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  1. Francesco Bottino Rispondi
    Non riesco proprio a capire come si possa definire – anche in ambiti accademici in cui la precisione lessicale dovrebbe essere importante – la rete una “fonte d’informazione”. Secondo il mio modestissimo parere è un errore concettuale enorme, che contribuisce a fuorviare l’opinione pubblica sul reale ruolo del web, esattamente come quando si parla di ‘popolo di internet’ (definizione davvero poco attinente alla realtà). La rete non è, evidentemente, una fonte di informazione, ma uno strumento di comunicazione: un canale attraverso cui le informazioni vengono diffuse e che non influisce minimamente sull’attendibilità delle stesse. Tramite internet si possono diffondere informazioni vere o false: l’autorevolezza e/o la percezione di affidabilità attiene alla sorgente della notizia. Il sito del Corriere della Sera sarà certamente percepito dalla maggioranza delle persone ben più affidabile rispetto al blog ‘Misteri e Complotti’. Ma questo non ha nulla a che fare con le modalità di fruizione delle informazioni, ovvero, in questo caso, la rete.
    • Mauro Suttora Rispondi
      concordo. Nella rete i siti d'informazione più visti sono sempre quelli dei giornali di carta. Nessuno degli altri (Lettera 43, blitz, huffpost, post, giornalettismo, ecc) ha raggiunto il pareggio economico. E il chiacchiericcio su fb e twitter si basa su link che al 95% rimandano ai siti di Corsera, Repubblica, Sole, Stampa, ecc. Semmai il problema è il crollo degli incassi (pubblicitari e di diffusione) da parte dei grandi media indipendenti. Che quindi saranno sempre più ricattabili da parte dei poteri forti (economici e politici). E a quel punto, addio democrazia
  2. Caterina Rispondi
    Mi stupisce lo stupore degli autori. La stampa italiana è schierata ed inaffidabile. Porto ad esempio il caso dell'ex-sindaco di Roma, Ignazio Marino, che è stato oggetto di una campagna diffamatoria senza uguali nella quale si sono attuati 3 tipi di manipolazioni 1) si sono create notizie dal nulla (vedi caso della Panda rossa) non dando risalto agli esiti di indagini successive che hanno dimostrato l'origine dolosa della presudo-notizia; 2) si è dato, secondo convenienza, un diverso risalto ad argomenti di attualità : ad esempio, il degrado di Roma (peraltro non necessariamente imputabile al SIndaco) propagato tutti i giorni in tutti i modi nel periodo precedente la caduta di Marino, e sul quale è calato immediatamente il silenzio nel periodo successivo; 3) la omissione di notizie relative alla numerose ed efficaci azioni di cambiamento condotte dal Sindaco nella città, evidentemente a beneficio dei cittadini e non di chi orienta l'informaione. Perchè vi stupite se non ci fidiamo dei giornali?
    • Michela Rispondi
      Condivido al 100% il commento di Caterina ed è per questo che non leggo più giornali italiani e non seguo alcun notiziario TV
    • Paola Rispondi
      Concordo con il commento di Caterina, in particolare su come è stato trattato il caso Marino sulla carta stampata. Aggiungo che anche i Tg fanno la loro (pessima) parte, poichè i giornalisti "registrano" la dichiarazione del politico di turno, ma non "intervistano": nel Family Day in cui la Meloni ha dichiarato di essere incinta, qualcuno le ha chiesto se fosse sposata?
  3. giorgio Rispondi
    I risultati della ricerca non sono affatto sorprendenti se si considera che, in Italia, gran parte dei giornali formalmente indipendenti, portano avanti una linea politica ben precisa come se fossero giornali di partito, sacrificandola alla completezza e obbiettività dell'informazione. Per qualsiasi argomento politicamente rilevante, il potenziale lettore sa già prima di aprire il giornale che cosa vi troverà scritto. Non hanno quindi la fiducia dei cittadini che la pensano diversamente odi quelli che preferiscono farsi delle opinioni senza una preventiva scelta di campo e sono inutili per chi sta dalla stessa parte.Per questo i nostri giornali possono svolgere meno la funzione importante per la democrazia ricordata alla fine dell'articolo e per questo anche i cittadini più attivi civicamente preferiscono rivolgersi al web.
