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  1. Antonio Carbone Rispondi
    Raramente mi abbandono a considerazioni legate al mio stato d'animo, ma quello che vedo crescere e mi preoccupa di più in Europa e in Italia, non sono i migranti e i rifugiati ma le persone senza umanità, portatori di pensieri miserabili, che oramai ritrovi ovunque: dal vicino di casa (tanto una brava persona!), al negoziante, al collega di lavoro. Ma ciò che è ancora peggio è il fatto che si sentono liberi di spargere il vomito dei loro pensieri con la certezza di appartenere ad una comunità che li condivide! Ho sentito con le mie orecchie in radio un'ascoltatore che commentava la notizia della mancanza di latte per i bambini dei campi profughi, liquidandola con un "non dovrebbero farne". Spero che questa agonia finisca presto e che milioni di migranti ci invadano davvero. La speranza di un futuro migliore delle bombe, dei gas, delle violenze quotidiane, della fame, è più forte di un qualsiasi stupido benpensante che si erge anche a difensore della Patria cultura. Dante, Galileo, San Francesco, Giordano Bruno ..... tutti voi grandi maestri e voi eroi, navigatori, artisti, poeti..... e tutti gli artigiani, i contadini, i lavoratori tutti..... tutti gli italiani emigrati........ Voi antenati, perdonateci.
  2. Enrico Motta Rispondi
    "Partono coloro che dispongono di risorse" dice Ambrosini. Ne sono convinto anch'io, ma la cosa non mi va bene. Avendo vissuto a lungo in Africa, mi domando innanzitutto cosa si può fare per coloro che quelle risorse non hanno, centinaia di milioni di persone (semi)analfabete, con carenza di cibo e un'aspettativa di vita metà della nostra. Per loro c'è una sola possibilità : aiutarli a casa loro; non perché l'ha detto Salvini, ma perché è insensato pensare di trasportarli tutti da un'altra parte. E smettiamola anche sul compiacimento per gli immigrati che sono "una risorsa"; per noi sono sicuramente una risorsa, o almeno una parte di essi. Ma per i paesi da cui queste "risorse" emigrano, e una volta integrate in Europa non torneranno più? Facciamo i conti completi, non solo quelli che ci convengono.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Non si può negare che esiste un problema epocale dell'immigrazione; si tratta di una questione umanitaria, legale e quantitativa, cioè il problema è cambiato di natura da quando (tre anni fa?) i flussi sono diventati enormi. Non si può negare che le politiche (cioè le regole, le decisioni e le dichiarazioni) incidono sui comportamenti dei migranti, richiedenti asilo o no. L'atteggiamento accogliente della Merkel (che un paio di settimane prima intendeva espellere in tv una bambina palestinese) dopo la scoperta dei cadaveri in un camion al confine con l'Austria ha creato un'onda di migranti che attraverso i Balcani intendevano raggiungere la Germania e il Nord Europa. Aggiungiamo che l'Italia, capace ed efficiente come guardia costiera, marina militare e servizi segreti, è stata criticata da mezza Europa per il fallimento delle strutture di accoglienza (degli affari sporchi degli amici degli amici) e di identificazione, particolarmente grave dopo gli attenti di Parigi e di Bruxelles. Come stupirsi allora che un paese confinante, minacciato all'interno da un onda xenofoba, ripristina il potenziale di controllo alle frontiere? L'indignazione italiana è pretestuosa. Il Belgio (incapace in tutto) ha fatto lo stesso sulla frontiera con la Francia (non protetta da catena montuosa), per il bene (temporaneo) di tutti. Servono regole, controlli, strutture. Imitiamo l'Australia, terra d'immigrazione, ma controllata. Se ne siamo capaci, possiamo tornare alla libera circol. di Schengen.