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  1. Henri Schmit Rispondi
    Analisi interessante precisa e condivisibile. In particolare sull'interpretazione del dilemma fra potere legislativo supremo e potere supremo del popolo. Il referendum è formalmente consultivo ma in un'autentica democrazia prevale la preferenza del popolo. Non è per questo assurda l'idea del partito libdem da condividere con la nuova direzione labour e difesa anche dall'autore, perché se gli elettori eleggessero - in conoscenza di causa - un nuovo parlamento chiaramente anti-brexit, questa nuova preferenza popolare espressa attraverso la rappresentanza prevarrebbe legittimamente su quella espressa nel referendum. Non è vietato ravvisarsi.
  2. enzo Rispondi
    non riesco a capire bene l'ultimo passaggio. perché mai i pensionati britannici dovrebbero lasciare la spagna o esserne espulsi. forse che un cittadino extracomunitario non può trasferirsi in spagna? lo stesso per l'immigrazione , il fatto di non far parte della ue non impedisce il flusso da paesi ue come extra ue , solo che ciò avverra in base a regole proprie e non comuni. l'inghilterra è piena di pakistani e indiani per i quali la questione del brexit è ininfluente (in termini procedurali) né credo che nessuno in gb come nella ue impedirà il trasferimento di camerieri italiani in gb o pensionati britannici in toscana . non ci sarà la libera circolazione certo ma non la vedo così tragica
    • Gianni De Fraja Rispondi
      I trattati internazionali prevedono che chi ha acquisito diritti al momento del ritiro di un paese dal trattato non li perda. Quindi i pensionati inglesi che vivono a S. Gimignano o Alicante potranno probabilmente restare. Dico probabilmente perché alcuni, tra cui Theresa May, hanno dichiarato che quello che succede ai cittadini UE attualmente in UK è parte della trattativa post articolo 50. Ed è difficile pensare che se l'UK mandasse a casa polacchi rumeni e bulgari, i pensionati in Spagna verrebbero lasciati in pace. Inoltre il diritto di lavorare (ad esempio part-time), il diritto all'assistenza sanitaria nel paese di residenza alle stesse condizioni dei nazionali, tutte queste cose che fino a ieri erano garantite, da oggi non lo saranno più. Pakistani e indiani, se non sono cittadini UK, devono avere un visto per entrare, il permesso di soggiorno per restare, il permesso di lavoro per lavorare, non hanno diritto a assistenza sociale e sanitaria, etc. Se non prevale il buon senso sarà così anche per i camerieri italiani a Londra.
  3. Alessandro Morelli Rispondi
    Ad ogni modo, il referendum britannico è consultivo.Ciò significa che l'esito del voto non è vincolante e non c'è automatismo tra risultato e decisione successiva di applicazione dell'art. 50 del Trattato. Vedremo se lo sconquasso provocato dall'esito del voto e le minacce di abbandono della piazza da parte di banche e multinazionali non indurranno il Regno Unito a rimeditare sulla questione.
  4. Piombi Rispondi
    Ma lasciare uscire lo UK con tutti i suoi opt-out e farla rientrare tra 10-15 anni, 2026-2030, a pieno titolo e nell'euro?
  5. Giorgio Rispondi
    Nessun sarcasmo sulla democratica promessa del partito liberal-"democratico"?
    • Emanuele Rispondi
      Nessun sarcasmo, o il parlamento è sovrano (e quindi è l'unico in grado di decidere su questioni internazionali) oppure siamo in presenza di una democrazia plebiscitaria in cui il parlamento è totalmente inutile.
      • Gianni De Fraja Rispondi
        La posizione dei lib-dem è, secondo me, coerente: rispettiamo il voto, ma allo stesso tempo accettiamo che le opinioni possono cambiare. Altrimenti non si sarebbe potuto rifare il referendum del 1975. Se ci fosse un'elezione in cui una coalizione esplicitamente pro-europea vincesse, sarebbe un'indicazione importante che il "sentimento del paese" è cambiato.
        • Paolo Rispondi
          Spero che il buon senso possa vincere. E sopratutto che vengano rispettate le tradizioni costituzionali del Regno Unito. Fino a prova contraria il referendum parrebbe essere unlaw secondo un'analisi dell'LSE. Due nazioni vorrebbero rimanere, altre due uscire. Quale potrebbe mai essere il senso di un voto in cui si tratta un'entità come quella del regno unito come uno stato regionale...cosa che in realtà non è. La politica inglese sembra ignorare il punto, le petizioni per un judicial review del referendum fioccano. Ma pare che la voce non arrivi. E' tutto da rifare, sopratutto dato il caos e le menzogne. Non è corretto che a guidare il paese ci siano dei pro UE, mentre i fautori del brexit siano in ritirata.
        • Giorgio Rispondi
          Gentile Gianni De Fraja, ignoro il funzionamento del sistema elettorale del Regno Unito ma, anche se il partito Lib-Dem vincesse con il favore del 50%+1 degli elettori, credo che sarebbe un'interpretazione molto forzata, quella che Lei propone. Le elezioni politiche non sono un referendum su un unico quesito, dato che i cittadini vengono chiamati a rispondere su un insieme composito, vasto ed eterogeneo di questioni. Solo assumendo che dare un voto ad un partito significhi identificarsi in tutte le sue proposte, potremmo sostenere che un'eventuale vittoria dei Lib-Dem sia il segno del cambiamento a cui Lei fa riferimento. Che il referendum sia "solo" consultivo è un dato di fatto, ma la volontà del popolo è quella emersa dal voto.
          • Gianni De Fraja
            Grazie Giorgio del commento, in realtà non siamo tanto in disaccordo: il punto che volevo fare nell'articolo è proprio quello che il risultato non si può ribaltare con cavilli legalistici ("Ah, il voto era solo consultivo, il Parlamento è sovrano e potrebbe ignorarlo"). Tuttavia se ci fosse motivo di pensare che l'opinione pubblica sia cambiata (o che il 2% della popolazione abbia cambiato idea), si potrebbe tornare sulle decisioni prese, e un deciso successo elettorale di partiti che promettono il rientro nella UE sarebbe un forte indizio che questo cambio di opinione c'è stato. Dopo tutto, così come il matrimonio, neanche il divorzio è per sempre, come hanno dimostrato Elizabeth Taylor e Richard Burton (e i genitori della prima tata dei miei figli, che però sono rimasti sposati).