  4. Fabrice Rispondi
    Qual'è il business model di giornali e tv? Incassi pubblicitari in primis e per vendere le notizie fanno il solito giornalismo basato sulle 4 S: Scandali, Soldi, Sesso e Sangue! Insomma, conflitti d'interesse intrinseci perchè ovviamente si deve sempre parlare bene ( costi quel che costi anche a costo di affermare grandi menzogne!) sui prodotti e servizi pubblicizzati su giornali e tv e "Infotainment" allo stato puro che significa informazione-spettacolo che non può mai essere informazione vera e indipendente! E i giornalisti che fanno tutta sta roba sono nella maggior parte dei casi solo dei tuttologi e infatti: "Noi giornalisti sappiamo di tutto un pò ma alla fine non sappiamo niente veramente bene" by Enrico Mentana Inoltre, il fatto che in Italia la maggior parte dei giornali e tv sono controllati da gruppi di potere di varia estrazione che si occupano soprattutto di altro fa sì che il mix esplosivo di inaffidabilità è servito alla grande per la gioia di chi detiene le redini del gioco!! Poi in generale bisogna dire anche che gli italiani sono più diffidenti di natura mentre le popolazioni del Nord Europa sono un pò più credulone! E quindi considerando il tutto è ovvio che poi la gente che ha un minimo di cervello e curiosità intellettuale si va a cercare la vera informazione indipendente facendo ricerche sul web e leggendosi ottimi libri su argomenti di loro interesse!
  5. bob Rispondi
    L' informazione attendibile? Per gli italiani è in rete" E' come dire che gli italiani sono un popolo di lettori di quotidiani perchè abbiamo 4 quotidiani sportivi
  6. Pier Doloni Franzusi Rispondi
    Non capisco, cosa vorrebbe dire "la rete"? LaVoce.info fa parte della rete. Facebook fa parte della rete. Il Blog di grillo fa parte della rete. Le stesse versioni online dei giornali cartacei fanno parte della rete. A cosa ci stiamo riferendo?
  7. Henri Schmit Rispondi
    Bellissimo articolo che stupisce (fino a un certo punto) per la posizione dell'Italia nei confronti degli altri paesi. Che cosa dicono (secondo me) i sondaggi riportati: nei grandi paesi (meno l'Italia, più la Svezia) dove esiste un'informazione tradizionale seria, la fiducia nell'informazione in rete è più bassa, mentre nei piccoli paesi dove l'informazione tradizionale è per ragioni anche quantitative spesso più scarsa, la rete gode di un alto tasso di fiducia perché nonostante il web sia una giungla dove i rischi del falso e dell'inganno aumentano enormemente, esso permette a chi riesce a trovarvi delle isole di affidabilità a compensare quello che non trova tramite i canali tradizionali, specie se questi sono (percepiti come) insufficienti e gravemente inquinati e manipolati. Spicca la posizione dell'Italia dalla parte opposta a quella dei paesi in apparenza più similari. Deve far riflettere. Mancano le statistiche su quanto costano nei vari paesi i media tradizionali alle casse pubbliche per spiegare alcune asimmetrie ....
  8. Marco Rispondi
    Mi ci riconosco nel sondaggio. 44 anni e "mi fido" più della rete. Ecco alcuni motivi: - nonostante l'alto livello di inaffidabilità della rete, è molto facile trovare riscontri, controllare dati, opinioni, rivangare nella storia. Ci vuole un po' di pazienza. - la stampa, anche dicendo notizie vere, tende a manipolare. Spesso vengono mostrati solo numeri che portano a pensare il contrario di quello che accade nella realtà. Si sparano percentuali senza spiegare bene a cosa si riferiscono. A volte sono solo semplici sviste di chi scrive, fatte in buona fede, ma solo con la carta stampata davanti sarebbe difficile controllare. Superficialità o semplicemente bisogno di fare un articolo per riempire il giornale non aiutano. Un esempio banale: "La perla della borsa, il titolo x ha guadagnato il 200% in quest'ultimo anno". Poi se si controlla lo storico dei 10 anni precedenti si vede che il titolo aveva perso il 500% ed il rimbalzo è una pura speculazione. Altro esempio banale, d'altri tempi, quando il debito pubblico si impennava, i titoli erano: "l'incremento del deficit è calato". Dunque non solo il debito continuava a crescere, ma anche il deficit continuava a crescere, solo un po' meno. Anche un novello matematico sa che a forza di fare derivate prima o poi si arriva ad un risultato negativo...a meno che non ci sia effettivamente crescita esponenziale (parola iperutilizzata, ma che raramente ha un riscontro nella realtà).
    • MT Rispondi
      Concordo con il commento: il web é una fonte inesauribile di bufale ma con un piccolo sforzo aggiuntivo permette anche di comparare diverse fonti e controllare i dati presentati. Sarebbe interessante anche sapere quali fonti sono privilegiate da chi ripone la propria fiducia nel web come fonte di informazione attendibile: si tratta di un sito come lavoce.info o la homepage di yahoo?