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  1. QualeWelfare Rispondi
    Le proxy, oibò, le proxy... a volte suonano come se uno ci chiedesse "sei andato al supermercato a prendere il pane" "no, però son andato all'edicola più prossima e ho preso il giornale, fa lo stesso, no?"...... già quando son utilizzate con finalità "positive" (leggi, non normative o prescrittive) fan ribollire il petrol....pardon, il sangue, nelle vene, se poi son piegate a fini valutativi e prescrittivi, il povero Hume si rivolta nella tomba....
  2. Francesco Acanfora Rispondi
    Immagino che questo articolo sia stato inviato a qualche rivista scientifica. Quale, precisamente?
  3. Sara Mangani Rispondi
    Forse si potrebbe obiettare che il costo si sarebbe ridotto accorpando il referendum alle prossime consultazioni elettorali. Resta comunque inconfutabile l'uso politico del quesito. Grazie e coridali saluti.
    • Sonia Rispondi
      Tutto è politico. Circoli, asili, strade, parchi.. Tutto viene devoluto "se mi votate". Quindi, di cosa parliamo? Noi dobbiamo votare per noi, per le nostre idee e per la nostra salute. "I MANGIONI" si fot**ano. Scusate, quando ci vuole ci vuole!
  4. Corrado Rispondi
    Non siete i soli a pensarla così, personalmente condivido. https://twitter.com/spinozait/status/721633270237159424 (Spinoza.it)
  5. anna Rispondi
    Salve, personalmente con tante persone che conosco, siamo andati a votare perché l'equilibri marino è delicato e siamo seriamente preoccupate delle trivellazioni a mare, e soprattutto della facilità con cui sarà consentito di non smantellare trivelle obsolete ; smantellamento che costa moltissimo. Inoltre le royalties troppo basse, attireranno società poco sicure. Mi è molto dispiaciuta la posizione del governo, di cui su altri temi condivido l'operato. Secondo me la questione ambientale e alcuni passaggi dello sblocca Italia, andrebbero rivisti. agli articolisti del complesso lavoro di indagine , vorrei solo dire sommessamente e per quanto poco conti la mia opinione, che gli studi statistici sono complicati e che le conclusioni vanno sempre tratte con cautela e che che se le intenzioni del voto fossero così chiare, il voto non sarebbe segreto. Cordiali saluti e buon lavoro.
  6. Pierantonio Rancati Rispondi
    L'analisi l'ho letta e capita, la prima tabella idem,la seconda tabella è incomprensibile. Anche se forse è la più interessante. Credo esista anche un modo grafico "più aggiornato" di esporla (sì è un eufemismo).
  7. Massimo Matteoli Rispondi
    La spesa del referendum va addebitata a chi, per colpire il quorum, ha rifiutato perfino di esaminare l'ipotesi di unificare le elezioni. Quanto al valore "politico" la scelta contro Renzi anche qui è stata determinata dall'incomprensibile astio del Presidente del Consiglio contro un referendum, certo significativo ma che non aveva questo valore. Non a caso era stato promosso per la maggior parte proprio da Presidenti di Regione del Partito Democratico se non "renziani" (per chi se ne fosse scordato Emiliano era uno della Leopolda). Ricordo, comunque, che anche se non ha raggiunto il quorum il referendum ha dato un'indicazione netta che avrà di sicuro conseguenze positive nella direzione voluta dai referendari.
  8. Henri Schmit Rispondi
    Condivido lo spirito dell'articolo. Non saprei dire quanto valgano le analisi numeriche, ma il giudizio è azzeccatissimo. La questione non è se fare regali a certe lobby a scapito dell'ambiente, ma come organizzare dei verdetti popolari sensati, decidibili. Questo referendum ha fallito perché non era chiaro che cosa fosse in gioco e perché pur di gridare contro tutto, i promotori l'hanno trasformato in un giudizio sul governo e sul primo ministro. Ormai è andata così. Ma il costo non sono solo i 400 milioni. Qua si sta squalificando l'unico strumento di cui dispone il popolo sovrano per contrastare l'abuso dei rappresentanti. La legge elettorale, quella nuova come quella precedente dichiarata incostituzionale, permette ai cittadini di esprimersi solo per liste nazionali non coalizzabili, non a favore di deputati responsabili. La gente si stufa di campagne confuse che non permettono di esprimere una scelta precisa su un punto chiaro e decidibile. I futuri referendum, di ratifica della revisione costituzionale e di abrogazione dell'italicum rischiano di perdere l'importanza che obiettivamente rivestono. I promotori commettono lo stesso errore: pur di convincere sono contro tutto; sono loro insieme al primo ministro (che ha dichiarato che si dimette in caso di insuccesso) di farne dei test di popolarità personale. Quanti ne capiscono abbastanza per esprimere un giudizio fondato sul quesito? Non è colpa dei cittadini ma dei comitati, delle procedure e degli organi costituzionali.
