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  1. Orlando Ragnisco Rispondi
    Io continuo a pensare che I ricercatori italiani abbiano una certa familiarità con i miracoli. Di fronte alla impressionante riduzione dei finanziamenti pubblici (Prin e Firb soprattutto) il fatto che la ricerca "tenga", comunque si valuti questa tenuta (in termini quantitativi o qualitativi) e' comunque un fatto straordinario. Sicuramente si tratta di un fenomeno destinato prima o poi ad esaurirsi perché qualsiasi terreno per produrre va comunque irrigato. Calzanti le osservazioni di Max su incremento della produzione individuale e parallelo indebolimento della organizzazione, e sul deterioramento grave del clima interno ai dipartimenti, alle sezioni, ai gruppi di ricerca. io ho svolto gran parte della mia attività di ricerca e didattica presso Roma Tre, e ancora rimpiango l'atmosfera che li si respirava fino alla fine del secolo scorso. Non che mancasse la competizione interna, ma il sentimento di appartenenza alla stessa comunità era prevalente. E la qualità della ricerca ne era certamente esaltata. La mia maggiore preoccupazione e' che il potere politico ed economico legga queste statistiche positive traendone l'impressione che si possa fare "buona ricerca a costo zero" e ne approfitti per non aumentare, o magare per tagliare ulteriormente i finanziamenti. Ma certo a noi che viviamo di ricerca non si può chiedere di lavorare peggio e produrre meno per dimostrare che non possiamo accettare una stagnazione o peggio una ulteriore riduzione. Che fare?
  2. Max Rispondi
    Non credo che l'inflazione degli indicatori bibliometrici rifletta un miglioramento della "qualità" delle università italiane. Per quanto riguarda i non strutturati si è creata una rat race che spinge i precari a pubblicare con la speranza di avere uno dei pochi posti banditi. Molti di loro se ne andranno all'estero ed altri non entreranno mai. Chi ci guadagna sono gli strutturati che riescono ad avere manodopera (spesso RA) per coautoraggi. Gli strutturati dal canto loro, data la penuria degli avanzamenti di carriera, si rallegrano non soltanto quando pubblicano ma anche quando i loro colleghi di dipartimento non pubblicano, dato che sono i loro diretti competitor. Un'organizzazione non può funzionare a lungo in queste condizioni. Le individualità si rafforzano e l'organizzazione si indebolisce. L'atmosfera nei dipartimenti è tesissima, la conflittualità allo stremo. Non si respira una buona aria, anzi proprio tossica. La didattica diventa una zavorra di cui liberarsi. Riprendendo la mia apertura, sinceramente, top 1%, top 5% a parte, non credo che la "qualità" dell'università italiana stia complessivamente migliorando. Staremo a vedere.
  3. EzioP1 Rispondi
    Premesso che l'articolo evidenzia la particolare analisi quantitativa ed esprime dubbi su quella qualitativa dei lavori di ricerca, lasciando quindi intendere un forte dubbio su questo punto. Rimane poi, per una valutazione completa del valore della ricerca, da capire quanto beneficio in termini economici questi lavori di ricerca abbiano portato al paese.
  4. Umbe Rispondi
    Troppi verbi l condizionale e al futuro....