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  1. Daniele Rispondi
    Condivido che un dei nodi sia la scuola. Siamo specialisti in riforme che invece di consolidare preziose competenze e tradizioni le penalizzano. La riforma Gelmini ha drasticamente ridotto le ore di laboratorio nelle secondarie senza portare a diffuse realtà di istituzioni di alta specializzazione. Accanto alle competenze linguistiche e matematiche occorrerebbe incoraggiare e verificare le competenze manuali e progettuali.
  2. Amegighi Rispondi
    bob ha sollevato un problema fondamentale: la frequente trasformazione di "buone idee" in "pessime applicazioni" che sottendono agli interessi politici locali, spesso misconosciuti a livello nazionale, ma fonte inesauribile di sprechi in termini di soldi, risorse umane ed intellettuali. Lasciamo perdere gli innumerevoli "parchi ricerca". Giracchiando nella rete ho notato che ve ne sono meno nell'intera California (che ci mangia 5 volte come PIL) che in Italia. Ma è l'organizzazione che manca. I "Max Planck" sono stati fondati nel 1911 con lo scopo che hanno ora. Sono stati, certamente, rinnovati e rimodernati come organizzazione, ma partendo da una situazione di eccellenza. Le Università per numero di abitanti sono di più in Germania. La Germania spende, ora, quasi il 3% del suo PIL in Ricerca, di cui la gran parte proviene dalle imprese vocazionalmente dedite alla Ricerca e Sviluppo. Vedo la situazione italiana, non leggermente, ma totalmente differente. Chiaramente bisognerebbe cambiare tutto, a partire, forse, dal valore legale del titolo di studio che andrebbe abolito. Ma impiantare da zero un sistema basato sulla ricerca e sul trasferimento di questa all'industria, per chi ha lavorato nei laboratori e sa cosa vogliono dire risorse umane, culturali, materiali e l'inevitabile inerzie iniziali, implica anni (lustri) di attesa per far partire il volano e lustri per iniziare ad ottenere risultati. E gli altri non camminano, ma corrono.
    • bob Rispondi
      ...la cosa che a me rimane sconociuta è che chi scrive su questa rivista propone dei progetti senza mai parlare di tempi reali di realizzo. Nessuno è non capisco il motivo ( o forse lo capisco fin troppo bene) ha il coraggio di dire che questo Paese è precipitato in una "crisi culturale" che non ha precedenti storici. Frutto di 40 anni di follia assoluta dove una minoranza di masanielli ha letteralmente usurpato posti e potere con la demagogia. Ha futuro un Paese che per 20 anni ha un ministro delle Riforme un "giovanotto che giocava schedine al Bar dello Sport in quel di Varese?
  3. bob Rispondi
    riguardo ai distretti industriali Giacomo Becattini è stato letteralmente dimenticato, dalle ultime generazione neanche conosciuto. Questo è classico in un Paese senza memoria e senza cultura come il nostro. Inoltre è paradossale ma i distretti sono stati affossati proprio con l'avvento delle Regioni dove il distretto non aveva più la funzione di catena di trasmissione tra luogo produttivo e sistema Paese ma in molti casi si creavano fittizi distretti per finalità politiche legate a contributi e agevolazioni che nulla avevano a che fare con ricerca, innovazione, specializzazioni etc. Inoltre dal '68 in poi la scuola è stata una fabbrica di diplomi, chi non ricorda "il pezzo di carta" e non creazione di cittadini e di cultura. Intere generazioni sono nate con questi concetti e con questa mentalità. La bacchetta magica o il tentativo di scopiazzare altri Paesi non serve e non porterà da nessuna parte sono solo palliativi per "tirare a campare". Un Paese che non produce più nulla se non burocrazia inutile