini sono alla loro prima esperienza. Man mano che si va avanti le cose peggiorano perché iniziano ad arrivare i voti e, quindi, le prime "categorizzazioni". Più si va avanti e più le classi si dividono fra "migliori e peggiori". I più deboli vengono lasciati a se stessi. Invece, se le classi fossero distribuite in maniera "compensativa" dove i più capaci riescono a dare una mano a quelli meno capaci, si raggiungerebbe un risultato generale migliore e il sud crescerebbe. Parlo io che le distinzioni le ho viste e vissute, parlo io che sono quella del "100 gonfiato", parlo io che ora sono in dirittura d'arrivo all'università di Trento e che ho sentito e vissuto ogni singola parola del Professore Cerea.
    • bob Rispondi
      .. a mio avviso la statistica serve e dovrebbe essere d' aiuto all' analisi di un qualsiasi problema, altrimenti una disciplina così complessa e delicata nel maneggiare diventa pane per l' ironia di Totò o Trilussa. Da quando il Paese non è più sistema- paese ma " accozzaglia regionale" viene da se che i dati statistici vengono manipolati da piccoli politici per fini elettoralistici locali ( sia ben chiaro il mio è un discorso generale e non riferto al lavoro del professore)...è allora la statistica diventa ottima biada per il popolino e oro colato per il masaniello di turno. La realtà, che nessun dato statistico può rappresentare in modo reale, è ben diversa... basterebbe farsi un giro sui territori o anche negli ambienti di lavoro
  4. sergio Rispondi
    Trovo, a differenza di altri commentatori troppo concentrata sulla statistica piuttosto che sull'analisi, questo studio interessante e di conferma di quanto ,molto più banalmente, già si percepice.
  5. Gianni Rispondi
    Perché non prova a riscrivere tutto divindendo l'Italia in in Est-Ovest, secondo lo spartiacqua dell'Appennino?
  6. luca Rispondi
    Oltre a leggere i titoloni dei media, varrebbe la pena di informarsi sui numeri. Quest'ultima selezione tanto pubblicizzata (il cinquanta per cento bocciato, quindi"asino"!) è molto più blanda di quella riservatami una ventina d'anni fa (80 assunti su parecchie centinaia in provincia di Varese). Credo che entrambe le selezioni fossero legate più al rapporto tra i posti messi in palio ed il numero dei concorrenti che a presunte ignoranze degli esclusi (o particolare eccellenza degli assunti).
    • Piero Rispondi
      Nella mia classe di concorso 34 assunti nel nord ovest su cca 350 candidati. Nella mia regione 1 assunto (io) su 34 candidati, ed essendo 5 i posti disponibili 4 non sono assegnati. I casi son due : od il destino beffardo ha fatto sì che si concentrassero in questa selezione 200 mila asini rispetto a decenni di "preparati". Oppure la tua analisi fa acqua. Probabilisticamente è infinitamente più probabile la seconda.
      • luca Rispondi
        Però, se non ho soldi per tutti, mi conviene dire che non ho trovato cinque candidati degni su 350, ma solo uno, rendendo estremamente difficili (al limite dell'arbitrio) le prove e perpetuando l'assunzione dei più economici precari, anziché smentire la tanto pubblicizzata rimozione della "supplentite". Assumo comunque meno persone di quelle che servono, ma la colpa non è mia. Quindi "i casi" sono almeno tre.
  7. luca Rispondi
    Grazie a lei ed alla Voce per l'attenzione posta sulla scuola. Che cosa la porta a escludere che la variabilità tra le classi (e non tra gli alunni) possa dipendere da minor omogeneità nei comportamenti dei docenti, piuttosto che dall'effettivo grado di preparazione degli studenti? Per esempio criteri di valutazione più o meno rigidi, cheating più o meno presenti, tecniche di insegnamento più o meno efficaci? Il fatto che al Nord "oltre l’80 per cento della variabilità degli esiti è riconducibile agli alunni" non potrebbe dipendere piuttosto da maggior omogeneità tra gli insegnanti delle diverse classi? Per esempio, al Nord il ricambio di insegnanti in una stessa scuola è molto più marcato e ciò spinge ad adottare criteri comuni, con l'effetto paradossale di maggior uniformità.
  8. Luigi Bertolti Rispondi
    Siamo un paese molto ipocrita. Tutti gli insegnanti delle superiori sanno, in camera caritatis, che se fossero fatte le lezioni vere con i voti veri 70% alunni sarebbero bocciati. Tutti gli insegnanti sanno che 70% di loro è stato assunto in sanatoria senza concorsi o con selezioni dove passavano quasi tutti, eccetto quello di quest'anno perchè dopo megasanatoria Buona Scuola avevano finito soldi e posti così han dato ordine di bocciare (ed i media e gli esperti ci son cascati credendola Selezione del merito). Non parliamo delle assunzioni baronali alle università meno visibili ma nn certo più meritocratiche (anche se poi son ben pagate). È utopia, o ipocrisia, pensare che il sistema dell'istruzione sia diverso dal paese dove sono la NORMALITÀ : pensioni clientelari, assunzioni x raccomandazione nel privato, evasione fiscale di massa, corruzione sistemica classe politica ed industriale e bancaria, voto di scambio sfacciato (il caso referendum è solo il più recente di una lista infinita di scambi di favori).
  9. bob Rispondi
    TRILUSSA: Me spiego, da li conti che se fanno/ secondo le statistiche d’adesso/risurta che te tocca un pollo all’anno/ e, se nun entra nelle spese tue,/ t’entra ne la statistica lo stesso/ perché c’è un antro che ne magna due…” ..con tutto il rispetto per il suo lavoro
    • MatteoZ Rispondi
      trilussa da tipico umanista non conosceva la varianza, è Gentile che ha rovinato a scuola italiana !