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  1. Paolo Rispondi
    Casualmente il Decreto Ministeriale 18 marzo 2016 n. 168 ha consentito anche al prof. Romano Lazzeroni, in precedenza professore ordinario di Glottologia e Linguistica all’Università di Pisa, ora in pensione ma contemporaneamente in servizio presso l’Università Telematica Guglielmo Marconi di Roma, preside della facoltà di Lettere, di continuare ad essere conteggiato come docente per l’accreditamento dei corsi di laurea dell’ateneo, e quindi di non essere sostituito nel conteggio con un professore ordinario o associato assunto a tempo indeterminato. Il professore è in buona compagnia degli altri 293 professori straordinari a tempo determinato in servizio per il 70% presso le università telematiche, per la maggior parte pensionati. Casualmente il prof. Romano Lazzeroni e la Ministra Giannini sono stati spesso coautori e, sempre casualmente il prof. Lazzeroni fu membro della commissione che nel 1999 promosse la Giannini a professore ordinario presso l’Università per Stranieri di Perugia (decreto di nomina della commissione n. 166 del 16/07/1999 ,pubblicato sulla G.U. 61 del 03/08/1999), casualmente.
  2. Giuseppe Rispondi
    ARTICOLO FORTEMENTE FAZIOSO, ovvero condotto senza ottica equidistante. ovviamente il taglio maturo degli studenti è necessariamente tratto peculiare delle telemetiche,altrove sarebbe impossibile conciliare lavoro e studio frontale. ad onor del vero una università statale telematica esiste ed è la più antica nel contesto italiano,l' UNINETTUNO. il decremento significativo delle università tradizionali non è stato analizzato rispetto ad ultronei fattori: uno su tutti la percezione che un titolo di studio superiore sia ininfluente se non dannoso per il futuro lavorativo( basta possedere un cognome importante e si diventa segretario regionale, o una militana politica e persino con il diploma si poò aspirare ad essere ministro della sanità), viceversa si suggerisce,se non addirittura si caldeggia la possibilità di revocare la possibilità di porre legale valenza al titolo conseguito. ipotesi improbabile, in un contesto nazionale dove il diritto acquisito non è eludile facilmente. interessante l'idea di fornire alle telematiche stimoli ulteriori per renderle elitarie rispetto alle tradizionali. attualmente anche il balsonato politecnico di milano( POLIMI ) eroga un corso totalmente online(ovviamente ingegneria informatica).un caso? non ne ho visto traccia nel pregevole articolo mentre dai grafici si coglie una valutazione ,interpolata, fotografa, secondo leggi di analisi matematica, una complessiva diminuzione del parco studenti universitari,non un indubbio "saccheggio" unilaterale
    • Giuseppe Rispondi
      rendo le mie spontanee scuse per gli errori di battitura del commento precedente.
  3. Fastfast Rispondi
    L'articolo è costruito e redatto in modo confondere le persone che ne fanno lettura : innanzitutto la percentuale di diplomati con un voto inferiore al 69 non ha uno scarto grandissimo rispetto a quello delle università tradizionale ( cosa che di per sè dovrebbe lasciar intendere che lo studente "medio" è più o meno lo stesso) ma soprattutto si è evitato di scrivere, ovviamente per puro campanilismo universitario, che la percentuale di coloro che hanno voti dal 90 al 100 che frequentano le università online è rilevante. Inoltre impreciso : l'Università Niccolò Cusano di Roma, ad esempio supera i 15.000 studenti : è evidente che è particolarmente stressante cercar dati quando si è di posizione presa. Al posto di cercare di tirare addosso a realtà più innovative delle proprie, sarebbe il caso di capire "perchè" l'università pubblica perde i propri studenti e perchè negli anni 2000 (secolo delle Web Company, dei Social Network e delle enciclopedie online) sia più appetibile, anche per i giovani, fare scelte differenti.
  4. Franco Rispondi
    Buongiorno, ho conseguito due lauree, una in una blasonata statale e l'altra in una importante telematica e devo dire molto sinceramente che non ci sono state significative differenze di qualità. In linea di massima sono d'accordo con l'articolo circa la parità di trattamento al riguardo dei docenti, ma francamente non comprendo il taglio dell'articolo e alcune affermazioni. Io direi che 2000 euro di retta è una cifra molto economica, tenendo conto che nelle statali con un ISEE medio si spende di più. Inoltre 15000 studenti alla Marconi mi sembrano un numero rilevante, visto che ci sono alcune "tradizionali" con meno studenti. Infine sarebbe opportuno non generalizzare sempre al riguardo della qualità delle telematiche, in quanto ci sono alcune di queste, come la Uninettuno e la Marconi che stanno diventando delle eccellenze. Ad esempio la Marconi è al 14 posto tra gli atenei italiani nella classifica ufficiale delle Comunità Europea u-multirank.org, inoltre si trova nelle top 25 al mondo per ricerca multidisciplinare. Andate nel sito U-Multirank.org per verificare. Buona giornata a tutti. Franco.
  5. Paolo Manzini Rispondi
    Direi che l’affermazione di Antonio non si basa gran che su dati di fatto. Infatti il Decreto Ministeriale 18 dicembre 2014 n. 906 “Decreto criteri di ripartizione del contributo a favore delle università non Statali per l’anno 2014.” (leggibile, con le tabelle allegate, all’indirizzo http://attiministeriali.miur.it/anno-2014/dicembre/dm-18122014-%281%29.aspx) ha assegnato, appunto, a 8 delle 11 università private telematiche il totale di 1.884.535 €.
  6. Antonio Rispondi
    Nell'articolo manca la precisazione - ovvia quanto importantissima - che le università telematiche in Italia sono private e NON godono di alcun finanziamento pubblico. Qualsiasi paragone con le statali che non tenga conto di questo fattore è quanto meno incompleto e parziale.