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  1. Aldo Mariconda Rispondi
    Trovo preoccupante la "precarietà" dei ricercatori, dato e non concesso che un giovane bravo riesca ad avere almeno il contratto a termine. Mi ha impressionato il caso di uno studente a PD che è risultato il migliore tra i frequentatori di un corso per il Phd ad una facoltà scientifica. Appena terminato il corso, ha avuto un'offerta dall'Univ. di Losanna dove credo avrà buone prospettive di carriera. E' così che l'Italia pensa al futuro della ricerca e, in definitiva, al futuro di un Paese in un mondo globalizzato?
  2. Davide Rispondi
    Molto interessante
  3. EzioP1 Rispondi
    Sarebbe molto interessante conoscere cosa tutti questi ricercatori hanno fatto, ovvero quanti brevetti hanno avanzato, quali nuovi prodotti o processi hanno creato, quanto beneficio hanno avuto le imprese italiane dalle ricerche fatte, ecc. Ho visto ricercatori fare un grande lavoro di “copia incolla” per poter dire di avere fatto delle pubblicazioni risultanti a valore pressochè uguale a zero.
    • diana Rispondi
      tutte le facoltà umanistiche sono inutili per definizione, allora...
  4. Paolo Barbieri Rispondi
    Solo due osservazioni veloci: 1) Bel pezzo, ben documentato. Avrebbe aiutato forse se, in modo altrettanto ben documentato, gli AA avessero ricordato anche le differenze di "produttività" e/o di qualità della ricerca e/o di internazionalizzazione e/o... fra atenei N/S così come fra dipartimenti/discipline N/S. Senza alcuna vis polemica, tali differenze esistono e sono significative - in alcuni ambiti/discipline più che in altri, senza dubbio. Ignorarle xo' serve solo a dare argomenti a chi dice che e' giusto investire sugli atenei/le discipline che "funzionano". 2) Un tasso di selezione di ca il 50% per gli RTD e' scandaloso? Il problema, semmai, sarebbe di vedere SE e DOVE a continuare sono i più meritevoli o i più "protetti". Credo che la sola denuncia di quanto siamo poveri non sia più sufficiente. Da > un decennio i governi hanno fatto cassa selvaggiamente a spese dell'Università, il che è ingiusto, ma noi non abbiamo accettato di discutere seriamente di produttività e di qualità della ricerca. La situazione è ormai molto differenziata per discipline e anche fra dipartimenti interni alla stessa disciplina, ma se si vuol evitare la spinta alla territorializzazione e al "si salvi chi può" il discorso della qualità della ricerca (e della didattica) e delle differenze infra territoriali/disciplinari/dipartimentali andrebbe affrontato. cordialità.