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  1. arthemis Rispondi
    non sono sicura che si tratti così tanto di asset dormienti, visto che su Airbnb offrono, di fatto, anche molti operatori professionali che possiedono decine di immobili (con i risultati che si vedono sui prezzi degli stessi).
    • ms Rispondi
      vero che esistono diversi tipi di soggetti: il proprietario che affitta una o più stanze in casa sua (100% corretto), quello che affitta più stanze / appartamenti (non è lo standard, ma c'è molta variabilità), e gli operatori "professionali" (altra cosa ancora). Si tratta però della stessa identica articolazione dell'offerta che si trova sui siti di annunci (x es. in grandi città come NY). Una buona domanda allora è: quale di queste modalità, x affitti brevi, offre maggiori possibilità a singoli (non gruppi organizzati) di affittare una camera o mettere in affitto la propria, riducendo i costi di ricerca e le possibili fregature? Ovviamente i siti locali di annunci vanno benissimo (se si è molto fortunati e si ha il tempo di cercare a volte a lungo). Occorre il coraggio di guardare tutto questo mondo, risorsa per la mera sopravvivenza per tanti che studiano, emigrano o guadagnano pochissimo (e in modo precario): su entrambi i fronti. Altrimenti, giacchè non ci sono alternative, si può fare l'interesse di qualche palazzinaro, come il futuro candidato DT... Noi italiani possiamo tenere lezioni su come si affamano studenti universitari, ricercatori, etc. per tutelare gli interessi di costruttori e piccoli/grandi speculatori immobiliari. Anche il linguaggio (appartamenti da "mettere a reddito") rivela una cultura... Nell'assenza di una politica che rappresenti alternative autentiche, si può decidere come risparmiare e chi vale o meno la pena di pagare x necessità.
  2. ms Rispondi
    Si può aggiungere qualche ulteriore beneficio collettivo xché le camere AirBnB e Roomorama non competono con alberghi a 5 Stelle, ma con alberghi ad 1/2 stelle e camere affittate su altri siti di annunci. Le camere sui siti tradizionali sono meno regolate di quelle su AirBnB, rilfettendo la più o meno completa deregolamentazione che di fatto vige in gran parte del mercato degli affitti. Per quanto riguarda la regolazione degli alberghi, vigono probabilmente situazioni molto diverse in città/paesi diversi; ma il rischio di fregature è alto in molte grandi città (del mondo). Le possibilità di incontro tra domanda e offerta e il meccanismo reputazionale offerto da AirBnB e Roomorama sono quindi veramente di grande interesse.
  3. Luca Martinelli Rispondi
    In merito al fenomeno Airbnb, accanto ai "nodi" che emergono nell'articolo, ne esiste almeno un altro da non sottovalutare, e cioè un problema fiscale legato alla struttura societaria di Airbnb: chi sceglie un "host" nel nostro Paese, paga una fattura a una società di diritto irlandese. In questo modo, una significativa massa di denaro viene "traslata" altrove, erodendo la base imponibile in Italia. Inoltre, ci sono host con 400 -e più- immobili. In questo articolo, per "Altreconomia", affronto questi punti in modo più articolato: http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=5465
    • franco becchis Rispondi
      Ringrazio per i commenti, e invio alcune risposte. a) il problema fiscale internazionale esiste. Buona parte del reddito però torna nel Paese dove c'è la camera, al proprietario. b)il problema degli affittacamere professionali è presente, soprattutto in UK ..la legge italiana sulla Sharing economy non pone Cap alla offerta ma il limite di reddito di 10000€ è Cap implicito....oltre si è considerati professionisti e quindi si ucirebbe dal perimetro degli incentivi previsti Franco Becchis