    • michele Rispondi
      Cosa non era chiaro? Il referendum era chiaro. Semplice. La verità è che VOLUTAMENTE non l'hanno spiegato, e chi non voleva informarsi rimaneva nella sua ignoranza (inteso come non conoscenza). A volta ho paura che molta gente preferisca essere suddito che cittadino, avere un capo che dica cosa fare piuttosto che avere una testa che pensa..
  9. Silvia Bianchi Rispondi
    Come dice quel detto: "se torturi i dati abbastanza a lungo, potrai fargli confessare quello che vuoi"...
  10. Umbe Rispondi
    Leggo e Sostengo "lavoce" perché mi descriva i fatti. Non mi interessano le opinioni politiche dei ricercatori.
  11. Filippoo Crescentini Rispondi
    400 milioni di spesa sono la conseguenza della scelta del governo di non concedere autonomamente, modificando la norma della quale si chiedeva l'abrogazione, quello che, eventualmente, si sarebbe dovuto concedere a seguito della vittoria del SI in un referendum che avesse raggiunto il quorum. Ovvero, la revoca del regalo - puro e semplice, senza alcuna motivazione di politica energetica, di interesse della finanza pubblica, ecc. - fatto dal governo ai petrolieri. Che estrarranno con impianti che saranno completamente ammortizzati e che potranno modulare i ritmi di estrazione in funzione del livello della franchigia. Tanti profitti in più con lo sfruttamento degli investimenti protratto oltre il loro ammortamento finanziario e tante royalties in meno da pagare allo Stato. Renzi ha confermato la sua subordinazione e la sua funzione servente rispetto agli interessi del capitale. La famosa affermazione di Sergio Marchionne "lo abbiamo messo lì apposta" può essere ripetuta da tutto l'insieme di "lorsignori". Senza contare i 300 milioni di spesa in più per aver rifiutato l'accorpamento con le amministrative, per il quale sarebbe bastata una leggina.
    • Francesco Marconi Rispondi
      Questa idea del regalo fatta ai petrolieri è una delle più grandi stupidaggini girate nel corso di questa campagna referendaria e non degna di un sito serio come questo. Le aziende petrolifere, in quanto aziende, non si limitano a pagare le royalties, ma anche tasse come Ires e Irap (dovuta anche in caso di perdita d'esercizio). Nonché gli stipendi agli operai che a loro volta versano contributi e Irpef. E tante altre tasse che non sto ad elencare. A questo andrebbe aggiunto quanto avrebbe perso il maggior petroliere d'Italia, l'Eni, a "partecipazione statale" (ebbene sì, lo stato è lui per primo petroliere), e quanto ci sarebbe costato importare gli stessi prodotti da Russia e paesi arabi per sopperire alla minor produzione interna. Credo che i veri responsabili di questo sperpero siano stati proprio i comitati referendari.
      • anna Rispondi
        Questo però riguarda tutte le industrie , non lo specifico delle estrattive a mare , altrimenti dovremmo anche parlare di produzioni energetiche in generale comprese le rinnovabili (Che hanno perso tanti posti di lavoro per lo meno uguale a quanti se ne sono salvati nelle vecchie trivelle) , ...tutto questo non era nell'oggetto del contendere, anche le alimentari pagano le tasse.; in quanto all'import mi pare che l'eni non investa molto in Italia, da noi Total, Schell.... non so forse sbaglio????..
      • Henri Schmit Rispondi
        Sono perfettamente d'accordo. Bisogna solo aggiungere che i comitati non decidono da soli, ci sono procedure (sbagliate) da rispettare e organi costituzionali (la consulta) che mettono i loro zampini, applicando o inventando condizioni arbitrarie e divieti artificiosi che non permettono di proporre al verdetto popolare quesito importanti, chiari e decidibili.